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Posti letto ospedalieri, Italia sotto la media Ue. Il dato è fermo a 311 ogni centomila residenti

Posti letto ospedalieri, Italia sotto la media Ue. Il dato è fermo a 311 ogni centomila residenti
L’Italia può contare su 311 posti letto ospedalieri ogni centomila persone

Eurostat: il risultato continentale è pari a 507. E per il nostro Paese le prime della classe sono lontane anni luce

ROMA – L’Italia può contare su 311 posti letto ospedalieri ogni centomila persone. In Bulgaria sono 870, in Germania 759 e la media Ue si attesta a quota 507. Numeri sufficienti da soli a rendere l’idea del ritardo che il nostro Paese ha rispetto a quasi tutto il resto dell’Unione europea. Secondo Eurostat, infatti, solo sei nazioni hanno meno di trecento posti letto ospedalieri ogni centomila persone, segnando i rapporti più bassi: Svezia (187), Paesi Bassi (221), Danimarca (226), Finlandia (248), Spagna (283) e Irlanda (293).

I numeri si riferiscono al 2024 e l’Unione europea (come citato) disponeva di 507 posti letto ospedalieri per centomila persone, facendo registrare un lieve calo rispetto ai 511 registrati nel 2023. “Il numero di letti ospedalieri – hanno evidenziato da Eurostat – è diminuito dall’inizio delle serie temporali nel 2009 (582 letti per centomila persone), riflettendo l’impatto degli sviluppi scientifici e tecnologici che hanno ridotto la durata media del soggiorno per molte procedure ospedaliere o le hanno sostituite con alternative ambulatoriali o diurne”.

Il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei

Al netto di tale puntualizzazione, resta il fatto che tra i Paesi dell’Ue troviamo Bulgaria e Germania con un maggior numero di posti disponibili, seguite da Romania (731), Austria (655) e Repubblica Ceca (639). Buona anche la performance dell’Ungheria (637), della Polonia (627), della Croazia (558), della Slovacchia (557), del Belgio (536), della Lituania (535) e della Francia (533) che occupa (insieme alle altre nazioni citate) posizioni migliori rispetto alla media europea.

I posti letto per l’assistenza a lungo termine

In termini di letti per l’assistenza a lungo termine nelle strutture di assistenza infermieristica e in altre strutture residenziali di assistenza a lungo termine, nel 2024 i tassi più elevati sono stati registrati nei Paesi Bassi (1.390 letti per l’assistenza a lungo termine per 100.000 persone), in Svezia (1.298) e in Belgio (1.249). Bene anche Malta (1.222), la Finlandia (1.202), la Germania (1.187). Tra i big dell’Ue buone performance in Francia (969) e Spagna (843). Ancora una volta male l’Italia, che registra appena 531 letti per l’assistenza a lungo termine nelle strutture di assistenza infermieristica e in altre strutture residenziali di assistenza a lungo termine per centomila persone. Numeri preoccupanti per le ultime della classe: la Grecia (20 posti letto) e la Bulgaria (26) che hanno registrato i tassi più bassi, seguite dal Portogallo (94).

Il calo dei posti letto ospedalieri in dieci anni

Nella maggior parte dei Paesi dell’Ue il numero di letti ospedalieri è stato inferiore nel 2024 rispetto al 2014. In termini relativi, la maggiore contrazione del numero di letti ospedalieri è stata registrata in Finlandia, dove il numero complessivo è diminuito del 44 % nei dieci anni presi in esame. In sette Paesi dell’Ue il numero totale di posti letto ospedalieri è aumentato nel decennio: Spagna (+0,5%), Portogallo (+3%), Romania (+4%), Bulgaria (+9%), Cipro (+10%), Malta (+11%) e Irlanda (+32%). Tra questi Paesi non figura l’Italia, che ha visto contrarre la propria disponibilità nel periodo in esame dai 324 del 2014 ai 311 del 2024.

