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Sicilia disastro… ambientale

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Sicilia disastro… ambientale

Giovanni Pizzo  |
venerdì 17 Giugno 2022 - 09:27

Quest’isola che era Bellissima la stiamo pervicacemente trasformando in Bruttissima

Una bomba ambientale è esplosa a Priolo. Il locale depuratore gestito da un consorzio, in cui c’è la Regione e le aziende della zona industriale, è stato posto sotto sequestro da parte della magistratura siracusana. La motivazione dell’ordinanza, e l’ipotesi di reato su cui indaga la procura aretusea, è disastro ambientale. Nel depuratore, oltre alle acque reflue dei Comuni di Priolo e Melilli, sversano i reflui di tutte le aziende del più grosso polo chimico petrolifero della Sicilia, fra i più grandi in Europa.

Da anni si doveva costruire un nuovo depuratore, mai realizzato, tra rinvii e gare bloccate. Il problema depurazione nell’isola ci costa una marea di soldi di multe comunitarie da anni ormai, inquinando il nostro mare e creando condizioni igienico sanitarie a forte rischio in alcune zone, soprattutto quelle a ridosso di aree industriali.

Ma la depurazione non è l’unico problema ambientale dell’isola. Per anni abbiamo seppellito rifiuti in discariche ormai sature che continuiamo ad alimentare fuori da ogni logica, favorendo un business in mano a poche e spesso criminali mani. Non costruiamo impianti per utilizzare virtuosamente il ciclo dei rifiuti, siamo senza piano strategico e le strade della nostra isola non odorano di zagare o gelsomini ma di olezzo putrefatto. Dopo decenni siamo ancora alla manifestazione di interesse, come se non ci fosse un urgenza devastante, per costruire due termovalorizzatori, quando in Italia ce ne sono già trentasette.

Sul piazzale di Bellolampo a Palermo giacciono 180.000 tonnellate di rifiuti insepolti come le bare del cimitero dei Rotoli, e non si capisce il futuro. Bellolampo, la più grande discarica pubblica siciliana, con sei vasche di contenimento rifiuti strapiene, rappresenta una prossima bomba ecologica che produce percolato. Il quale prima o poi, o forse già ora, inquinerà le falde acquifere della zona nord di Palermo.

Ma la Regione, questa Sfinge sconosciuta a questi temi, dov’è? Quale è la catena delle responsabilità e delle omissioni? Il caso Priolo, dopo anni di allerta ed ordinanze della magistratura è stato bellamente ignorato, come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia.

Ovviamente questa situazione sommata alia crisi della Isab, a causa delle sanzioni alla Russia, qui ha sede la Lukoil, determineranno una ulteriore bomba economico sociale di enormi proporzioni. Il sindaco di Priolo, Pippo Gianni, che prima di essere un politico di vasta esperienza è un medico, sa benissimo cosa fare. Tutelare la salute dei propri cittadini. E le soluzioni per la crisi occupazionale chi le deve gestire? La Regione è silente più preoccupata forse a chiamare avvocati per guardare le carte che a intervenire politicamente.

Ma e lo Stato? Questa crisi è troppo grossa per essere ignorata. I prefetti esistono ancora o sono solo dei consoli onorari dotati di villoni di rappresentanza? Qua c’è un caso di salute pubblica a rischio, di protezione civile e di probabile stato di crisi occupazionale dell’area più industrializzata della Sicilia.

Quest’isola che era Bellissima la stiamo pervicacemente trasformando in Bruttissima.

Così è se vi pare.

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