Ospite di questo Forum con il Quotidiano di Sicilia, alla presenza del direttore Carlo Alberto Tregua, il Questore di Catania, Giuseppe Bellassai.
Tra i temi affrontati l’efficienza delle Forze di Polizia, assicurata anche da un’organizzazione studiata in ogni particolare, i controlli integrati del territorio e l’essenziale sinergia con le varie istituzioni per garantire una “sicurezza partecipata”. Spazio anche alla lotta alla criminalità organizzata e alle numerose operazioni portate avanti per contrastare un fenomeno che anche nel Catanese continua a essere molto presente.
Una nuova sede adeguata alle esigenze della Polizia
“Quando sono arrivato a Catania, tre anni fa, il progetto per la costruzione di una cittadella della Polizia a Librino, nato all’inizio degli anni Duemila, non era ancora decollato. Mi sono reso conto, dopo una serie di interlocuzioni con gli Enti interessati alla realizzazione dell’opera, che la possibilità di una sua realizzazione era remota e che, in ogni caso, ci sarebbero voluti tempi lunghi, mentre noi avevamo la necessità di una soluzione rapida”.
“Avevamo l’urgenza, infatti, di dare ambienti di lavoro adeguati ai nostri Poliziotti e alle nostre Poliziotte. Quelli in cui operavamo non erano adatti alle esigenze di una Polizia moderna. In particolare, l’edificio che ospitava la Squadra mobile, l’ex caserma Cardile e il palazzo di Piazza Santa Nicolella, presentavano criticità strutturali significative. Inoltre, sentivamo forte l’esigenza di riunire in uno stesso immobile uffici che erano stati dislocati, per anni, in strutture differenti e lontane tra loro”.
“Il primo passo è stato quello di individuare un immobile adeguato alle nostre esigenze per estensione di superfice e caratteristiche. Lo abbiamo individuato nel ‘Complesso Ulisse’: la proprietà dell’immobile è venuta incontro alle richieste di adeguamento degli ambienti e ha svolto i necessari lavori di ristrutturazione e manutenzione in tempi molto brevi. È stato un lavoro difficile e certosino. I risultati positivi che siamo riusciti a ottenere sono frutto di un intenso lavoro di squadra: grande merito hanno avuto, in particolare, l’Ufficio Tecnico Logistico della Questura, il Servizio Tecnico Logistico Sicilia e Calabria, gli uffici tecnici del Comune di Catania. Alla fine ben otto uffici sono stati trasferiti nel nuovo edificio, razionalizzando le risorse a disposizione e consentendo a Poliziotte e Poliziotti di migliorare interlocuzioni e avere costanti rapporti, fondamentali per il tipo di lavoro che svolgiamo”.
Sinergia fondamentale per realizzare una tutela “partecipata” della provincia
“Per quanto i fatti di microcriminalità che si verificano nella provincia etnea siano un numero significativo, essi hanno subito, negli ultimi anni, sensibili decrementi in termini percentuali, di gran lunga maggiori di quelli registrati sul territorio nazionale. Sono i fenomeni di illegalità diffusa, al contrario, a costituire, se possibile, una preoccupazione maggiore: penso per esempio ai parcheggiatori abusivi, fenomeno contro cui ci siamo battuti con forza, per quanto non sia facile trovare soluzioni definitive; ma anche alle altre forme di illegalità riscontrate nei settori a cui poc’anzi accennavo. Esiste un problema legato a un carente cultura del rispetto della legge che riguarda ampie porzioni della popolazione cittadina. Anche su questo versante abbiamo quindi lavorato non poco con soddisfacenti risultati che vanno consolidati e migliorati”.
“Credo che i cittadini catanesi riconoscano gli sforzi fatti da tutti gli attori della sicurezza, sappiano valutare con coerenza ed equilibrio il lavoro svolto in questi anni e lo apprezzino. E però mi piace sottolineare che la sicurezza non è appannaggio solo delle Forze di Polizia, piuttosto che della Magistratura e della Prefettura. Essa è una materia complessa, condizionata da fattori molteplici su cui noi, come operatori di questo comparto, possiamo e dobbiamo incidere in maniera decisiva, come cerchiamo di fare; richiede, però, il pieno coinvolgimento di tutti gli Enti Pubblici e delle Istituzioni che, a vario titolo, secondo le proprie competenze, incidono sulla qualità della sicurezza stessa. Non si può prescindere da una collaborazione sinergica sul tema di tutti i soggetti pubblici. La ‘sicurezza partecipata’ è il solo modo in cui si possano perseguire risultati positivi”.

