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Quei conquistadores visti come torturatori

Salvatore Santagati

Quei conquistadores visti come torturatori

martedì 14 Luglio 2020 - 00:00
Quei conquistadores visti come torturatori

Seconda puntata del viaggio in Messico, alla scoperta di Puerto Vallarta

In questa seconda puntata del viaggio in Messico voglio parlarvi del grande artista messicano Diego Rivera, marito dell’eccentrica pittrice Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, meglio nota come Frida Kahlo.

Rivera dipinse infatti, nel Municipio di Città del Messico, alcuni murales di una bellezza unica e inquietante, raffigurando in maniera vivida, filmica, la storia della dominazione spagnola. E dipingendo i conquistadores cattolici come degli estremisti religiosi, che oggi potremmo paragonare ai fondamentalisti islamici.

Gli spagnoli perfezionarono sulla pelle dei poveri messicani le tecniche di tortura usate duecento dopo in Europa, con l’Inquisizione. Così, nei Murales di Rivera, ritroviamo immagini di crudeli uccisioni mirate a terrorizzare e convertire i nativi del Nuovo mondo al cattolicesimo. E, come sottolineavo nella scorsa puntata, questi metodi terroristici vengono seguiti ancor oggi dai potenti cartelli della droga.

Quando, nei primi del Novecento, Diego Rivera dipinse questi murales, Città del Messico stava attraversando un periodo di forti fermenti artistici e culturali.

La capitale era diventata anche un rifugio di perseguitati politici, come Leon Trotsky, uno dei più noti, era scappato lì in esilio dalla Russia, e accolto dall’intellighenzia messicana. Che comprendeva molti artisti e compositori tra cui lo stesso Rivera, la Kahlo e l’amante di quest’ultima, la fotografa Udinese, Tina Modotti.

La Modotti si sarebbe messa a viaggiare in lungo e largo per il Messico fotografando paesaggi e gente semplice, gli uomini che indossavano il sombrero. Trotsky, come succede ancora oggi con gli oppositori di Putin, venne assassinato dai sicari di Stalin. In questo la Russia non è cambiata molto.

Tornando al viaggio, dopo Acapulco andai, lentamente in autobus, verso Puerto Vallarta, viaggiando sempre con i mezzi usati dalla gente del posto.

Il Messico è un paese vastissimo e le distanze sono enormi. Trascorrevo viaggiando anche sei o sette ore al giorno. Mi immergevo nei paesaggi, riflettevo o chiacchieravo con la gente semplice, spesso contadini.

Parlavo, nella scorsa puntata, del fatto che il Messico, come la Sicilia, abbia dovuto subire una lunga scia di sangue che arriva a volte fino a oggi. Ma, ancora come la Sicilia, possiede anche tante straordinarie ricchezza culturali e bellezze paesaggistiche.

Ci sono splendide città coloniali costruite dai conquistadores come Morelia, Oaxaca, Puebla e tante altre che assomigliano molto alla Sicilia spagnola. Ci sono tanti monumenti in stile barocco: bellissime chiese, palazzi, piazze, chiamate zocolos, fontane e giardini con piante esotiche.

In Messico, inoltre, come in Sicilia, ci sono vulcani attivi con sommità innevate e spettacolari panorami. Il territorio è inoltre soggetto a frequenti e, a volte, devastanti terremoti. Per cui capita di trovare case basse e massicce costruite in conci di lava scura, simili a quelle dei paesini che circondano l’Etna.

Viaggiare in autobus mi diede la possibilità di scoprire tutte queste realtà messicane così diverse tra loro. All’imbrunire scendevo in qualche sconosciuto paesino di campagna, di montagna o di mare. Trovavo sempre un posto per dormire e qualcosa da mangiare.

A volte venivo ospitato da persone che incontravo sull’autobus, ma ho anche dormito sulla spiaggia, cullato dal dolce rumore del mare. Dopo quattro giorni di viaggio, era già sera, giunsi a Puerto Vallarta, che fino agli anni Sessanta era un piccolo villaggio di pescatori. Poi anche qui era arrivata Hollywood e tutto era cambiato per via di un film, “La notte dell’iguana”, tratto da un libro di Tennessee Williams, che John Huston volle girare lì con Ava Gardner e Richard Burton.

Puerto Vallarta era un luogo idilliaco: sul mare, con un clima tropicale, un affascinante centro storico coloniale, iguane e piante esotiche, le splendide Isole Marietas, un bel torrente, montagne con foreste, panorami mozzafiato, mare bellissimo e le balene che ogni anno si riuniscono con i loro piccoli nella grande baia esibendosi in emersioni e tuffi acrobatici.

Il film di Huston la rese nota in tutto il mondo, soprattutto tra i gay, a cominciare proprio da Tennessee Williams. Il Messico è stato uno dei primi Paesi in America Latina a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e ancor oggi a Puerto Vallarta ci sono decine e decine di locali gay: bar, ristoranti, discoteche, alberghi esclusivi nudisti, spiagge, cabaret dove fare le ore piccole.

Anche qui, però, sono arrivati gli alberghi-casermoni statunitensi, edifici altissimi come quelli di Miami e gigantesche navi da crociera.

E adesso Puerto Vallarta ha perso il fascino di una volta.

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