Roma, 28 apr. (askanews) – Sono stati 413 milioni i pernottamenti nei camping e villaggi turistici europei nel 2025. Nonostante l’incertezza geopolitica e le pressioni economiche, il turismo all’aria aperta è in una fase di stabilità, in Italia ed in Europa L’Italia è stata il secondo Paese europeo per presenze nel 2025 A spingere il comparto in Italia la domanda estera con 38 milioni di pernottamenti in arrivo. Questi alcuni tra i principali dati emersi dalla sesta edizione dell’Osservatorio del turismo outdoor redatta da Human Company, azienda punto di riferimento nell’hospitality in Italia nel turismo open air in collaborazione con THRENDS, società specializzata in analisi e strategie nel settore tourism & hospitality. Lo studio analizza per la prima volta le dinamiche dei “Big Six” del turismo all’aria aperta europeo (Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Croazia e Italia): un unicum in tutta l’industria che ha lo scopo di fornire una visione integrata di un settore sempre più strategico per l’economia europea. L’Osservatorio continua così a consolidarsi come uno strumento per interpretare le dinamiche dell’open air, fornendo insight sui principali trend e strumenti utili ed esclusivi per analizzare in chiave strategica l’evoluzione del turismo all’aria aperta non solo in Italia ma anche in tutta Europa.
Il 2026 si preannuncia un anno di stabilizzazione per questa tipologia di turismo in Italia, preparandosi ad accogliere 68,4 milioni di presenze totali, con una crescita marginale dello 0,4% rispetto all’anno precedente. A trainare il comparto, in continuità con l’andamento dei flussi turistici degli ultimi anni, è la domanda estera, per la quale si prevedono 37,8 milioni di pernottamenti (+13,9% rispetto al 2019): il dato conferma un vero e proprio trend strutturale, evidenziando il posizionamento dell’Italia come destinazione di riferimento per i viaggiatori internazionali. Al contrario, il mercato domestico appare più stabile con 30,6 milioni di presenze, mantenendosi ancora leggermente al di sotto dei volumi pre-Covid (-9,2%).
Sul fronte geografico, l’area del Nord-Est manterrà il primato assoluto, intercettando 31,5 milioni (con quasi il 46% del volume totale e una leggera crescita del +0.5% sul 2025); a seguire il Centro (16,7 milioni), il Sud e le isole (10,6 milioni) e il Nord-Ovest (9,5 milioni).
L’analisi dei dati ha permesso poi di stimare l’impatto economico diretto del settore outdoor nel 2026, che si attesterà attorno ai 5,12 miliardi; questo valore rappresenta il contributo all’economia portato dalla spesa dei turisti che hanno scelto formule outdoor. La stima del valore di spesa diretta pro capite giornaliera dei turisti ha portato a identificare un valore di circa 75 euro. Ampliando il calcolo, oltre che alla spesa diretta, anche alle spese indirette e all’indotto, si può arrivare ad una previsione compresa tra 9,12 e 13,3 miliardi di euro per l’impatto economico totale del settore outdoor.
Se si considerano i fattori esterni che influenzano il settore dell’open air, l’attuale situazione di profonda incertezza geopolitica condiziona significativamente la scelta delle mete, orientando i flussi verso destinazioni percepite come più sicure e stabili. A questo si aggiunge la pressione economica: l’inflazione e la crisi energetica incidono direttamente sui budget di viaggio, aumentando la sensibilità delle persone rispetto ai costi complessivi della vacanza. Anche i fattori ambientali continuano a giocare un ruolo cruciale come rilevato anche nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio: il cambiamento climatico e le frequenti ondate di calore nel periodo estivo stanno rimodellando le abitudini stagionali, favorendo spostamenti verso periodi dell’anno con temperature più miti.
Tuttavia, in questo contesto, un elemento positivo è determinato dalla percezione positiva dell’offerta ricettiva outdoor che sta vivendo una vera e propria scalata qualitativa: si delinea infatti un’alberghizzazione dell’offerta, con l’introduzione di servizi e livelli di comfort al pari al pari dell’hotellerie di riferimento per i segmenti 3 e 4 stelle.
Il turismo all’aria aperta in Italia continua la sua ripresa post-pandemia come identificato dall’Osservatorio che fornisce la prima versione complessiva del comparto: dopo il crollo del 2020, i pernottamenti hanno raggiunto 68,1 milioni nel 2025[1]. A livello domestico (per un totale di 30,6 milioni), la Toscana ha guidato il settore con 5,3 milioni di pernottamenti, seguita da Veneto (3,7 milioni) ed Emilia-Romagna (3,4 milioni), mentre relativamente alla domanda internazionale (37,5 milioni) il Veneto si conferma protagonista con 16,4 milioni di presenze, pari al 44% del totale, seguito da Toscana (3,9 milioni) e Lombardia (3 milioni). Complessivamente, il Nord-Est si è confermata la macro-area principale del settore, con 31,4 milioni di pernottamenti, pari al 46% delle vacanze outdoor nel Belpaese, posizionandosi come prima area per questo comparto; questi dati evidenziano la concentrazione strategica della domanda e la crescente attrattività internazionale di questi territori.
