Home » Askanews » Psoriasi e Dermatite atopica: nuove terapie mirate e percorsi multidisciplinari

Psoriasi e Dermatite atopica: nuove terapie mirate e percorsi multidisciplinari

Psoriasi e Dermatite atopica: nuove terapie mirate e percorsi multidisciplinari

Sidemast: cambiano gli obiettivi di cura

Roma, 16 feb. (askanews) – La cute è il nostro principale “organo di relazione” e quando è colpita da un’infiammazione cronica, le conseguenze vanno ben oltre l’aspetto visibile. Psoriasi e dermatite atopica possono incidere su sonno, lavoro o scuola, attività fisica, relazioni sociali e salute mentale. Patologie diverse per meccanismi e storia naturale, ma accomunate da una nuova consapevolezza clinica: oggi gli obiettivi di cura non sono più solo la riduzione delle lesioni raggiunta grazie alle novità terapeutiche, ma un miglioramento reale e misurabile della qualità di vita, possibile grazie a percorsi appropriati, continui e multidisciplinari.

“Psoriasi e dermatite atopica non sono solo una questione estetica: possono associarsi a comorbidità e incidere su lavoro, relazioni e salute psicologica – spiega in una nota Nicola Zerbinati, Prof. Ordinario di Dermatologia Università degli Studi dell’Insubria-Varese e membro del consiglio direttivo della SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse – per questo la gestione avanzata è spesso un lavoro di squadra: il dermatologo coordina un percorso integrato e personalizzato, con l’obiettivo di prendersi cura della persona e non solo della lesione”.

In Italia la psoriasi interessa una quota rilevante della popolazione, con stime di prevalenza comprese tra 1,8% e 4,8% e un’incidenza che può superare i 200 nuovi casi per 100.000 persone all’anno. La dermatite atopica presenta numeri altrettanto significativi, soprattutto considerando il forte impatto nelle diverse fasce d’età: negli adulti la prevalenza di eczema corrente è stimata intorno all’8,1%, mentre in età prescolare la letteratura più recente indica una mediana di prevalenza a 12 mesi pari all’11,8%.

Dietro questi dati ci sono pazienti che convivono con sintomi spesso invisibili all’esterno ma altamente invalidanti. Il prurito persistente, tipico della dermatite atopica, altera il sonno e innesca un circolo vizioso di grattamento e infiammazione. Una recente meta-analisi (1) stima che oltre il 43% dei pazienti presenti disturbi del sonno. Anche nella psoriasi il prurito è molto frequente, riportato in oltre il 70% dei casi, ma ancora spesso sottovalutato. Le ripercussioni possono estendersi al lavoro, con assenze e riduzione della produttività, e al benessere psicologico. “Quando una malattia cutanea cronica è moderata o severa, l’impatto non è solo clinico, ma anche sociale ed economico – sottolinea il prof. Zerbinati – ed è per questo che riconoscere precocemente la gravità e intervenire in modo adeguato fa la differenza nel lungo periodo”.

Parlare oggi di “gestione avanzata” significa superare la logica del trattamento episodico delle riacutizzazioni. La diagnosi accurata e la corretta stratificazione della gravità tengono conto non solo dell’estensione delle lesioni, ma anche di sintomi come prurito, dolore, disturbi del sonno e impatto sulla qualità di vita: “L’obiettivo moderno non è insegnare al paziente a convivere con la malattia, ma costruire un controllo stabile e misurabile nel tempo – afferma l’esperto – passando dalla reazione alla prevenzione delle riacutizzazioni, con percorsi continuativi e personalizzati”. In questo contesto, la personalizzazione terapeutica e la multidisciplinarità diventano elementi chiave, soprattutto nei casi moderati-severi o complessi, quando entrano in gioco comorbidità articolari, allergologiche, cardiometaboliche o un significativo impatto psicologico.

Negli ultimi anni l’innovazione terapeutica ha accelerato in modo significativo. Da un lato, le terapie biologiche hanno reso possibili obiettivi di controllo più ambiziosi nella psoriasi moderata-severa, agendo su vie specifiche dell’infiammazione come gli assi IL-23 e IL-17. Dall’altro, nuove opzioni sistemiche orali ampliano le possibilità di scelta, consentendo trattamenti sempre più “su misura”, sotto guida specialistica: “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione importante – spiega il prof. Nicola Zerbinati – oggi possiamo mirare a un controllo della malattia molto più stabile rispetto al passato, grazie a terapie che agiscono su bersagli specifici dell’infiammazione. Il punto non è promettere ‘miracoli’, ma restituire alle persone sonno, benessere e libertà nella quotidianità, con percorsi appropriati e monitorati”.

Anche nella dermatite atopica le novità sono rilevanti. Le terapie biologiche anti-IL-13 e quelle mirate al circuito del prurito, come gli anticorpi diretti contro il pathway dell’IL-31, consentono oggi di intervenire su sintomi che incidono pesantemente sulla vita reale dei pazienti, come prurito persistente e insonnia: “Agire sui meccanismi che alimentano il prurito significa intervenire su uno dei fattori più debilitanti della dermatite atopica – evidenzia il prof. Zerbinati – perché migliorare il sonno vuol dire migliorare anche la giornata, le relazioni e la capacità di affrontare la malattia”.

Cosa deve fare quindi il paziente? Segnali da non ignorare.

Il primo passo è semplice, ma spesso sottovalutato. “Non normalizzare la sofferenza – avverte l’esperto. Se una dermatosi infiammatoria dura settimane o mesi, tende a riacutizzarsi frequentemente o condiziona il sonno e la vita quotidiana, è il momento di una valutazione dermatologica”. Esistono alcuni segnali che indicano la necessità di consultare, o ricontattare lo specialista:

· Il prurito persistente e i disturbi del sonno, soprattutto se frequenti, nella dermatite atopica sono indicatori di un impatto rilevante e richiedono un piano di gestione strutturato.

· Anche la presenza di lesioni estese o localizzate in sedi critiche come volto, mani o genitali, in grado di limitare le attività quotidiane, rappresenta un campanello d’allarme.

· Altri segnali da non ignorare sono la scarsa risposta alle terapie topiche correttamente eseguite o le ricadute rapide dopo una fase di miglioramento.

· Nei pazienti con psoriasi, inoltre, la comparsa di dolore, rigidità o gonfiore articolare può indicare un possibile interessamento articolare e merita una valutazione tempestiva.

· Infine, l’impatto sulla vita lavorativa o scolastica, con assenze o riduzione della produttività, così come il disagio psicologico legato ai sintomi, devono essere riconosciuti come parte integrante della malattia e non come una “fragilità personale”.

Appropriatezza e follow-up, il vero punto fermo

Ogni innovazione terapeutica, conclude l’esperto, deve rimanere ancorata a un principio: appropriatezza. Le terapie sistemiche e biologiche hanno profili di sicurezza studiati nei trial e nella real-life, ma la scelta deve essere guidata dal dermatologo esperto, con monitoraggi e follow-up adeguati: “Il messaggio finale per pazienti e famiglie è chiaro: non esistono scorciatoie ma esiste una possibilità concreta di controllo più efficace quando la terapia è scelta bene e seguita con continuità”.