Food & beverage a Racalmuto, tanti temono non riaprire - QdS

Food & beverage a Racalmuto, tanti temono non riaprire

Irene Milisenda

Food & beverage a Racalmuto, tanti temono non riaprire

giovedì 14 Maggio 2020 - 00:00
Food & beverage a Racalmuto, tanti temono non riaprire

A Racalmuto una protesta degli operatori economici che più hanno patito la crisi Coronavirus. L’Amministrazione ha promesso azioni di sostegno, ma potrebbero non essere sufficienti

RACALMUTO (AG) – L’emergenza sanitaria da Coronavirus, da Nord a Sud, ha colpito duramente il settore food e beverage. I ristoranti di Racalmuto hanno aderito all’iniziativa #RisorgiItalia e dopo quasi due mesi di chiusura forzata hanno alzato le saracinesche, acceso le luci dei locali e apparecchiato un tavolo di fronte alle loro insegne. Un’iniziativa di protesta contro la mancanza di risposte concrete da parte del Governo per ripartire nel post Covid-19.

“È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche – ha detto il presidente dell’associazione Food and beverage locale, Sergio Schillaci – e tutti insieme dire no a norme suicide. Sia chiaro che non cerchiamo assistenzialismo, ma giuste misure che permettano la ripartenza delle nostre attività”.

Per protesta, gli esercenti hanno consegnato al sindaco Vincenzo Maniglia le chiavi dei rispettivi locali. “Si è discusso – ha detto il primo cittadino – anche sugli interventi che l’Amministrazione intende mettere in atto per agevolare e aiutare la ripresa delle attività commerciali. Nello specifico ci saranno interventi di riduzione delle tassazioni locali, Tari e Tarsu, per tutte le attività che sono state costrette a chiudere. Previste inoltre autorizzazioni straordinarie a estendere l’esercizio delle attività su spazi pubblici esterni per consentire il rispetto delle misure di distanziamento sociale previsti dalle norme”.

Anche il settore della cura e del benessere della persona è al collasso. E in molti potrebbero non riuscire ad aprire. “Stiamo provvedendo a organizzarci – hanno scritto in una lettera, inviata al presidente della Regione Nello Musumeci e al sindaco Maniglia, Simona Emmanuele per i centri estetici e Graziella Milazzo per i parrucchieri – per l’eventuale apertura dei nostri locali, sostenendo dei costi in merito a sanificazione, acquisto di attrezzature e materiale per la disinfezione, acquisto di mascherine, guanti, visiere e tutto quello che ne concerne. Chiediamo un aiuto concreto per la riapertura e l’adeguamento dei locali e anche sulla sensibilizzazione dei nostri concittadini per evitare l’esecuzione di servizi a domicilio che vanno ad alimentare il lavoro nero, mettendo a rischio la salute di tutti. Anche perché, in caso di contagio, saremo costretti a prolungare la nostra chiusura”.

Le linee guida dettate per consentire la riapertura hanno già ricevuto critiche e contestazioni. Vedremo quanti riusciranno a riprendere l’attività e quanti, invece, saranno costretti ad arrendersi non soltanto al Covid ma anche alla crisi che esso ha provocato.

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