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Radioterapia oncologica, al Campus Bio-Medico il nuovo acceleratore

Radioterapia oncologica, al Campus Bio-Medico il nuovo acceleratore

Grazie all’AI le cure vengono adattate in tempo reale

Roma, 7 set. (askanews) – Adattare in tempo reale il trattamento alle condizioni del paziente e all’evoluzione del tumore, direttamente durante la seduta di radioterapia, grazie all’intelligenza artificiale. È la principale innovazione che caratterizza il nuovo Adaptive Linac Ethos della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, inaugurato oggi in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia. Il Policlinico è tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo acceleratore lineare di ultima generazione. Attivo presso l’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica diretta dalla professoressa Sara Ramella, il nuovo macchinario entra a far parte dell’attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed è ora a disposizione di tutti i pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia.

L’inaugurazione si è svolta nel corso dell’evento dal titolo ‘Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente’, che ha visto la partecipazione del Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti e dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, del Prefetto di Roma Lamberto Giannini e della Presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo. L’iniziativa si è conclusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana. A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all’inizio del percorso e poi replicato per tutte le sedute, il nuovo Adaptive Linac Ethos utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell’irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure.

Il cancro continua a costituire una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. In questo scenario, la radioterapia riveste un ruolo centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di questo genere di trattamenti durante il percorso terapeutico, stando all’ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). La radioterapia, inoltre, contribuisce a raggiungere il 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO). Il trattamento radioterapico può essere utilizzato per tutte le tipologie di tumore, con un impatto particolarmente significativo nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica.

L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica del Policlinico Campus Bio-Medico opera in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale presso la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino, attraverso un approccio multidisciplinare che integra competenze specialistiche, tecnologie avanzate e attenzione ai bisogni della persona. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti complessivamente quasi 7.000 pazienti, con l’erogazione di oltre 149.000 prestazioni. Nei primi sei mesi del 2026 il numero di pazienti ha sfiorato quota 5.000, mentre sono state superate le 72.000 prestazioni.

‘La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate’, ha affermato il Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti, che poi ha continuato: ‘L’introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione che accompagna l’attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all’individuo nella sua integralità. È questa visione, fondata sull’incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent’anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione’.

‘Il nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento assolutamente strategico per il nostro Policlinico, perché permette ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti sempre più efficaci, precisi e personalizzati’, ha sottolineato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale della Fondazione Paolo Sormani. ‘Un’innovazione’ – ha aggiunto Sormani – ‘tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno attraverso l’attività assistenziale svolta dal nostro Policlinico nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Tecnologia al servizio della collettività, accessibilità e prossimità sono elementi centrali della nostra missione sociale, secondo quell’ideale di umanizzazione delle cure che caratterizza fin dalle origini la nostra Fondazione’.

Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, ha dichiarato: ‘L’introduzione di una tecnologia così avanzata non rappresenta soltanto un approdo scientifico-operativo ma costituisce certamente un importante indicatore di qualità, sia sul fronte sanitario che su quello della attuazione dei diritti civili. Il diritto alla salute è uno dei cardini della nostra Costituzione e si realizza pienamente quando la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona. Di fronte alla malattia oncologica, ogni passo avanti nella capacità di diagnosticare, trattare e accompagnare chi soffre assume un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico. L’intelligenza artificiale e le nuove frontiere della medicina ci consegnano possibilità fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili: il compito delle Istituzioni e delle strutture sanitarie è fare in modo che questo progresso ponga al centro del sistema la tutela della vita, della dignità e dell’integrità della persona. In questa prospettiva, il Campus Bio-Medico conferma il valore di una sanità capace di coniugare alta specializzazione, innovazione e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti e di una intera Comunità’.

Titti Di Salvo, Presidente del Municipio IX di Roma Capitale, ha commentato: ‘La presenza del Policlinico Campus Bio-Medico a Trigoria rappresenta un punto di riferimento molto importante per il nostro territorio, dal punto di vista sanitario, scientifico e della formazione. L’introduzione di questa nuova tecnologia ne è un’ulteriore testimonianza e conferma l’attenzione che il Policlinico e i suoi professionisti dedicano alla comunità, ai pazienti e alle loro famiglie, con un approccio che mette sempre al centro la persona e che coniuga competenze cliniche e profonda umanità. Spero davvero che questo nuovo macchinario possa offrire nuove opportunità di cura e guarigione e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti’.

‘Con il nuovo Adaptive Linac il trattamento non resta uguale per tutta la durata delle cure, ma può essere regolato sulla base delle condizioni reali del paziente osservate in occasione di ciascuna seduta’, ha spiegato il Direttore di Radioterapia oncologica del Policlinico Sara Ramella. ‘Durante il percorso terapeutico, infatti, possono verificarsi modifiche nella forma, nella dimensione, nella posizione del tumore o degli organi circostanti. La possibilità di tenerne conto in tempo reale ci consente di rendere il trattamento ancora più appropriato ed efficace, concentrando la dose radiante dove serve e preservando maggiormente i tessuti sani. E ciò può tradursi anche in una migliore tollerabilità delle cure’.