Il secondo indirizzo di fondo che ci guidava era che la ricostruzione del Paese non poteva essere solo materiale, ma doveva essere anche intellettuale e morale. E quindi non dovevamo prepararci a diventare solo dei bravi tecnici, dei bravi specialisti, dei professionisti di successo, ma dei bravi cittadini, dei cittadini “utili” alla polis, nel senso in cui questo termine viene usato da Pericle nel memorabile discorso che gli attribuisce Tucidide sulle caratteristiche dei cittadini utili nella democrazia ateniese: “Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici insieme a quella degli affari privati e se anche ci dedichiamo ad altre attività, pure non manca in noi la conoscenza degli interessi pubblici. Siamo i soli, infatti, a considerare non già ozioso, ma inutile chi non se ne interessa” (Tucidide, Storie, II).
Carlo Cattaneo, il maestro dei maestri: dalla Lombardia all’Europa
Si trattava di dare continuità e forza a questa ambizione che sentivamo essenziale per la nostra vita e che ci portò a un vero e proprio progetto di autoformazione parallelo a quello degli studi universitari. Cercavamo e studiavamo i veri maestri che ci aiutassero in questa crescita e tra questi una collocazione privilegiata toccò a Carlo Cattaneo, che è stato per entrambi e sempre di più il maestro dei maestri, uno studioso eclettico ma sempre capace di sintesi e di insegnamenti di straordinaria unitarietà, efficacia, coerenza e forza morale, e capace di guidarci nel passaggio dalla Lombardia, che amava e conosceva profondamente, all’Europa, se è vero che Cattaneo nella sua mirabile prima relazione alla Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri, intitolata Industria e morale del 1845, inizia domandandosi qual è “il nostro luogo […] nella grande famiglia europea”.
L’amicizia nata in collegio: le radici di un legame durato tutta la vita
Questi i temi e i maestri sui quali si costruì la nostra amicizia durante i magici anni del collegio, ma che è durata ben oltre, crescendo e approfondendosi durante tutta la vita. Ma le radici, solide e forti, furono piantate in quel periodo. Fu Luigi, in un incontro pubblico a Sondrio di molti anni dopo, a tre con un altro grande amico, Roberto De Martin, manager di successo ed eccellente past president del Cai, a puntualizzare questa continuità:
Dalla Valtellina alle grandi montagne del mondo: la passione alpinistica
Negli anni dell’Università il tema della montagna e della cultura della montagna, al quale si riferiva in particolare l’incontro di Sondrio, non era al centro dei nostri interessi e dei nostri colloqui. Ma negli anni successivi diventò rapidamente un altro dei nostri temi di fondo. Io mi accostai alla montagna tardivamente. Solo negli anni dell’università incominciai a frequentarla trascinato dal gruppo di amici valtellinesi che, in quel periodo, era un gruppo significativo e vivace in Ghislieri. Ma subito dopo l’università incominciai a frequentarla intensamente e, avendo fatto amicizia con alpinisti di valore come Cosimo Zappelli (di Courmayeur), Giuseppe Lafranconi (di Livigno), Franco Gugiatti (di Sondrio), insieme a loro, incominciai a girare per alcune grandi montagne del mondo tra le quali: Cordillera Real in Bolivia; Mount McKinley in Alaska; Catena del Minya Konga nel Sichuan (Cina); Valle del Baltoro e Catena del Karakorum, con una piccola spedizione da noi organizzata e diretta al Broad Peak (Pakistan); trekking intorno al Cerro Torre, al Fitz Roy e nel Parco delle Torres del Paine, nella Patagonia cilena.
continua…

