Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 13 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 13 maggio 2026
Benjamin Netanyahu ha visitato gli Emirati Arabi Uniti durante la guerra contro l’Iran. Lo ha reso noto l’ufficio del premier israeliano, secondo cui Netanyahu ha incontrato il presidente emiratino Mohamed bin Zayed. “Questa visita ha portato a una svolta storica nei rapporti tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti”, sottolinea l’ufficio di Netanyahu.
Altre 10 persone sono state uccise in attacchi israeliani nel sud del Libano portando il bilancio della giornata ad almeno 22 morti. Lo riferisce il Ministero della Salute libanese. Sei persone, “tra cui tre bambini e due donne”, sono morte nella città di Arab Salim, mentre un altro bambino è stato ucciso in un attacco a Harouf e altre tre persone, “tra cui due bambini”, sono morte a Roumin, tutte località del sud del Libano.
“Oggi ho avuto un cordiale incontro con il Ministro degli Affari Esteri dello Stato del Kuwait, Sheikh Jarrah Jaber Al-Ahmad Al-Sabah, che mi ha trasmesso il ringraziamento suo e delle massime Autorità del Paese per il sostegno fornito dall’Italia a seguito degli attacchi subiti da parte dell’Iran. È stata l’occasione per approfondire i principali temi di sicurezza e difesa e la cooperazione tra i nostri Paesi, condividendo l’impegno a rafforzarla ulteriormente nell’interesse comune. Ho confermato, ancora una volta, il convinto impegno dell’Italia a sostenere il Kuwait e a contribuire alla stabilità dell’area”. Così in un post su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Teheran “si riserva il diritto di rispondere” al Kuwait, dopo che l’emirato ha attaccato una nave iraniana arrestando quattro cittadini iraniani. In un post su X, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto: “In un chiaro tentativo di seminare discordia, il Kuwait ha attaccato illegalmente un’imbarcazione iraniana e ha detenuto 4 nostri cittadini nel Golfo Persico. Questo atto illegale è avvenuto vicino a un’isola utilizzata dagli Stati Uniti per attaccare l’Iran. Chiediamo l’immediato rilascio dei nostri cittadini e ci riserviamo il diritto di rispondere”.
Il ministero degli Interni kuwaitiano ha dichiarato in un comunicato pubblicato ieri dall’agenzia di stampa statale Kuna che quattro persone arrestate all’inizio di questo mese mentre tentavano di entrare nel paese via mare hanno confessato di appartenere alle Guardie Rivoluzionarie iraniane. I quattro uomini – due colonnelli della marina, un capitano e un tenente comandante – hanno ammesso di essere stati incaricati dai Pasdaran di “infiltrare” l’isola di Bubiyan.
Accuse che il ministero degli Esteri iraniano ha definito “assolutamente infondate”, affermando che i quattro ufficiali erano entrati nelle acque kuwaitiane per errore “a causa di un’interruzione nel sistema di navigazione”.
Non passa per un voto, con 49 favorevoli e 50 contrari, il settimo tentativo dei senatori democratici di fermare la guerra lanciata da Donald Trump con l’Iran, invocando la War Power Resolution che prevede che il presidente chieda al Congresso l’autorizzazione per l’uso della forza. Si tratta della volta in cui i democratici sono arrivati più vicini all’approvazione della misura, grazie al voto di tre senatori repubblicani: Rand Paul, Susan Collins e Lisa Murkowski, la senatrice dell’Alaska che nelle altre occasioni aveva votato contro la misura dem. Mentre il dem John Fetterman ha votato con i repubblicani.
Il senatore democratico Tim Kaine ha riconosciuto che l’opposizione dei repubblicani alla guerra cresce “molto più lentamente di quanto desiderassi”, ma ha aggiunto che le difficoltà economiche alla fine muoveranno un numero sufficiente di repubblicani a sostegno della mozione per bloccare la guerra. “Noi sappiamo quello che i nostri colleghi stanno ascoltando dai loro elettori e iniziamo a sentire il dubbio che si insinua nelle loro parole – ha affermato Kaine – ci sarà un giorno, e credo che potrà essere presto, in cui il Senato dirà al presidente ‘fermi la guerra’”.
