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Il professore accoltellato a San Vito, Valditara: “Troppe armi nelle aule, altri metal detector nelle scuole”

Il professore accoltellato a San Vito, Valditara: “Troppe armi nelle aule, altri metal detector nelle scuole”
Il ministro Giuseppe Valditara, Imagoeconomica

Il ministro dell’Istruzione, intervistato dal Messaggero, osserva: “Il coltello è diventato una moda. Bisogna stroncare questa tendenza”

“In pochi mesi sono stati già sequestrati centinaia di coltelli e persino machete”. Il bilancio arriva dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervistato dal Messaggero, dopo l’ennesima aggressione in una scuola, questa volta a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani dove un bambino di 11 anni venerdì si è presentato in classe, in una scuola media e ha tentato di colpire il professore di tecnologia filmando il suo gesto su Instagram.

“Il coltello è diventato una moda”

Il ministro aggiunge: “Il coltello purtroppo è diventato una moda, si porta e si esibisce per sentirsi più forti. Bisogna stroncare questa tendenza, per questo abbiamo varato il decreto sicurezza, che il Parlamento ha convertito in legge. Abbiamo vietato e sanzionato la vendita di coltelli ai minori così come il porto di armi improprie. Su queste misure dovremmo essere tutti d’accordo”.

“Non si tratta di repressione”

E rispetto al modello americano, con metal detector all’ingresso delle scuole, Valditara sottolinea: “Noi abbiamo scelto un’altra strada. La scuola, se ravvisa che vi siano situazioni di pericolo al suo interno per la circolazione di armi improprie, può chiedere al prefetto che vi siano controlli con metal detector mobili all’ingresso. Affermare, come ha fatto ad esempio la segretaria del Pd Elly Schlein, che i controlli che abbiamo previsto rappresenterebbero una inaccettabile misura repressiva è incomprensibile. Cosa non dovremmo reprimere? Il diritto di portare coltelli in classe?”.

L’interrogatorio dell’alunno: “Nessun segno di pentimento”

Intanto, ieri, l’autore del gesto, un bambino di 11 anni, è stato sentito dalla procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna e dagli investigatori che indagano sull’aggressione. Il piccolo è stato sentito dagli psicologi in un luogo protetto alla caserma dei carabinieri di Trapani ma sembra che non abbia mai detto di avere sbagliato o di essersi pentito per quanto accaduto.

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