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Professori-levatrici per la crescita dei giovani

Far aumentare la coscienza degli allievi

Si dice che ogni giovane, ragazzo o ragazza, prima di addormentarsi compia l’ultimo gesto: guardare il suo feticcio, ovvero lo smartphone. L’indomani, appena sveglio/a, la prima azione che compie è guardare il suo feticcio (ancora lo smartphone).
Ciò dimostra una dipendenza da un mondo di dati, più o meno veri, sommari, approssimativi, insignificanti, da cui però i giovani dipendono.
Non è che la possibilità di accedere a informazioni sintetiche, brevissime, sia accrescimento di cultura, tutt’altro. Anzi, tutto ciò crea un incremento di nozionismo deleterio che non fa capire bene come funzionano le cose in questo mondo, che fa sbagliare scelte elettorali, per cui vanno nei vertici soggetti non meritevoli.
La crescita dell’ignoranza è il male peggiore dei nostri tempi, perché con essa aumentano la supponenza e la presunzione. Tanta gente blatera, sputa sentenze, insulta, mai però fa l’esame di coscienza, sapendo di non sapere, e mai si adopera con tutte le proprie forze per diminuire, anche di poco, la propria somma ignoranza.


Ecco cosa dovrebbe essere messo all’ordine del giorno di un Governo consapevole dei propri doveri, che sono quelli di guidare la collettività verso traguardi migliori.
Con l’esempio e con la sana gestione di Scuola e Università che hanno funzioni importanti si fanno crescere mentalmente e culturalmente i giovani. Per questo obiettivo occorrerebbero professori-levatrici, capaci di insegnare il metodo, di fare ragionare i loro allievi e di formarli, piano piano, all’osservanza delle regole, in modo che possano capire, crescere, valutare e decidere: insomma, diventare cittadini.
Il compito dei professori-levatrici è immane, perché la materia prima che devono plasmare, cioè i giovani, è in gran parte refrattaria a essere istruita e instradata, mentre in altra parte ha difficoltà a trarre dall’interiore il meglio che c’è.
I professori dovrebbero avere, dunque, pazienza, costanza, tenacia, affinché i propri allievi possano crescere con la mente aperta e con la visione del futuro basata sul passato. Questo perché non c’è futuro senza passato.

Nelle scuole, soprattutto nelle classi terminali, è importante lo studio delle materie, cioè il merito, ma ancora più importante è il come fare per risolvere i problemi. I professori dovrebbero far diventare i propri allievi problem solver, cioè soggetti capace di affrontare le questioni e di dar loro soluzioni.
Nelle scuole finlandesi i professori non hanno cattedra, ma stanno insieme ai loro allievi disposti in forma circolare. Ecco come insegnare: stare insieme, dialogare, estrarre dalle intelligenze quello che hanno con la maieutica.
Insegnare così è molto faticoso, l’abbiamo scritto, ma è l’unico metodo necessario per far crescere i ragazzi con la consapevolezza di essere persone in condizione di decidere.
L’ignoranza diffusa consente ai politici senza scrupoli di manipolare l’opinione pubblica, di raccontare bugie e bugie sapendo che esse verranno bevute senza alcuna valutazione critica. Ed è proprio su questa facilità di bersi le cose non vere che vive una politica di basso livello, non certamente idonea a far funzionare le istituzioni in maniera equa e giusta, producendo servizi a chi li chiede, soprattutto ai bisognosi.


Per comportarsi in questo modo ci vuole anche un poco di coscienza. Il vecchio detto ricorda che la coscienza ce l’ha il lupo, cioè non le persone. Anche su questo dovrebbero puntare i professori, cioè far crescere la coscienza di ciascuno dei loro allievi.
Maggiori responsabilità hanno i professori universitari, che dovrebbero miscelare l’insegnamento delle loro materie con quello dei valori etici, cui i giovani più cresciuti dovrebbero uniformarsi. Ma questo accade in misura minoritaria perché è molto più faticoso dedicarsi alla formazione dei cervelli che non a spiegare contenuti di materie letterarie o tecniche senza connetterle con i valori etici.
Il degrado del nostro Paese deriva proprio dalla mancanza di questi indirizzi in Scuola e Università, ove sono entrati insegnanti raccoglitizi che per la maggior parte non sono stati selezionati dal concorso pubblico di cui all’art. 97 della Costituzione.
Un comportamento grave di cui il Paese continua a pagare le conseguenze.