La Cina si sta dimostrando meglio attrezzata rispetto ad altre economie asiatiche per assorbire gli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. Lo sostiene Coface in un report, evidenziando come il 35% dei flussi petroliferi diretti in Cina transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
A differenza di molte economie asiatiche fortemente dipendenti dalle importazioni di idrocarburi, sottolinea Coface, “la Cina dispone di diversi fattori di protezione in caso di crisi prolungata in Medio Oriente. Il suo mix energetico resta infatti ampiamente dominato dal carbone domestico, mentre petrolio e gas rappresentano insieme il 39% dei consumi finali di energia, una quota nettamente inferiore alla media mondiale, pari al 62%. A questo si aggiungono capacità di stoccaggio significative. In caso di interruzioni temporanee, le riserve strategiche di petrolio possono coprire quasi 100 giorni di importazioni nette. Di conseguenza, nonostante il ruolo cruciale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 35% dei flussi petroliferi destinati alla Cina, il rischio di carenze fisiche immediate resta, per il momento, contenuto”.
Se i flussi non si sono interrotti, sottolinea Coface, “il loro costo sta però aumentando. Il rincaro dell’energia e dei prodotti chimici ha iniziato a trasmettersi all’economia cinese (…). Per ora, questa pressione sui costi viene assorbita soprattutto dai settori intermedi e a valle, in un contesto in cui la domanda finale resta fragile. I prezzi al consumo rimangono moderati, anche grazie ai meccanismi di regolamentazione dei carburanti, alla crescente diffusione dei veicoli elettrici e ai sussidi concessi alle raffinerie statali”.
L’esercito israeliano conferma in una nota di aver colpito circa 40 obiettivi riconducibili a Hezbollah nel Sud del Libano nelle ultime 24 ore. I raid delle scorse ore, purtroppo, hanno portato a più di 10 morti. Tra loro anche bambini.
Sale a 12 il numero delle vittime dei sette raid israeliani condotti nel sud del Libano contro Hezbollah nelle scorse ore. Tra le vittime – conferma il Ministero della Salute libanese – ci sono anche due bambini.
Ancora un attacco contro una base italiana di Unifil, nel sud del Libano. In una nota su Telegram, la missione delle Nazioni Unite riferisce che ieri pomeriggio “un drone presumibilmente di Hezbollah è esploso all’interno del quartier generale di Naqoura”, dove si trovano i soldati italiani. “Nessuno è rimasto ferito, ma qualche edificio è stato danneggiato”, fa sapere ancora Unifil, esprimendo “preoccupazione per le attività di Hezbollah e dei soldati israeliani vicino alle posizioni dell’Onu”.
Il controllo esercitato da Teheran sullo Stretto di Hormuz potrebbe generare “importanti” ritorni economici e rafforzare il ruolo internazionale dell’Iran. Lo sostiene il portavoce dell’esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, citato dall’agenzia di stampa Isna.
“Il controllo dello Stretto di Hormuz da parte nostra genererà importanti entrate economiche per il Paese – che potrebbero perfino raddoppiare i ricavi petroliferi – e rafforzerà l’influenza dell’Iran sulla scena internazionale”, afferma Akraminia, sottolineando che la parte occidentale dello stretto è controllata dalle Forze navali dei Guardiani della Rivoluzione, mente la parte orientale è supervisionata dalla Marina iraniana.
L’ambasciatore iraniano nella Santa Sede, Mohammad Hossein Mokhtari, ieri ha ricevuto una onorificenza dalla Santa Sede. “Si tratta – spiegano fonti vaticane all’Adnkronos – di un’onorificenza che viene assegnata agli ambasciatori di prassi dopo due anni di servizio presso la Santa Sede. Ieri è stata data a 13 ambasciatori, tra cui quello dell’Iran, dal Sostituto” per gli Affari generali, monsignor Paolo Rudelli.