Una presenza costante con i “controlli integrati”
“L’organico della Questura di Catania e quello degli altri Reparti della Polizia di Stato è determinato nel numero per dare risposte adeguate ad una realtà complessa come quella etnea. Non tutti i reparti della Polizia di Stato fanno capo gerarchicamente alla Questura: la Polizia Stradale, quella Ferroviaria, la Polizia di Frontiera, la Polizia Postale e della Sicurezza Cibernetica, la Scientifica, il Reparto Prevenzione Crimine hanno specifiche competenze ed hanno una differente dipendenza gerarchica da altri Uffici. La nostra forza è sempre stata quella di procedere all’unisono in assoluta comunità di intenti e di collaborare fattivamente per la soluzione di ogni problema; ognuna delle articolazioni della Polizia che ho citato ha contribuito, per la parte di propria competenza, nel garantire sicurezza e adeguata gestione dell’Ordine Pubblico sotto la supervisione della Questura. Avere creato una maggiore coesione tra le varie componenti della Polizia di Stato della provincia ha avuto effetti immediati e benefici sull’efficacia della sua azione.”
“Se mi si chiede di indicare quale sia stato in questi anni il nostro principale obiettivo, ritengo di poterlo individuare nella ricerca costante di elevare, nel numero e nella qualità, le attività di controllo del territorio. Lo abbiamo fatto rafforzando la presenza delle volanti, ma anche attraverso i Cit, un acronimo che sta per ‘servizi di controllo integrato del territorio’ effettuati con il contestuale contributo del personale di più articolazioni della Questura; lo abbiamo fatto, ancora, effettuando servizi straordinari ma quotidiani con una task force che ci ha visto impegnati con altri enti – per esempio l’Asp, l’Ispettorato del Lavoro e la Forestale – nata con l’intento di rafforzare i controlli degli esercizi commerciali, delle discoteche, dei ristoranti e, in genere, di ogni luogo di somministrazione di cibi e bevande. Insomma, abbiamo voluto affrontare il tema della prevenzione e del contrasto alla criminalità urbana e più in generale della illegalità a 360 gradi, nella considerazione che la sicurezza si debba fare anche in questo modo; e nella convinzione che la percezione che di essa ha la collettività dipenda molto dalla capacità di limitare anche quelle forme di illegalità che, per quanto possano apparire ‘minori’, in realtà molto incidono, forse più di altre, sulla fiducia che i cittadini ripongono nello Stato”.
“La mafia di oggi lavora sotto traccia. Ma c’è e non dobbiamo dimenticarlo”
“Sulla lotta alla criminalità organizzata abbiamo lavorato moltissimo, guidati e diretti dall’Autorità Giudiziaria: è il focus della nostra azione, la criticità su cui puntare il massimo dell’attenzione e degli sforzi. Soprattutto a Catania che, nei decenni trascorsi, ha mostrato di essere una realtà territoriale a elevata intensità mafiosa. Gli sforzi profusi hanno consentito di ottenere risultati importanti, circoscrivendo il potere delle cosche mafiose, limitando la loro capacità militare, privando progressivamente le consorterie catanesi etnee dei capi e degli elementi di maggiore spessore. Talvolta, di fronte a certi fatti di criminalità, faccio riferimento alle sparatorie di recente verificatesi e a quelle della fine di agosto 2025, si è assistito a una legittima levata di scudi dell’opinione pubblica ripresa dagli organi di informazione. E però mi pare chiaro che occorra tenere sempre alta la guardia nei confronti del fenomeno mafioso, non solo quando si spara. La mafia a Catania c’è, esiste e non va mai dimenticato”.
“La mafia spara meno per una scelta precisa: quella di muoversi sotto traccia per tentare di evitare reazioni muscolari da parte dello Stato, come dopo il 1992; ma è ben presente e continua a fare illeciti affari. Per questo il suo contrasto richiede oggi, se possibile, un ancor maggiore impegno. Ciò nondimeno, come ho appena detto, l’attività della Magistratura catanese e delle Forze di Polizia ha permesso di perseguire obiettivi investigativi del tutto lusinghieri e ciò malgrado i clan abbiano affinato le loro tecniche criminali. Essi continuano a lucrare ingenti guadagni da attività illegali tradizionali, in particolare dal traffico e dallo spaccio degli stupefacenti che ha assunto proporzioni considerevoli; ma anche dal riciclaggio di denaro e dal reinvestimento di capitali illeciti in vari settori dell’economia. L’azione di contrasto che la Magistratura e le Forze di Polizia svolgono deve, come sempre, continuare a essere condotta con convinzione e impegno. È altrettanto importante che i cittadini abbiano consapevolezza della gravità del problema e che di esso, come dicevo, si parli sempre, sviluppando discussioni e dibattiti utili ad acquisirne piena contezza e, infine, a superarlo”.