Eurostat: il confronto sui posti letto ospedalieri

Secondo Eurostat, tra i Paesi dell’Unione la Bulgaria, la Germania e la Romania hanno registrato il numero più elevato di letti ospedalieri rispetto alle dimensioni della popolazione nel 2024 e un totale di dodici nazioni ha segnalato un numero maggiore di letti per cure riabilitative negli ospedali pro capite rispetto a dieci anni prima, mentre tredici hanno segnalato un numero inferiore di tali letti.

La stragrande maggioranza di posti letto ospedalieri in Ue è destinata all’assistenza curativa mentre la maggior parte dei restanti posti letto è riservata all’assistenza riabilitativa; una quota minore è destinata all’assistenza a lungo termine o ad altre funzioni.

Il quadro italiano sulle liste d’attesa: la Sicilia arranca

“Aumento della produttività” e una “migliore organizzazione dell’offerta”. Queste le due direttive del Governo nazionale per cercare di snellire a livello nazionale le liste d’attesa e che hanno dato vita a una strategia capace di garantire oltre un milione e seicentomila visite ed esami diagnostici in più entro le scadenze previste. Lo testimonia il primo Bollettino trimestrale sull’andamento delle liste di attesa predisposto da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), dopo la presentazione, lo scorso maggio, della nuova Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle stesse.

“Il confronto con il primo semestre dello scorso anno – hanno spiegato da Agenas – si è reso necessario per assicurare una lettura coerente dei dati, dal momento che le prescrizioni e l’organizzazione dell’offerta risentono della stagionalità, con andamenti disomogenei del numero delle prenotazioni nei diversi periodi dell’anno”.

Dal confronto emerge un aumento delle prenotazioni effettuate, passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre di quest’anno. Cresce anche l’offerta di visite ed esami nei fine settimana: erano 330 mila nel primo semestre dello scorso anno e sono 357 mila nei primi sei mesi del 2026. All’incremento della produttività è corrisposto un ulteriore passo avanti nel rispetto dei tempi di garanzia. Le prime visite effettuate entro i tempi previsti salgono infatti dal 76,4% al 78,5%, mentre gli esami diagnostici passano dall’82,8% all’84,6%. Le prime visite erogate nei tempi di garanzia aumentano così da circa 5,8 milioni a 6,6 milioni, con 757 mila prestazioni in più rispetto al primo semestre 2025. Gli esami diagnostici passano invece da 4,7 milioni a 5,5 milioni, pari a 867 mila accertamenti in più eseguiti entro le soglie previste. Complessivamente sono un milione e 624 mila le prenotazioni effettuate rispettando i tempi massimi di attesa previsti per ciascun codice di priorità.

Per effetto dell’aumento complessivo dell’attività, aumenta lievemente anche il numero assoluto delle prenotazioni effettuate oltre i tempi massimi di garanzia, che passano da 2 milioni e 782 mila a 2 milioni e 811 mila. Di queste, aumentano da 552 mila a 606 mila le prenotazioni effettuate con ritardi contenuti rispetto alla soglia di garanzia. Le altre prenotazioni effettuate oltre i tempi di garanzia restano sostanzialmente stabili in numero assoluti (da 1,47 milioni a 1,44 milioni per le prime visite e da 754 mila a 759 mila per gli esami diagnostici) ma con un minor peso percentuale sul totale delle prestazioni (rispettivamente dal 19,3% al 17,2% per le prime visite e dal 13,3% all’11,6% per gli esami diagnostici).

Migliorano soprattutto le prestazioni urgenti

L’aspetto più rilevante riguarda i controlli da erogare entro tre giorni e quelli entro dieci giorni. Le prime visite urgenti effettuate entro i tre giorni passano infatti dal 77,7% all’81%, mentre quelle in classe B aumentano dal 77,3% all’80,2%. Anche per gli accertamenti diagnostici si osserva un miglioramento: quelli urgenti garantiti entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, mentre quelli in classe B passano dal 75,9% al 77,6%.