Secondo funzionari intervenuti al Wall Street Journal, il capo del Mossad, David Barnea, avrebbe visitato almeno due volte gli Emirati Arabi Uniti durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran per un coordinamento sul conflitto con le autorità di Abu Dhabi. Le due visite sarebbero avvenute a marzo e ad aprile e dimostrerebbero – scrive il WSJ – la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dei conflitti. Negli scorsi giorni, il quotidiano ha parlato anche di presunti attacchi “segreti” degli Emirati contro l’Iran. Secondo fonti di Axios, inoltre, Israele avrebbe anche dispiegato segretamente una batteria del sistema di difesa aerea Iron Dome e truppe negli Emirati Arabi Uniti durante il conflitto.
Le autorità iraniane hanno rilasciato temporaneamente su cauzione l’avvocata e attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, arrestata il mese scorso. Ad annunciarlo la figlia, Mehraveh Khandan, con un messaggio pubblicato su Instagram. “Mamma è stata temporaneamente rilasciata su cauzione poche ore fa”.
Sotoudeh, insignita nel 2012 del Premio Sakharov del Parlamento europeo e nel 2020 del Right Livelihood Award, era stata arrestata nella sua abitazione il primo aprile. Non è ancora chiaro quali accuse siano state mosse nei suoi confronti. In passato l’avvocata è stata più volte incarcerata per la sua attività in difesa dei diritti umani. Anche il marito, Reza Khandan, è detenuto in un carcere iraniano dal dicembre 2024.
Il rilascio arriva pochi giorni dopo quello di un’altra nota attivista iraniana, Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023, trasferita domenica in un ospedale di Teheran per cure mediche dopo essere stata scarcerata su cauzione.
“Un confronto costruttivo, positivo con le associazioni che rappresentano le imprese della distribuzione grandi e piccole per costruire un lavoro comune che sarà poi approfondito anche nei tavoli successivi che, insieme al ministro Lollobrigida, convocheremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Un tavolo con le industrie del settore alimentare e un successivo tavolo con le imprese agricole”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in un punto stampa al termine del tavolo che si è tenuto al Mimit con i rappresentanti della grande distribuzione organizzata e della distribuzione più in generale sull’andamento dei prezzi al consumo alla luce delle tensioni nel Golfo Persico.
“Al termine di questo confronto con le associazioni delle imprese, valuteremo insieme come intervenire per rafforzare il sistema di monitoraggio e di controllo che è già operativo sin dal ‘Decreto Trasparenza’ approvato nel gennaio 2023, quando fronteggiammo al meglio quella che allora era davvero un’emergenza inflattiva perché l’inflazione nell’ottobre del 2022, quando giungemmo al governo, era fuori controllo – spiega – aveva raggiunto il picco del 12,6% e falcidiava il potere d’acquisto delle nostre famiglie e il reddito dei nostri lavoratori e delle stesse imprese”.
“Abbiamo lavorato insieme sin dal Decreto Trasparenza che ha istituito un sistema di monitoraggio e di controllo rafforzando i poteri del Garante, creando il ‘Comitato di Allerta Rapida’ e monitorando la rete dei carburanti, un sistema che oggi è realizzato anche in altri paesi europei. Dobbiamo ovviamente lavorare insieme e lo stiamo facendo in un confronto assolutamente costruttivo con le associazioni di impresa — conclude – per essere, anche in questo caso, tempestivi ed efficaci ove si manifestasse un impatto inflattivo che allo stato è piuttosto contenuto. Ma ovviamente tutto dipende dal negoziato in corso e quindi dalla durata del blocco sullo Stretto di Hormuz“.
