La vegetazione urbana a Palermo non è confinata nei parchi o nei giardini storici, ma è parte del tessuto ordinario della città: occupa spazi marginali, si insinua lungo i bordi delle strade, cresce tra i marciapiedi, nei cortili, nei vuoti lasciati dal costruito. È un verde quotidiano, continuo, che accompagna la vita urbana, spesso senza diventare oggetto di attenzione. Proprio su questa dimensione silenziosa si concentra floreurbane.it, insieme all’app Urban Flor@, strumenti digitali pensati per rendere leggibile ciò che normalmente resta sullo sfondo.
Palermo è una delle sette città italiane coinvolte nel progetto, insieme a Pisa, Empoli, Trieste, Gorizia, Milano e Roma. L’iniziativa nasce all’interno di “Idem Flos”, un progetto di ricerca che coinvolge il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, l’Università di Trieste e la Fondazione per la Flora Italiana. L’impianto è scientifico, ma l’obiettivo non è rivolto a un pubblico specialistico; al contrario, il progetto punta a rendere accessibile la conoscenza botanica senza ridurla a un esercizio semplificato o puramente automatico.
Il progetto dell’app Urban Flor@ a Palermo e in altre 6 città
Il sito è consultabile liberamente e offre guide illustrate per identificare la flora spontanea urbana e alcune delle specie coltivate più diffuse. La registrazione gratuita consente inoltre di partecipare attivamente al progetto: una volta individuata una pianta, l’utente può segnalarne la presenza caricando una fotografia, che confluisce in una mappa interattiva delle osservazioni. Nel tempo, la città viene così restituita come uno spazio vivo, attraversato da presenze vegetali diverse, osservate e documentate direttamente dai cittadini.
Urban Flor@ non si basa su un riconoscimento immediato determinato da un algoritmo che fornisce una probabilità, ma prevede un passaggio intermedio nel processo di identificazione: osservare, confrontare, scegliere. Foglie, fiori, strutture visibili diventano elementi di un processo guidato che accompagna l’utente verso il riconoscimento della specie. Un metodo che richiede più attenzione, ma che restituisce anche una maggiore consapevolezza, così come ha sottolineato il Lorenzo Peruzzi, botanico e professore all’Università di Pisa, nonché coordinatore del progetto.
Uno sguardo più informato sul paesaggio
Alla domanda se uno degli obiettivi del progetto fosse anche quello di educare a uno sguardo più informato sul paesaggio vegetale urbano, andando oltre il semplice riconoscimento della pianta, Peruzzi ha confermato: “Il valore aggiunto dell’approccio scientifico, pur se semplificato e supportato dalle immagini, è esattamente quello di far superare ai cittadini la cosiddetta ‘cecità alle piante’, che ci porta a percepire questi organismi solo come una sorta di sfondo verde, anonimo, alla nostra vita quotidiana”.
Si tratta di un limite culturale diffuso, che emerge con particolare forza nel contesto urbano. “Oppure – prosegue – ci porta a percepire la flora spontanea in città come ‘erbacce’ che minacciano il nostro rigore e i nostri schemi mentali, e non come ciò che rappresenta realmente: piccoli frammenti di biodiversità in un ambiente urbano”. Un giudizio che spesso si traduce in disattenzione o rimozione, più che in osservazione.
Il percorso proposto dalle “chiavi di identificazione” ribalta questa impostazione: l’utente è spinto a fermarsi, a notare differenze, a interrogarsi su dettagli che normalmente passano inosservati. Non si tratta solo di attribuire un nome, ma di costruire una relazione più consapevole con il paesaggio vegetale urbano. In questo senso, l’uso dell’app diventa anche un esercizio di attenzione, che restituisce spessore a ciò che di solito viene percepito come marginale.
Palermo come caso di studio nel progetto pilota
La presenza di Palermo all’interno di “Idem Flos” risponde a criteri precisi, legati alla natura sperimentale del progetto. La selezione delle città ha tenuto conto sia della dimensione urbana sia della posizione territoriale, con l’obiettivo di rappresentare contesti differenti all’interno di una stessa rete di osservazione.
Quando gli abbiamo chiesto del valore specifico di Palermo, in quanto città mediterranea con varietà botanica e contesto climatico particolare, Lorenzo Peruzzi ha spiegato: “Si trattava di un progetto pilota e abbiamo cercato di selezionare le città in base alla loro grandezza ma anche in base alla loro collocazione geografica”. Per i grandi centri urbani, la scelta ha coperto l’intero territorio nazionale: “In particolare – precisa – ne abbiamo selezionate una al Nord, Milano, una al Centro, Roma, e una al Sud, Palermo”. Una distribuzione che consente di confrontare realtà urbane molto diverse per clima, assetto e storia.
Per le città di medie e piccole dimensioni, i criteri sono stati necessariamente diversi. “Non ce l’avremmo fatta a seguire lo stesso criterio su scala nazionale”, chiarisce il coordinatore del progetto, spiegando che la selezione si è concentrata su realtà del Nord-Est e del Centro Italia, più gestibili dal punto di vista logistico per le università coinvolte. In questi casi, la prossimità territoriale ha permesso un monitoraggio più diretto delle attività di ricerca.
Per Palermo, l’ingresso nel progetto rappresenta dunque un’occasione di osservazione e restituzione del proprio patrimonio vegetale quotidiano. Una flora che non ha carattere ornamentale, ma che racconta adattamenti, resistenze e forme di biodiversità che convivono con l’ambiente urbano. Riconoscerla, mapparla e renderla visibile significa anche ridare complessità a una città che, oltre al costruito, è attraversata da una presenza vegetale continua e spesso ignorata.

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