Qualità della vita, Milano al top, Sicilia, ovviamente, ultima - QdS

Qualità della vita, Milano al top, Sicilia, ovviamente, ultima

redazione web

Qualità della vita, Milano al top, Sicilia, ovviamente, ultima

lunedì 16 Dicembre 2019 - 16:03
Qualità della vita, Milano al top, Sicilia, ovviamente, ultima

Anche quest'anno la capitale lombarda in testa alla classifica, che non segnala però l'allarme mafia della Dia. Ultima Caltanissetta, desertificata da "decenni d'isolamento e criminalità". Disastro Catania che perde ben tredici punti

Milano conferma la sua leadership e vince per il secondo anno consecutivo la Qualità della vita 2019, la graduatoria del Sole 24 Ore giunta alla trentesima edizione e pubblicata oggi sul quotidiano e sul sito.

L’ultima classificata, quest’anno, è Caltanissetta mentre Roma e Napoli salgono alcuni gradini.

La Qualità della vita 2019 è una versione extra large della tradizionale indagine del quotidiano sul benessere nei territori, su base provinciale: rispetto all’anno scorso, infatti, il numero di indicatori è aumentato da 42 a 90, divisi in sei macro aree tematiche che indagano altrettante componenti dello star bene.

Le classifiche di tappa sono: “Ricchezza e consumi”, “Affari e lavoro”, “Ambiente e servizi”, “Demografia e società”, “Giustizia e sicurezza”, “Cultura e tempo libero”.

La classifica non tiene conto dei dati sulla mafia al Nord

La classifica del giornale economico non registra però i recenti dati sulle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e nella Pubblica amministrazione nel Nord Italia e in particolare in Lombardia.

Se il caso di Milano è emblematico, questa classifica fotografa le performance positive di tutte le province delle grandi città: Roma, diciottesima, sale di tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno.

Napoli, pur essendo nella metà inferiore della classifica generale (81°), rispetto alla scorsa edizione della Qualità della vita ha all’attivo una salita di 13 posizioni.

Sulla stessa linea le performance di Cagliari, che fa un balzo di 24 posizioni (20°), Genova sale di 11 gradini (45°), Firenze di sette (15°) e Torino è trentatreesima (+ 5 sul 2018).

Infine, Bari mette a segno un incremento di dieci posizioni, raggiungendo il 67° posto.

Bologna in calo pur restando nella parte alta della classifica al 14° posto.

Milano vanta più record: oltre alla prima posizione nella classifica generale, ottiene anche il primato nella categoria “Affari e lavoro”, il secondo posto nella classifica di tappa “Ricchezza e consumi” e il terzo in “Cultura e tempo libero”.

Milano negativa in Giustizia e sicurezza

È negativa, invece, la performance in “Giustizia e sicurezza”: il capoluogo lombardo, con la sua provincia, si piazza in ultima posizione soprattutto per numero di reati denunciati e litigiosità.

Un dato che potrebbe essere letto anche come segno che a Milano, a differenza di altre realtà geografiche, i cittadini denunciano di più i reati. Ma non sembrerebbe così visto che secondo la Dia il venti per cento del denaro riciclato dalle mafie in Italia viene “ripulito” in Lombardia.

Subito dietro il capoluogo lombardo, nella classifica generale 2019, si confermano le province dell’arco alpino: sul podio ci sono anche Bolzano e Trento, rispettivamente al secondo e al terzo posto, seguite da Aosta, dove peraltro il presidente della Regione si è dimesso in questi giorni dopo un’inchiesta sul voto di scambio con la ‘ndrangheta.

A spingerle sono i record “di tappa”, ovvero le macro aree tematiche di cui è composta la classifica generale: Aosta è prima in “Ricchezza e consumi”, Trento vince in “Ambiente e servizi” e Bolzano in “Demografia e società”.

Per gli altri record di tappa, Oristano è prima in “Giustizia e sicurezza” e Rimini in “Cultura e Tempo libero”.

Nella top ten delle province più vivibili, dove si incontrano anche Trieste (quinta) e Treviso (ottava), quest’anno entra la provincia di Monza e Brianza, che sale di 17 posizioni fino alla sesta, Verona che ne guadagna sette e arriva al settimo posto e – a chiudere la top ten – Venezia e Parma che salgono rispettivamente di 25 e 19 piazzamenti.