Quanto al rischio speculazioni Urso rassicura: “Oggi, a fronte dell’impianto legislativo che abbiamo realizzato nei primi mesi della legislatura (nel gennaio 2023), possiamo dirci più consapevoli che l’impianto è efficace nel contrastare fenomeni speculativi. Però noi dobbiamo anche andare oltre e dobbiamo realizzare, nel confronto che stiamo avendo con le associazioni di impresa, quegli eventuali interventi ulteriori ove l’impatto inflattivo dovesse aumentare”.
Dall’inizio della guerra in Medio Oriente “abbiamo speso 35 miliardi di euro in più per l’energia, senza avere molecole di energia in più”. Lo conferma il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, in conferenza stampa al termine del Consiglio energia informale che si è svolto a Cipro. “Non abbiamo ricevuto più energia ma abbiamo pagato 35 miliardi di euro in più”, ha affermato. Per il commissario la crisi attuale è peggiore di altre crisi energetiche del passato: “Abbiamo già vissuto crisi in passato, negli anni ’70 e nel 2022, ma sotto molti aspetti questa crisi è peggiore. Ma siamo meglio preparati di quanto lo fossimo nel 2022″, dice, grazie a più energie rinnovabili, fornitori diversificati e maggiore efficienza energetica. “Ma siamo ancora troppo vulnerabili”, conclude Jorgensen.
L’Air Force One è appena atterrato nella capitale cinese e il presidente Donald Trump ha iniziato così la sua visita in Cina, dove vedrà il presidente Xi Jinping. I leader delle due maggiori economie mondiali si incontreranno giovedì e venerdì durante la prima visita di Trump in Cina dal 2017. I colloqui dovrebbero concentrarsi su commercio, Taiwan, intelligenza artificiale e la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Una petroliera affiliata alla compagnia petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) ha perso una piccola quantità di petrolio nelle acque costiere dell’Oman dopo essere stata attaccata da un drone iraniano la scorsa settimana. “Purtroppo, a seguito dell’incidente, una piccola quantità di quello che si presume essere carburante per navi è stata rilasciata”, ha dichiarato un portavoce di ADNOC Logistics & Services, secondo quanto riportato da Reuters. La petroliera coinvolta, la MV Barakah, è ancora ancorata al largo delle coste dell’Oman e la compagnia sta lavorando “a stretto contatto con le autorità competenti e le squadre di intervento specializzate”. Anwar Gargash, consigliere presidenziale degli Emirati Arabi Uniti, aveva precedentemente condannato l’attacco del 4 maggio alla petroliera definendolo “pirateria marittima”, mentre ADNOC ha affermato che nessuno è rimasto ferito e che la nave non era carica.
Almeno 8 morti, tra cui due bambini, dopo tre attacchi aerei israeliani condotti a sud di Beirut – nello specifico a Barja, Jiyeh e Saadiyat – nonostante il cessate il fuoco. Lo conferma il Ministero della Salute libanese parlando degli ultimi attacchi avvenuti nonostante il cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hezbollah.
“Con il traffico di petroliere a Hormuz ancora limitato, le perdite cumulative di offerta da parte dei produttori del Golfo superano già un miliardo di barili, con oltre 14 milioni di barili al giorno di petrolio interrotti, uno shock di offerta senza precedenti’’. Lo conferma, nel rapporto mensile sul mercato petrolifero, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). “A più di dieci settimane dall’inizio della guerra in Medio Oriente, le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record”, sottolinea l’Aie.
Fin dall’inizio della guerra in Iran e nel Golfo, “la priorità assoluta è stata assistere 90mila italiani nell’area Golfo, di cui 14mila turisti. Nel giro di poche ore è stata attivata la task force Golfo. Con un grandissimo sforzo politico e diplomatico abbiamo assistito oltre 25mila connazionali per farli rientrare in Italia”. Lo ricorda il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante l’Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu terrà questa sera una riunione sulla sicurezza con diversi ministri del Gabinetto di sicurezza ristretto e alti funzionari della Difesa. Lo riporta il sito di Haaretz.
Un raid aereo israeliano ha colpito un veicolo vicino a Jiyeh, a sud di Beirut.
