Quel "Divorzio all'italiana" per abbandonare per sempre il Sud e la Sicilia al loro destino - QdS

Quel “Divorzio all’italiana” per abbandonare per sempre il Sud e la Sicilia al loro destino

Pietro Crisafulli

Quel “Divorzio all’italiana” per abbandonare per sempre il Sud e la Sicilia al loro destino

domenica 01 Dicembre 2019 - 02:18
Quel “Divorzio all’italiana” per abbandonare per sempre il Sud e la Sicilia al loro destino

Dalle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno di Palermo emerge di nuovo la condanna all'emigrazione. L'economista Busetta, "Riparare ai tanti scippi che il Meridione subisce fin dall'Unità". La parola chiave è perequazione, ma, dopo l'assenso di Zaia e Fontana alla proposta Boccia sull'Autonomia fondata proprio su questo nodo, Salvini fa marcia indietro, ipotizzando una sorta di golpe nordista contro il Sud sprecone. Fleres, "Il Nord si comporta come un marito che, dopo essersi arricchito con la dote e il lavoro della moglie, la abbandona al proprio destino, Musumeci chieda il fondo perequativo"

“Per avere una vera autonomia differenziata regionale dobbiamo tornare noi al governo”.

Matteo Salvini in un sol colpo ieri ha ipotizzato una sorta di “colpo di stato nordista” e smentito recisamente quanto affermato dai governatori leghisti Zaia e Fontana che avevano accolto con favore la proposta del ministro Boccia presentata nell’ultima conferenza Stato-Regioni. Una proposta che andava bene anche ai presidenti di regioni del Sud come la Campania e la Puglia sostanzialmente perché fondata sul principio della perequazione: tutti i cittadini italiani devono avere le medesime opportunità come sancisce l’articolo tre della nostra Costituzione.

La Lega e la destra si arroccano sul Nord

Ma di fronte alla prospettiva di redistribuire equamente il reddito, la Lega Nord, che in Sicilia in questi giorni ha i suoi guai, tra critiche alla dirigenza nazionale e conseguenti espulsioni, si arrocca sul Settentrione, abbandonando decisamente l’apertura salviniana al Sud. E se la destra silenziosamente sembra accodarsi al disegno nordista della Lega, dal governo nazionale non giungono, a parte le dichiarazioni del già citato Boccia e quelle rilasciate in questi giorni a Catania dal ministro per il Sud Provenzano, segnali decisi.

Fleres, “Come un marito che sfrutta e abbandona la moglie”

“Siamo – afferma Salvo Fleres, il quale, ex Forza Italia, sta lavorando alla costituzione di un partito politicamente trasversale che si occupi della difesa economica della Sicilia – all’ultimo atto di un processo politico iniziato con l’Unità d’Italia. Il Nord si comporta come un marito che, dopo essersi arricchito con la dote e il lavoro della moglie, la abbandona senza alcuno scrupolo al proprio destino. E tutto ciò, oltre a essere profondamente ingiusto e squallido, è un progetto assolutamente privo di intelligenza che non potrà che portare danni allo stesso Settentrione”.

Per evitare che il coccodrillo affoghi

E’ la stessa opinione espressa dall’economista Pietro Busetta, presidente dell’Iseest, nel corso di “Forecasting the Future: Il coccodrillo si è affogato”, che ieri a Palermo ha concluso la XII edizione delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, realizzate da Diste Consulting e Iseest.

Nel suo libro intitolato appunto “Il coccodrillo si è affogato”, Busetta scrive infatti che il Nord “o digerisce il boccone, che con protervia, arroganza e scarsa visione, ha inghiottito senza mettere in atto le politiche per unificarlo davvero, oppure affogherà come quel coccodrillo che uccide e poi cerca di mangiare un bue troppo grande e muore perché incapace di digerirlo”.

Il ritorno della disgrazia dell’emigrazione

“Ogni anno – ha detto ieri Busetta dipingendo un ritratto a tinte fosche della situazione siciliana – soltanto dalla Sicilia vanno via venticinquemila persone e centomila dal Mezzogiorno, ogni famiglia ha un figlio o un nipote che va via, figli che vanno al Nord per guadagnare milleduecento euro al mese che vengono integrati con almeno altri seicento dalle famiglie che probabilmente acquisteranno al Nord anche una casa e di conseguenza quelle del Sud registrano una netta svalutazione”.

“La verità – ha aggiunto Busetta – è che ci sono due Paesi, due Italie. E le previsioni ci indicano che nemmeno nel 2027 raggiungeremo al Sud i livelli del 2008 e noi in Sicilia restiamo sempre ultimi rispetto al resto del Mezzogiorno. Abbiamo appena un milione e trecentocinquantamila occupati, ne abbiamo persi centocinquantamila rispetto a una decina d’anni fa. Ma il Mezzogiorno non può essere lasciato al suo destino perché il rischio è che si tiri dietro, affondando, il resto d’Italia, compreso il ricco Nord”.

Il disastro del federalismo fiscale leghista

“Come meridionali subiamo – ha sottolineato Fleres – un gravissimo pregiudizio. C’è chi lo ha detto apertamente come i leghisti, ma anche in altri partiti si ama dipingere un Sud sprecone, predatore di risorse e con poca voglia di lavorare. Sembriamo tornati al razzismo dei tempi in cui nei bar si scriveva ‘E’ vietato l’ingresso ai cani e ai siciliani” e questo non è accettabile. E invece a predare il Mezzogiorno è stato il Nord di quel Federalismo fiscale ideato dal leghista Roberto Calderoli e del quale, in Commissione quando ero senatore, denunciai la pericolosità per i cittadini meridionali. I disastrosi risultati di quella legge, con il perverso meccanismo della spesa storica, adesso, sono sotto gli occhi di tutti dopo il libro ‘Zero al Sud’ che ha reso evidente come i Meridionali siano trattati da cittadini di serie B. E noi Siciliani peggio degli altri: siamo strangolati dalle tariffe aeree e non si attua la continuità territoriale. Senza contare che le nostre infrastrutture sono poverissime”.