Nel 2025, il turismo nell’Unione Europea ha raggiunto circa 3 miliardi di presenze, registrando un incremento del +2,2% rispetto al 2024. I principali mercati – Spagna, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Grecia – hanno segnato una crescita del +7,3%, con oltre il 60% delle presenze concentrate nei primi quattro Paesi (Spagna, Italia, Francia e Germania), gli unici a superare i 400 milioni di pernottamenti.
Per la prima volta, Human Company e THRENDS offrono, inoltre, un’analisi comparata sul turismo outdoor in Europa nel 2025[2]. In questo segmento si registrano 413,2 milioni di presenze (+14,2%) e una crescita dell’1,1% dei visitatori rispetto al 2024. Francia, Italia e Spagna guidano la classifica con rispettivamente 154, 54,1 e 50 milioni di pernottamenti, seguite da Germania (45 milioni), Paesi Bassi (27 milioni) e Croazia (22 milioni).
Dal punto di vista della spesa diretta, la Francia è stata il mercato più rilevante (+85% sul 2019, pari a 3,67 miliardi di euro), mentre i Paesi Bassi hanno registrato la crescita più interessante (+155,6% rispetto al 2019, con 658,7 milioni di euro).
Tra questi mercati outdoor europei leader dell’outdoor emergono alcune dinamiche chiave in merito alla domanda nazionale e internazionale: la Francia presenta una forte componente internazionale, sebbene con soggiorni più brevi rispetto al 2024 (il 30,6% dei viaggiatori outdoor sono infatti stati stranieri); la Germania mantiene ancora una solida base domestica (la presenza straniera si è attestata al 10,6%, con una maggioranza olandese); la Spagna si è divisa invece quasi equamente tra componente nazionale ed internazionale (46,2%), quest’ultima in particolare proveniente principalmente dalla Germania; la Croazia si conferma una destinazione fortemente internazionale (con il 96,3% dei visitatori da altri mercati); mentre i Paesi Bassi hanno registrato il 31,1% di viaggiatori stranieri durante il 2025.
“L’Osservatorio del turismo outdoor giunto alla sua sesta edizione si conferma un punto di riferimento per l’intero settore, non solo come strumento di analisi, ma come chiave di lettura per interpretare i cambiamenti in atto, orientare le strategie future e rafforzare il dialogo tra operatori, istituzioni e stakeholder. Quest’anno segna un passaggio particolarmente significativo: per la prima volta l’Osservatorio amplia la propria prospettiva oltre i confini nazionali e si misura con il contesto europeo, restituendo al turismo outdoor la sua reale dimensione di fenomeno strutturale e condiviso, capace di generare valore economico, sociale e culturale su scala continentale, come dimostrano i 413 milioni di presenze registrati nel 2025” afferma Domenico Montano, General Manager di Human Company. “L’Italia si è confermata il secondo mercato europeo e un attore sempre più rilevante per la domanda internazionale, in un contesto che ha ormai superato la fase del rimbalzo post-pandemico ed è entrato in un anno di consolidamento in cui la crescita non può più basarsi solo sui volumi, ma deve passare attraverso la qualificazione e l’innovazione dell’offerta. In questo scenario, segnato da un contesto geopolitico ed economico ancora incerto, emerge la peculiarità del turismo all’aria aperta: la sua capacità di mettere le persone in relazione, di costruire comunità temporanee ma autentiche e di generare valore per i territori, rispondendo a un bisogno sempre più diffuso di autenticità, prossimità e qualità del tempo vissuto”.
“Questa primissima analisi europea sul mondo delle vacanze all’aria aperta rivela che il nostro continente (UE-28) è molto probabilmente il mercato leader in termini di domanda complessiva e un vivace centro di sviluppo per catene e imprenditori del settore outdoor. Il nostro impegno nel trasporre la prospettiva italiana dell’outdoor in una visione europea più ampia ha fornito spunti originali. Tutto è iniziato con l’intenzione, condivisa con Human Company, di fornire dati appropriati, KPI e spunti di riflessione al settore del campeggio e consentire agli operatori, ai governi e alle parti interessate di percepire l’importanza di una forza emergente: il crescente bisogno, riemerso nell’era post-Covid, di vivere soggiorni e vacanze all’aria aperta. Nel 2025 la domanda legata alle attività all’aria aperta rappresenterà l’11,5% della domanda turistica complessiva in Europa. Lo scorso anno, i pernottamenti generati dai turisti nei campeggi e nei villaggi turistici hanno raggiunto un totale di 413 milioni. Per avere un’idea immediata delle dimensioni di questo mercato, potremmo ipotizzare un periodo di apertura molto generico e semplice di 180 giorni all’anno (diciamo 6 mesi) e concludere che nell’UE a 28, nel 2025, in media quasi 2 milioni di persone per ogni singola notte trascorreranno una vacanza in una struttura all’aria aperta durante tutta la stagione. Una cifra impressionante, ma chiaramente, pochi Paesi assorbono la maggior parte di questo mercato promettente, ovvero Francia, Spagna, Paesi Bassi, Croazia e, naturalmente, Italia” commenta Giorgio Ribaudo, Managing Director THRENDS.