Le Forze di difesa israeliana (Idf) hanno annunciato di aver condotto una nuova ondata di attacchi contro obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano, nonostante la tregua e i negoziati previsti per domani a Washington.
“Le Forze di Difesa Israeliane hanno iniziato a colpire le infrastrutture terroristiche di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale”, si legge in una nota, che segue di poche ore gli avvisi a diversi villaggi del sud del Libano.
“Di fronte agli sviluppi della crisi in Medio Oriente e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, tutti i partner europei convergono sulla necessità di garantire, in questo spazio liquido strategico, la sicurezza e la libertà di navigazione, mantenendo ogni azione separata dal conflitto in corso. In parallelo, gli Stati Uniti stanno promuovendo l’iniziativa ‘Maritime Freedom Construct‘ per coordinare le attività diplomatiche e militari connesse alla sicurezza marittima dell’area. Il ministro Crosetto ha ribadito che una nuova eventuale missione richiede in premessa una tregua effettiva, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento. Al momento 24 Paesi hanno dato la disponibilità a partecipare con assetti e personale altamente specializzati, anche nelle attività di neutralizzazione delle mine navali presenti in quel tratto di mare. L’Italia, nel perimetro delle prerogative del Ministro della Difesa e nell’ambito delle misure prudenziali che il Governo sta predisponendo, si sta preparando per avvicinarsi ad Hormuz con due unità cacciamine, restando a distanza di sicurezza, in considerazione del fatto che per raggiungere il Golfo Persico si stima almeno un mese di navigazione. L’eventuale contributo nazionale si basa sugli assetti qualificati e le capacità specialistiche della Marina Militare e si dovrà valutare il supporto aereo. Si tratta, quindi, di una pianificazione anticipata e prudenziale, di un pre-posizionamento per essere pronti ad intervenire quando ci saranno le necessarie condizioni di sicurezza e dopo le decisioni del Parlamento. Prepararsi è un atto di responsabilità, nella consapevolezza che la stabilizzazione dell’area è cruciale per l’economia mondiale – sin dagli effetti sistemici immediati- e per l’ordine geopolitico”. Così Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla Difesa.
Hormuz è diventato un problema “per una tattica dell’Iran” nel corso della guerra, per la decisione di attaccare Paesi “che non l’avevano attaccato” e di allargare il caos scatenato dalla risposta agli attacchi di USA e Israele. Questo il commento del ministro della Difesa Guido Crosetto, in audizione alla Camera sulle iniziative internazionali per la questione Hormuz.
In merito al futuro dei colloqui, dice: “La tregua è possibile? Non lo so, non penso, oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa. Ciò detto, ci stiamo preparando a farla? Sì, ci stiamo preparando perché speriamo che alla fine prevalga il buonsenso”.
“Qual è la posizione dell’Italia” sulla guerra all’Iran? “La risposta viene dallo stesso presidente statunitense, che non ha gradito alcune posizioni” del nostro Paese. Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani risponde ad alcune sollecitazioni arrivate durante l’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Libano: Tajani, ‘cessino inaccettabili raid Idf a villaggi nel sud, anche cristiani’
Hezbollah fermi attacchi verso il nord di Israele
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, chiede che le operazioni di Hezbollah verso Israele cessino, così come “gli inaccettabili attacchi israeliani ai villaggi nel sud del Libano, anche cristiani”. Tajani denuncia quindi “diverse azioni molto riprovevoli da parte di militari israeliani in Libano, in Cisgiordania e a Gerusalemme” avvenuti nelle scorse settimane.
“Tutti ricorderete l’attacco, terribile e inumano, alla suora francese nella Città Vecchia, o l’immagine del militare ritratto mentre si prendeva gioco di una statua della Madonna. Oppure ancora la scena, incresciosa, del militare israeliano che abbatteva un crocifisso, poi rimpiazzato dai nostri uomini in Unifil – spiega Tajani -. Episodi che abbiamo condannato con la massima forza. I cristiani in Medio Oriente sono da sempre costruttori di ponti e creatori di dialogo. La loro presenza va protetta. Le violenze dei coloni estremisti devono finire”.