Basta con la rappresentazione di un Sud sprecone

“Il Sud – ha sottolineato Busetta – non può essere considerato né sprecone né predatore di risorse”.

Il tentativo però è quello di far passare sempre la stessa vulgata “anche se da qualche tempo, finalmente, sono state portate avanti alcune operazioni verità che hanno ribaltato le caratteristiche del dibattito” e fatto emergere, quantificandolo, “lo scippo del Nord verso il Sud”.

“La problematica del Paese a due velocità – ha aggiunto l’economista – è finalmente emersa nel dibattito nazionale e ci si è chiesti come mai invece di parlare dei livelli essenziali di prestazione si siano date le risorse in base alla spesa storica. Per cui chi aveva speso di più, ossia Nord e Centro, hanno continuato a ricevere di più, portando avanti quello scippo che si dimensiona nella spaventosa cifra di sessanta miliardi annui”.

Lo storytelling della mafia stanziale

Ad aggiungere al bianco lo splendore c’è lo storytelling della mafia stanziale così caro a Salvini: è solo in Sicilia e nel Sud. Quindi evitiamo di fare opere pubbliche altrimenti foraggiamo la mafia.

Peccato che il direttore della Dia, il generale Giuseppe Governale, abbia dichiarato che la ‘ndrangheta si è diffusa in Lombardia e nel Nord infettando il tessuto imprenditoriale. Non è una novità e ricorderete che l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, dopo un’intervista a Roberto Saviano che denunciava la presenza della mafia a Milano, chiese alla Rai di poter intervenire per “smentire”.

Ma i pregiudizi sono duri a morire. Così anche ieri nell’incontro di Palermo Luca Paolazzi, che è stato direttore del Centro studi di Confindustria ed è partner Ref Ricerche, ha parlato della necessità, al Sud, e solo al Sud, di badare a “elementi come il controllo del territorio, lotta alla corruzione, sanità che punti sulla qualità e sul contenimento dei viaggi della speranza”.

Peraltro Paolazzi non ha nascosto che “un terzo del Paese, il Sud, vive con livelli di benessere che sono la metà rispetto a quelli del Nord e il problema è che non riesce a trovare una spinta autonoma per risollevarsi”.

Ponte sullo Stretto e Mose di Venezia

Per questo, come Busetta, Paolazzi sostiene che “Il Sud deve essere una priorità nazionale”. Ma il primo vorrebbe fosse realizzato subito quel Ponte sullo Stretto che potrebbe riavviare l’economia siciliana, il secondo, sempre per parlare di pregiudizi, lo considera una “Cattedrale nel deserto”. Un po’ come il Mose di Venezia, ci sarebbe da rispondere, parlando di inchieste, tangenti, arresti, corruzione.

La differenza tra le due opere è che la prima è stata finanziata – anche più volte – della seconda si continua a parlare senza che mai lo Stato metta mano al portafogli. Se non, magari, per pagare senza aver concluso nulla.

Il nodo, comunque, rimane quello dei fondi.

L’Autonomia siciliana e il fondo perequativo

“In una recente puntata della trasmissione della Rai ‘Report’ – ha ricordato Fleres -, dal titolo che considero particolarmente felice, ossia ‘Divorzio all’italiana’, un giornalista catanese, Manuele Bonaccorsi, ha messo alle corde importanti politici leghisti, tra cui Zaia e Maroni, inchiodandoli sul fatto che la ‘virtuosità’ degli enti del Nord non fosse proprio così specchiata, tra inchieste, indagini, scandali, arresti e condanne. Ma la vulgata resta sempre la stessa: Nord buono e virtuoso, Sud cattivo e sprecone. Bisogna avere il coraggio di dire che è falso”.

Dati che dimostrano perché siamo di serie B

“Tra i dati che dimostrano – ha detto Fleres – perché siamo nei fatti dei cittadini di serie B rispetto a quelli del Nord e in parte del Centro Italia, c’è quello, più volte citato, degli asili nido. Ma voglio darvene un altro che ho recentemente scoperto. Il numero delle corse dei treni in Lombardia è di 2.400 al giorno, mentre in Sicilia è appena di 430. Ecco, se non si vuole giocare con il destino dei Siciliani, prima di parlare di qualunque altra questione, occorre rendere omogenee cifre di questo tipo. E soprattutto dobbiamo pretendere che i partiti, quando fanno promesse, spieghino con precisione da dove intendono recuperare le somme per dare attuazione a certi progetti”.

L’appello a Musumeci, “Fatti dare quanto ci spetta”

“Ma soprattutto – ha aggiunto – bisogna ricordare che lo Statuto speciale siciliano, nato prima della stessa Costituzione italiana, non a caso prevede un fondo perequativo che doveva servire per colmare le differenze strutturali accumulate nei decenni, ma che in realtà non è stato mai effettivamente attivato o erogato solo in minima parte. Bene, cominciamo da questa, di Autonomia: date alla Sicilia i soldi che le spettano. E si tratta di cifre ragguardevoli. Per questo lancio un appello al governatore Nello Musumeci a farsi dare quanto ci spetta, a battere i pugni sul tavolo per i diritti dei Siciliani”.

Speriamo.

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