Dato positivo anche le prestazioni differibili, che devono essere garantite entro trenta giorni per le prime visite ed entro sessanta giorni per gli accertamenti diagnostici. Per le visite la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti cresce dal 70% al 73,3%, mentre per gli esami diagnostici passa dall’82,8% all’85,1%. Restano invece sostanzialmente stabili le prestazioni programmabili entro 120 giorni, che si attestano all’84,3% per le prime visite, mentre gli accertamenti diagnostici crescono dall’85,4% all’86,8%. Le prime visite oncologiche sono quelle con la più alta percentuale di rispetto dei tempi di garanzia, e migliorano ulteriormente tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026, passando dal 94,2% al 95,2%. Miglioramenti significativi anche per la visita gastroenterologica (dal 70,8% al 74,7%), la visita pneumologica (dal 77,7% all’80,9%) e la visita fisiatrica (dal 78,5% all’82,7%).

Il miglioramento più consistente nel confronto tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 riguarda la visita dermatologica, che pur restando una delle prestazioni con percentuali di rispetto dei tempi di garanzia più basse, passa dal 65,5% al 70,2%. Tra gli accertamenti diagnostici, il recupero più significativo è quello della colonscopia, che registra il maggiore incremento tra tutte le prestazioni monitorate, passando dal 60,8% al 69,8%. Anche la gastroscopia sale dal 66,4% al 71,9%, l’ecografia della mammella dal 78% all’81,6%, la risonanza magnetica dell’addome dal 78,6% all’81%, il test cardiovascolare da sforzo dall’80% all’82,2%, l’ecografia addome dall’84,6% all’86,7%. Particolarmente significativo anche il miglioramento della mammografia, che passa dall’86,1% all’89%. L’unica prestazione che registra una lieve flessione è la risonanza magnetica del tronco encefalico, che passa dall’83,9% all’81,9%.

Miglioramento per quanto riguarda il rispetto dei tempi per visite ed esami, nei primi sei mesi dell’anno, nella maggioranza delle Regioni, ma restano le differenze. Analizzando il dato e il trend delle singole regioni, tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 per quanto riguarda le prime visite si evidenzia un buon andamento nella maggior parte delle regioni: in sette confermano un’elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti nel 2025; due regioni (Liguria e Lombardia), migliorano significativamente rispetto al primo semestre 2025; tre regioni, pur mantenendo percentuali del rispetto dei tempi inferiori al 80%, presentano comunque miglioramenti (Emilia Romagna, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano). Alcune Regioni presentano peggioramenti rispetto al corrispondente periodo del 2025, come Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento. Permangono percentuali di rispetto dei tempi ancora inferiori al 70% in cinque regioni, pur con segnali di inversione di tendenza, come in Friuli Venezia Giulia, in Puglia e in Umbria.

Anche per gli esami diagnostici, nel confronto tra primo semestre 2025 e primo semestre 2026 la maggior parte delle Regioni mostra buoni risultati. In particolare: dieci confermano un’elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti nel 2025, superiore al 80%; due regioni (Liguria e Lombardia), migliorano significativamente rispetto al primo semestre 2025; il Friuli Venezia Giulia passa dal 76,1% al 80,4%; quattro regioni, pur mantenendo percentuali del rispetto dei tempi inferiori al 80%, presentano comunque miglioramenti (Provincia di Trento, Puglia, Sardegna, Umbria). Alcune regioni che avevano percentuali inferiori al 80% presentano peggioramenti rispetto al corrispondente periodo del 2025 come Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta.

Criticità permangono in alcune regioni nell’appropriatezza dell’attribuzione delle classi di priorità in fase di prescrizione, con percentuali estremamente differenziate. In particolare, la percentuale di prescrizioni in classe P (programmabile entro 120 giorni) è molto elevata in Basilicata (87,7%), Molise (75,1%), Calabria (69,7%) e Campania (84,4%). Questo condiziona anche le percentuali di rispetto dei tempi di garanzia, incidendo sui volumi delle prenotazioni nelle diverse classi. Sono in atto da parte delle Regioni iniziative volte ad analizzare e riequilibrare l’attribuzione delle classi di priorità.