“L’Iran deve fare la cosa giusta. Oppure, finiremo il lavoro“. Queste le parole del presidente statunitense Donald Trump alla vigilia del viaggio in Cina. Secondo il tycoon, l’Iran avrebbe missili in abbondanza e per questo costituirebbe una minaccia globale; l’intelligence, però, proporrebbe uno scenario non proprio coerente con le sue affermazioni. Già ad aprile, il segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth aveva sottolineato che gli attacchi USA-Israele iniziati il 28 febbraio avevano “decimato l’esercito iraniano, rendendolo inefficace in combattimento per gli anni a venire”.
L’Europa sarà la regione più colpita dalla crisi dello Stretto di Hormuz, almeno secondo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. In un’intervista con Rt India, aggiunge: “Il bando alle importazioni di petrolio e gas russo significa passare al Gnl Usa, che è drammaticamente più costoso. I bilanci dei Paesi europei saranno sottoposti a stress più pesanti, e si aggiungeranno agli oltre alle centinaia di miliardi di euro che l’Europa sta versando all’Ucraina”, accusando l’Europa di avere alle spalle una storia di cancellazione di patti.
“La sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono priorità assolute. Hormuz deve tornare a essere uno Stretto internazionale libero e aperto: è nell’interesse dell’Italia, è nell’interesse dell’Europa, è nell’interesse del mondo”. Lo afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel corso dell’audizione in Parlamento, ricordando che il nostro Paese “ha interessi vitali nel Golfo: energetici, commerciali, strategici” e per questo “non possiamo essere spettatori“.
Le Forze di difesa israeliane hanno diramato un ordine di evacuazione per i residenti di sette villaggi situati nel sud del Libano, dove sono in programma raid contro Hezbollah. Ai residenti di Maashouq, Jarjouaa, Yanouh, Burj al-Shamali, Hallousiyyeh al-Faouqa, Debaal, e Aabbasiyyeh è stato chiesto di allontanarsi almeno di un chilometro.
“Alla luce delle violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah, le Forze di Difesa Israeliane sono costrette ad agire con la forza e non intendono nuocervi”, avverte il portavoce dell’esercito, colonnello Avichay Adraee.
“Voglio ribadire ancora una volta che nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento lo abbia autorizzato, nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che vi sia un quadro giuridico internazionale preciso”. Il concetto è riaffermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani nel corso della sua audizione in Parlamento, durante la quale ha però sottolineato che “è necessario però non farsi trovare impreparati, nel momento in cui si verificheranno le condizioni necessarie”.
“Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nell’audizione in Parlamento.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato l’Occidente di agire “senza scrupoli” per impedire ai paesi di acquistare petrolio russo. Si possono definire coloniali o neocoloniali, ma si tratta comunque di “metodi di sfruttamento”, ha affermato il capo della diplomazia di Mosca in un’intervista a RT India.
L’obiettivo, ha aggiunto, è costringere tutti ad acquistare petrolio e gas naturale liquefatto a prezzi elevati dagli Stati Uniti, anziché acquistare petrolio a basso costo dalla Russia. È così che cercano di dominare il mondo, controllando l’energia globale, ha sostenuto il ministro degli Esteri russo, secondo quanto riporta la Tass. Tuttavia, non tutti cedono a queste pressioni, ha continuato Lavrov, facendo in particolare riferimento all’India.
Numerosi razzi sono stati sparati questa mattina dai miliziani di Hezbollah contro le truppe israeliane dispiegate nel sud del Libano. A riferirne sono state le Idf, secondo cui è stato anche intercettato un drone apparentemente lanciato da Hezbollah.
