Rapporto Diste, alla Sicilia servono 8 anni per tornare ai valori del 2007 - QdS

Rapporto Diste, alla Sicilia servono 8 anni per tornare ai valori del 2007

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Rapporto Diste, alla Sicilia servono 8 anni per tornare ai valori del 2007

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venerdì 31 Dicembre 2021 - 16:54

La crisi morde la Sicilia da oltre un decennio, tuttavia, secondo l’analisi previsionale sull’economia delle Isole, elaborato dal Diste, “con difficoltà si stanno recuperando i livelli del 2008.

La crisi morde la Sicilia da oltre un decennio, tuttavia, secondo l’analisi previsionale sull’economia delle Isole, elaborato dal Dipartimento studi territoriali della Diste Consulting, “con difficoltà si stanno recuperando i livelli del 2008” scrivono  e l’occupazione salirà al 43,5%, rispetto al 41,9% del 2021, tuttavia, il futuro della Sicilia rimane nelle mani dei siciliani, chiamati a fare scelte inedite e coraggiose.

Diste e il Rapporto pubblicato dal 1995

Il “Rapporto”, che viene pubblicato ininterrottamente dal 1995, è giunto alla 54esima edizione ed evidenzia  un cono d’ombra, soprattutto nel settore dei servizi, “in particolare nel turismo”.
La peculiare analisi è stata presentata ieri da Alessandro La Monica, responsabile operativo della Diste Consulting. Ne ha discusso con Franco Mazzola, prorettore dell’UniPA, l’imprenditore della sanità, Giammarco Costanzo, Luca Paolazzi, consigliere del MEF, Rosario Faraci, economista dell’Università di Catania e con l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao.

Otto anni ancora per arrivare ai valori del 2007

I lavori sono stati coordinati da Pietro Busetta, presidente Istituto Esperti Studi Territoriali.
Secondo Busetta, con questo trend di crescita e senza l’incognita pandemia, ci vorranno «circa otto anni per ritornare ai valori del 2007. Non facciamoci prendere dall’entusiasmo».

La necessità di puntare su Ponte sullo stretto e fiscalità di sviluppo

Tutti gli interventi, dal professore universitario, all’analista e dall’imprenditore al politico hanno messo in evidenza la necessità di semplificare le procedure amministrative, di compensare le opportunità e i livelli di reddito con il resto dell’Italia, di potenziare le infrastrutture digitali e della viabilità, compreso la necessità di realizzare il Ponte sullo Stretto. E in ultimo, cosa più importante, puntare sulla fiscalità di sviluppo.

Tuttavia, il Ponte sullo Stretto, ritenuto strategico per la politica – un po’ meno per chi in Sicilia si muove lungo le assi viarie primarie, secondarie e per raggiungere le aziende agricole – secondo Paolazzi, «non potrà risolvere» il problema della viabilità, considerato che «è complicatissimo muoversi da Palermo a Bari».
Lo scenario che ha prefigurato La Monica ha come sfondo la pandemia, ma la crisi affonda le sue origini in un tempo ancor più remoto rispetto a ciò che ha portato all’anno zero.

Nel Rapporto si descrive “un percorso di recupero in progressivo rafforzamento fino ad autunno inoltrato”, che sarebbe determinato dal calo dei contagi.
Si iniziano a “vedere le piccole luci”, dopo avere navigato al buio, anche grazie – si legge – alla “politica economica espansiva tempestivamente attivata dall’Unione europea seguendo la bussola del digitale e della sostenibilità, che costituiscono le architravi del gigantesco Piano nazionale di ripresa e resilienza che dovrà dare al Paese un volto nuovo e più equo”.

Il Superbonus 110 spinge gli investimenti nelle costruzioni

Si descrive una crescita del PIL del 5% che permetterebbe di recuperare una parte delle ingenti perdite che si sono generate dall’inizio della pandemia.
Il Super bonus 110% ha favorito gli investimenti nel settore delle costruzioni, dall’8,3%, ante “anno zero”, ha raggiunto il 15,9%. La migliore proiezione del report.

Giù gli investimenti in beni strumentali

Crollano, complice la sfiducia, gli investimenti in beni strumentali, nonostante le agevolazioni fiscali adottate dal Governo. Rispetto al 13% del 2019 il rilevamento riporta un tiepido 9,1%.
La previsione non è migliore per i “consumi delle famiglie”, siamo ben lontani dal 12% dal preCocid19, l’indice è appena del 4%.

Forte recupero nel settore Agricoltura

Forte recupero del valore aggiunto, rispetto alla situazione apocalittica che ha portato la pandemia, nel settore agricoltura, zootecnia e pesca. Quello che dovrebbe essere considerato il punto d’appoggio della leva dello sviluppo dell’economia siciliana riprende più del 90% di quanto aveva perso e aumenta del 6%.
Il manufatturiero cresce del 6% e recupera anch’esso il crollo di quasi il 90%.

Cresce moderatamente il settore dei servizi

In Sicilia il più importante settore economico è quello dei servizi. Nel 2021 il valore aggiunto rilevato è del 4,1% in più rispetto al 2020 e negativo del 4,9% sul 2019.

