Quirinale e tonfo dei partiti, Micciché: “Partiti ormai incapaci di fare sintesi” - QdS

Quirinale e tonfo dei partiti, Micciché: “Partiti ormai incapaci di fare sintesi”

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Quirinale e tonfo dei partiti, Micciché: “Partiti ormai incapaci di fare sintesi”

Raffaella Pessina, Patrizia Penna e Antonino Lo Re  |
venerdì 04 Febbraio 2022 - 07:00

Mattarella bis, l’analisi coordinatore Fi Sicilia Gianfranco Miccichè: “Regionali 2022? Non accetteremo decisioni calate dall’alto”. Su Berlusconi: “Lui autentico uomo di Stato”

Cinismo, spregiudicatezza ma in fondo poca, pochissima sostanza.
Anche se la riconferma al Quirinale di Sergio Mattarella è certamente una buona notizia per tutto il Paese, il “tonfo” dei partiti politici lo abbiamo sentito tutti.

Un tracollo della vecchia politica ma anche di quella “nuova”, o presunta tale. Una débâcle che conferma l’inadeguatezza di un intero sistema, quello partitico, ormai debole e incapace di tracciare percorsi condivisi utili al Paese, di individuare soluzioni, di dialogare, di trovare una sintesi. Una disfatta, ancora, che da Roma produrrà certamente effetti a livello locale.

Quali gli effetti che potrebbero riguardare la Sicilia? Lo abbiamo chiesto a Gianfranco Micciché, coordinatore regionale di Forza Italia.
Onorevole Micciché, a proposito del Mattarella bis, tutti parlano di disfatta dei partiti: secondo lei è così? I partiti non sono più capaci di trovare una sintesi?
“I partiti sia di centrodestra che di centrosinistra, non hanno fatto una bella figura di fronte agli italiani ed agli osservatori internazionali. Ancora una volta, Silvio Berlusconi si è rivelato un autentico uomo di Stato, prima ritirando la sua candidatura a capo dello Stato e, poi, telefonando a Sergio Mattarella per chiedergli di accettare il secondo mandato. Avevo intuito subito che l’unica soluzione sarebbe stata quella di chiedere al presidente Mattarella di dare la disponibilità per un suo secondo mandato. In questa circostanza, i partiti hanno dimostrato di non essere in grado di fare sintesi”.

Qual è stato l’errore più macroscopico commesso dai partiti?
“L’errore più grande, secondo me, è stato quello di essere caduti nella trappola di Letta e Conte che hanno bocciato sistematicamente tutte le proposte avanzate da Salvini. Inoltre, il segretario della Lega ha cercato di fare sponda con il presidente dei 5stelle, Conte, sulla candidatura di Elisabetta Belloni, esponendola ad una pessima figura, così come Salvini e Giorgia Meloni hanno fatto con Elisabetta Casellati”.

Il centrodestra esce diviso da questa esperienza vissuta tutta in salita: lei pensa che le divisioni di Roma influenzeranno le dinamiche e le alleanze in vista delle Regionali 2022?
“Le divisioni romane emerse durante le votazioni per il presidente della Repubblica non ci possono lasciare indifferenti. Occorre fare una riflessione approfondita su quanto accaduto. Certamente, le decisioni che riguarderanno le elezioni regionali dovranno essere adottate da chi vive in Sicilia e conosce bene le dinamiche locali, non accetteremo decisioni calate dall’alto. Prima si voterà a Palermo e si vedrà in questa circostanza come andranno alle urne tutti i partiti”.

Secondo lei è solo colpa del populismo che ha bruciato quelle dinamiche democratiche all’interno dei partiti o c’è un problema di qualità della classe dirigente, da Roma fino ad arrivare in Sicilia?
“Populismo è un aggettivo generico, da tempo le dinamiche all’interno dei partiti sono saltate. Sarebbe troppo lungo l’esame delle cause che hanno portato allo stato attuale. Non c’è dubbio che la qualità della classe dirigente si è notevolmente abbassata nell’ultimo decennio”. (pp)

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