Eseguita in Iran – dopo la conferma da parte della Corte Suprema – la condanna a morte di un uomo di 32 anni, Ehsan Afrashteh, accusato di spionaggio a favore dei servizi segreti israeliani. Lo riferisce l’agenzia di stampa Mizan, vicina alla magistratura, secondo quanto riporta il Times of Israel. Secondo l’organizzazione per i diritti umani HRANA, l’imputato è stato arrestato nel 2024 e condannato a morte nel 2025 sulla base di confessioni estorte.
“L’Iran è stato annientato”. Parola di Donald Trump. L’intelligence, però, smentisce il presidente degli Stati Uniti e delinea un quadro totalmente diverso. Teheran è ancora una minaccia perché dispone di missili in abbondanza. Trump, nelle ultime settimane, ha descritto un nemico in ginocchio: “L’Iran non ha più la Marina, non ha l’Aeronautica, le scorte di missili sono quasi esaurite”, ha detto e ripetuto il presidente americano. Le informazioni fornite dalle agenzie di intelligence ai membri del Congresso, in sedute a porte chiuse, sono nettamente differenti.
La Repubblica islamica, come scrive il New York Times, ha ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz: i pasdaran quindi sono in grado di minacciare, e in teoria, colpire, le navi da guerra degli Stati Uniti e le petroliere americane che attraversano il braccio di mare, decisivo per il commercio del 20% del greggio mondiale. L’Iran, secondo le informazioni citate dal quotidiano, può utilizzare rampe di lancio mobili all’interno dei siti ed è in grado di spostare i missili. Solo tre siti missilistici lungo lo stretto sono totalmente inaccessibili. Nel complesso, secondo le stime, Teheran può contare ancora su circa il 70% dei dispositivi mobili di lancio sul territorio nazionale e conserva all’incirca il 70% del suo arsenale: tale dotazione comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro obiettivi a distanza inferiore, sia terrestri che navali.
In un momento di massima tensione e con il rischio escalation in Iran dietro l’angolo, il presidente statunitense Donald Trump affronta il viaggio in Cina. Dal 13 al 15 maggio, il tycoon tornerà a Pechino e incontrerà il presidente Xi Jinping. Tra i temi da discutere, oltre a Iran e Hormuz, si prevedono anche Taiwan, dazi e rivalità tecnologico-commerciale.
Alla vigilia della visita, Trump ha dichiarato: “Non abbiamo bisogno di aiuto sull’Iran. Vinceremo in un modo o nell’altro”.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Il disastro economico nato dallo Stretto di Hormuz e quello umanitario che ha travolto il Libano continuano a essere al centro del dibattito mondiale. Le notizie sul fronte della guerra in Iran, però, sono tutt’altro che positive. La tregua USA-Iran appare “appesa a un filo” – nelle parole del presidente statunitense Donald Trump. L’Iran si dice aperto ai negoziati ma “con un dito sul grilletto”, pronto a tutto; d’altra parte da un’intervista di alcuni funzionari degli USA a Nbc News emergono ipotesi di una nuova operazione militare contro l’Iran. “Operation Sledgehammer” (“Operazione Martello”), questo il possibile nome dell’operazione militare in caso di mancato raggiungimento di un accordo tra Washington e Teheran. Stretto di Hormuz e nucleare rimangono i temi della discordia.
In Libano la tregua è già da tempo solo sulla carta, dato che di fatto tanto i raid israeliani contro Hezbollah quanto le risposte del gruppo islamico contro Israele sono continuati. Con tanto di morti e feriti in costante aumento.
L’Ue – in questo contesto geopolitico così complesso – mira a una possibile nuova operazione post-Unifil (che si chiuderà nel 2026) e nel frattempo considera l’ipotesi di una missione “neutrale” sotto la guida dell’Onu per garantire la libertà di navigazione a Hormuz. Dal 13 al 15 maggio un altro evento potrebbe cambiare le sorti del conflitto o alimentare ancora il dibattito: la visita di Trump in Cina. Tra gli argomenti di discussione previsti con Xi Jinping questioni economiche e geopolitiche di rilievo che spaziano da Taiwan al Medio Oriente.
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