Una grande autrice di gialli del Novecento, Agatha Christie, ha inventato, fra tanti personaggi, “Il più grande investigatore del mondo”, ossia Hercule Poirot. Egli diceva che in ogni vicenda avrebbe sempre scoperto il colpevole dell’omicidio, perché metteva insieme i dettagli, ossia tutti particolari che agli altri sfuggono. Mentre, sosteneva: “A Poirot nulla sfugge”.
Inoltre, il belga (tale era la nazionalità dell’investigatore) cercava in tutte le vicende il movente, cioé quel fatto, quella circostanza, quella situazione che generava il delitto.
Che c’entra questo incipit con la vicenda Ranucci-Lavitola? C’entra, perché essa appare talmente semplice e contestualmente misteriosa che diventa estremamente difficile trovare “l’assassino”. Ma anche in questo caso bisogna tentare di partire dal movente, cioè perché tutto questo ambaradan è nato, cosa si prefiggeva di raggiungere, quale era la sua finalità. Allo stato dei fatti, questo scenario appare fortemente ambiguo.
Ranucci, Moro e Falcone: un paragone difficile da comprendere
Ancora più misterioso appare la comunicazione di Ranucci secondo cui – come scritto sui suoi profili social – egli si paragona a Moro e Falcone. Si tratta di una comunicazione incomprensibile, perché non vi può essere nessun collegamento, né di fatto né di sostanza, fra le vicende di altre epoche – che sono state conseguenza di situazioni nazionali enormi – e quella tutto sommato di piccole dimensioni, almeno così sembra, che oggi commentiamo.
Dobbiamo ricordare che il corpo di Moro, ritrovato nel bagagliaio della R4 in via Fani, fu conseguenza di un omicidio che effettuarono le Brigate Rosse, le quali non potevano sopportare che il leader democristiano realizzasse in Italia il famoso “compromesso storico”, vale a dire un governo fra democristiani e comunisti. Già questo fa vedere la dimensione di quell’evento, che ha assunto una valenza storica di enorme portata.
L’altro paragone incomprensibile è con Giovanni Falcone. Egli fu ucciso dalla mafia perché stava scavando troppo in profondità e si stava avvicinando “pericolosamente” alla verità. Di quale verità stiamo parlando? Di quella di una mafia collusa e connessa con una schiera di uomini politici dell’epoca.
Ribadiamo l’incomprensibile collegamento nella dichiarazione con questi due eventi epocali, che ancora non sono stati del tutto portati alla luce. Forse ci vorranno ancora decenni per capire le vere cause che li hanno determinati.
Ma torniamo a questa vicenduccia e ritorniamo al punto di partenza: quale può essere stato il “movente” che ha fatto prendere iniziativa al faccendiere Lavitola, per creare un finto attentato dietro la porta di casa di Ranucci? Egli ha dichiarato che l’evento doveva creare clamore per fare apparire il giornalista un personaggio di rilievo nazionale, al punto da farlo diventare un possibile candidato alle prossime elezioni, non come semplice deputato o senatore, ma perfino come primo ministro del nostro Governo. Un primo ministro artificiale, senza truppe alle spalle, che i partiti – verosimilmente quelli del centrosinistra – avrebbero dovuto mettere alla testa della loro compagine per le sue capacità straordinarie nel cercare la verità.
Il possibile movente politico della vicenda
Tale evento, ripetiamo, sembra inverosimile, anche perché il “movente” dichiarato sembra del tutto inconsistente. Infatti non comprendiamo, forse per la nostra grande ignoranza, come potrebbe essere possibile che quattro-cinque compagini politiche, che non si mettono d’accordo su niente per affrontare la difficile campagna elettorale del 2027, avrebbero potuto prendere un Ranucci e metterlo a capo del loro schieramento.
Da vecchio giallista, penso che vi debbano essere altre ragioni, cioè altri “moventi” o forse il “movente” principale, che però dichiaro di non vedere in questo momento.
La Procura della Repubblica di Roma sta raccogliendo documenti di vario tipo e siamo convinti che, scavando scavando nel terreno giusto – e non in quello fantasioso fino a oggi battuto – porterà a galla la verità. Non ne siamo certi, ma ci vogliamo contare, ricordando, per chi avesse letto i romanzi di Ian Fleming e il suo agente 007, la famosa “Spectre”.