In coda il Sud penalizzato dal Federalismo fiscale

La coda della classifica è ovviamente occupata dalle province del Sud, gravemente penalizzato dal Federalismo fiscale di Roberto Calderoli e dove per decenni non si è investito seguendo la teoria leghista che finanziare opere pubbliche nel meridione significava ingrassare la mafia.

Così Caltanissetta occupa l’ultimo posto, il centoseiesimo, per la quarta volta nella storia dell’indice dopo le performance negative del 1995, nel 2000 e nel 2008.

Foggia e Crotone la precedono di poco.

Opere pubbliche tutte nel ricco Nord, Sud penalizzato

Su base regionale, riemerge la contrapposizione Nord-Sud, con Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia sul podio, seguite dal Veneto, presente nella top 10 con tre province, dall’Emilia Romagna – che cresce, soprattutto nella classifica di tappa “Affari e lavoro” – e dalla Lombardia.

In fondo alla classifica, invece, ci sono Sicilia e Calabria, rispettivamente ultima e penultima.

Probabilmente il dato è da collegare al fatto che negli ultimi decenni gli investimenti per le opere pubbliche non hanno riguardato il Meridione, facendo diventare sempre più asfittica la sua economia e creando gravi fenomeni di emigrazione.

Arretrano tutte le province siciliane

La situazione è sotto gli occhi di tutti: oltre a Caltanissetta, anche il resto delle province siciliane subisce un calo generalizzato: ben sette finiscono negli ultimi undici posti della classifica.

La posizione migliore è l’ottantesimo posto di Ragusa, che peraltro cala di sette posizioni rispetto all’anno scorso.

In calo di otto punti anche Siracusa che si colloca così alla posizione numero novanta.

Perde addirittura tredici punti, dopo aver risalito la china durante la sindacatura di Enzo Bianco, la città di Catania, oggi al numero 97.

“Soltanto” undici posti perde Palermo, al novantottesimo posto.

Messina è invece fra le città peggiorate meno, quattro posizioni perse rispetto al 2018 che le valgono la centesima posizione, davanti Trapani (centounesima e in calo di dodici posizioni) e Agrigento (centoduesima e arretrata di nove).
Alla posizione 104 c’è Enna (meno due posizioni) e infine Caltanissetta, fanalino di coda d’Italia.

Una città che il Sole24Ore come un luogo che ha perso undicimila abitanti per aver sofferto di “decenni d’isolamento e criminalità”.

Ma, come ci chiedevamo ieri, adesso che la mafia è radicata al Nord, i leghisti chiederanno anche stavolta di non foraggiarla?

Cgil, Sicilia ultima per inadeguatezza della politica, anche locale

“Non si può che registrare l’inadeguatezza della politica, incapace di produrre interventi che determinino una inversione di rotta” ha detto commentando i dati il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino.

“Dagli indicatori sulla salute – ha rilevato Mannino – a quelli sui servizi all’infanzia e alla collettività, da quelli sulla ricchezza e i consumi a quelli sulla vivibilità: tutto concorre a dare alle province siciliane la maglia nera”.

Per il segretario della Cgil “La sensazione è che la politica locale continui a tenere la testa sotto la sabbia, a galleggiare su problemi che si aggravano sempre di più e che determinano effetti disastrosi a catena. Uno di questi l’emigrazione giovanile che sottrae all’isola capitale umano sul quale si dovrebbe invece investire”.

Musumeci, cambiare mentalità per risalire

Il governatore Nello Musumeci si è difeso dicendo che “Le province siciliane sono all’ultimo posto della graduatoria nazionale da 73 anni e vi staranno ancora per molto se non saremo capaci di cambiare mentalità noi che facciamo finta di voler cambiare ma ci adagiamo sul proverbio meglio il cattivo conosciuto che il buono da scoprire”.

Musumeci ha sottolineato che “le strade nella nostra isola sono una tragedia, una vergogna. La manutenzione è a carico o dello Stato o delle Province su tremila e settecento chilometri di strade statali e diciassettemila di strade provinciali. Ebbene, hanno distrutto le province e nessuno si è preoccupato di dire chi si deve occupare delle strade provinciali”.

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