Il Rapporto certifica un recupero di “appena il 43%” della perdita.
I servizi rappresentano oltre l’80% dell’economica della Regione, l’allarme lanciato Comitato scientifico della Diste Consulting non lascia spazio a interpretazioni: “un rilancio moderato dei servizi anche nel 2022 rischia di rinviare nel tempo l’uscita dal cono d’ombra in cui è stata relegata la Regione dalla crisi pandemica”.
Polare anche l’incremento dell’occupazione, arrotondata all’1,0%. Nel 2020 hanno trovato lavoro circa 36 persone al giorno.

Tasso di occupazione e disoccupazione previsti

Sotto “uno” anche il tasso di occupazione previsto (rapporto tra gli occupati e la fascia di età 15-65 anni), sale di 0,9%, dal 41,0% al 41,9%, di poco in quanto solo nel 2020 la Sicilia ha perso 63.028 residenti.
Il sussulto di ricrescita, alimentato anche dalla focosa discussione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, avrebbe alimentato anche l’incremento del “numero di persone alla ricerca attiva di occupazione che si riflette sul tasso di disoccupazione, previsto passare dal 17,9% del 2020 al 18,9%”.

Il PNRR nel 2022 dovrebbe muovere concretamente i primi passi, ciò determinerebbe – secondo il Rapporto  – “nuovo sostegni alla fase di rilancio”, nuova occupazione e stabilizzazione dei contratti di lavoro a tempo determinato, quindi, oltre 50 mila posti di lavoro in più rispetto al 2021, portando il totale degli occupati a 1 milione 410  mila, 46 mila unità in più rispetto alla pre-pandemia.

Numeri che rimangono lontani da quelli registrati nel 2007. Per ritornare all’anno in cui  Steve Jobs ha lanciato sul mercato l’iPhone, mancherebbero all’appello circa 70 mila posti di lavoro.
Gli analisti, tuttavia, non perdono di vista l’effetto che potrebbero avere nuove misure preventive al diffondersi della pandemia (soprattutto nella stagione invernale), “frenano la crescita e ritardano il rientro ai livelli pre-pandemia”.


È  il leitmotiv di tutto il Rapporto, una sorta di parafulmine, anche se studiosi e tecnici si dichiarano fiduciosi sullo scenario 2022, rispetto alla diffusione dei contagi.
Positività che si rifletterebbe anche sulla crescita del PIL, che crescerebbe quasi del 4,6%, con il “recupero totale delle perdite registrate nel 2020”.

Lo stato di salute delle imprese

Il documento analizza anche lo stato di salute delle imprese. In Sicilia “nel biennio connotato dalla presenza del coronavirus la base produttiva si è ampliata di 11.216 unità, fino a raggiungere una consistenza di 381.269 imprese”, oltre 360 quelle artigiane. Un cenno di respiro considerato che dal 2009 al 2019 ne sono scomparse 13486, secondo Unioncamere.
“Si riducono i fallimenti”, si legge nell’Analisi, “il numero dei fallimenti da gennaio a ottobre – 2021, n.d.r. – è comunque minore rispetto al livello pre-Covid”.

Cauto ottimismo, sull’intensità delle “piccole luci”, anche determinato dalla mancata approvazione dell’esercizio provvisorio. La Sicilia è l’unica Regione d’Italia a non avere lo strumento finanziario che avrebbe permesso di affrontare l’inizio dell’anno in “dodicesimi”, questo – all’apparenza ininfluente – non aiuta in termini di credibilità e slancio verso la fine del tunnel.

Dal primo gennaio ai fornitori di beni e servizi della Regione non verranno liquidate le fatture fino all’adozione dell’esercizio provvisorio che dovrebbe avvenire a strettissimo giro. Fino a quella data si potranno pagare solo le spese obbligatorie.

Il Covid-19, l’unico evento eccezionale verificatosi dal 1946, ha fatto venire alla luce tutte le inadempienze storiche da imputare a oltre 75 anni di mal governo.

La Sicilia si è fatta trovare impreparata ad affrontarlo, cosa diversa di altre Regioni a Statuto Speciale che negli anni hanno volato più in alto e gli effetti della pandemia sono stati attutiti con maggior vigore.

I costi dell’insularità

La presentazione del “Rapporto” è stata conclusa dal professore Armao, vice presidente della Regione Siciliana. Ha parlato dei costi dell’insularità del Ponte sullo Stretto e del fatto che realizzazione non è più negoziabile, insomma di argomenti che non hanno niente a che vedere con l’impennata dei prezzi di luce, gas e carburante, che si ripercuotono sullo stato di “salute” delle famiglie. Anch’esso analizzato dal Comitato scientifico che ha messo in evidenza l’incidenza dell’inflazione, “non più derubricata a fenomeno transitorio”.

La politica appare, sempre più spesso, lontana dal mondo reale che in piena pandemia si è affidato all’hashtag #andràtuttobene e che al risveglio dell’incubo, grazie ai vaccini, non riesce a percepire la lucina auspicata anche dal professore Busetta.
Occorre una stella cometa, dalla luce intensa.
L’anno che verrà darà un’ulteriore possibilità ai siciliani, come paradossalmente l’ha data la pandemia e il PNRR, quella di fare scelte inedite e coraggiose.
                                                                                            

Vincenzo Lapunzina

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