Home » Editoriale » Referendum, ho votato “Sì”

Referendum, ho votato “Sì”

Referendum, ho votato “Sì”
Referendum Giustizia – foto di Adnkronos

Esito chiaro, pensare al dopo

Il Popolo ha sempre ragione: circa il cinquantotto per cento degli aventi diritto al voto – tra cui i residenti all’estero – ha decretato la vittoria del “No” sul “Sì”. Cosicché, la Carta costituzionale resta intonsa, mettendo nel nulla la defatigante procedura adottata dal Governo e dalla Maggioranza, che ha impegnato il Parlamento in ben quattro sessioni, le quali hanno portato all’approvazione del testo sottoposto al referendum proprio perché nelle stesse non è stato approvato a maggioranza qualificata, secondo l’articolo 138 della Costituzione.

Fatta questa necessaria premessa, dico subito che ho votato “Sì”, ma con molta titubanza, essendo le ragioni dell’uno e dell’altro versante piuttosto deboli. Per cui, a mio avviso, non vi era una ragione secca per votare “Sì” o “No”.

Il “No” vince: l’opposizione trasforma una questione tecnica in una lotta politica

Tutta l’opposizione ha avuto la capacità di trasformare un giudizio popolare su una questione tecnica – che è la modifica della Costituzione prevista dai Padri costituenti – in una lotta politica, quasi un antipasto di quello che si verificherà con le elezioni del Parlamento nel 2027.

Giorgia Meloni ci ha messo la faccia e così hanno fatto i leader del centrodestra, ma, evidentemente, le ragioni espresse non sono state convincenti per la maggioranza delle elettrici e degli elettori, che si sono tenuti al sicuro non essendo convinti della proposta, così mantenendo lo status quo costituzionale.

Molte ragioni del “Sì” erano strumentali, fra cui il fatto che la Riforma avrebbe migliorato il sistema per avere una Giustizia più giusta. Questo argomento nulla aveva a che fare con la stessa.

D’altra parte, i fautori del “No” hanno messo in evidenza un argomento altrettanto farlocco e cioè che la Riforma avrebbe portato i pubblici ministeri alle dipendenze del Governo.

Come abbiamo scritto prima, l’opposizione ha battuto molto sulla questione politica, cioè più sui cattivi comportamenti (secondo la tesi dei partiti attualmente in minoranza in Parlamento) del Governo piuttosto che sul contenuto della legge approvata in via provvisoria.

Quindi, fra uno strombazzare di ragioni dall’una e dall’altra parte e l’incomprensibilità dei quesiti, molti votanti si sono mossi più su questioni umorali che razionali.

Tutto resta come prima: correnti, ingiuste detenzioni e risarcimenti impossibili

Le conseguenze di questo esito referendario non vi saranno, perché tutto resterà come prima, con i pregi e con i difetti: le correnti dei magistrati continueranno a decidere chi debba andare nei posti dirigenziali; gli arresti e le condanne di innocenti continueranno a esserci; i risarcimenti saranno effettuati solo per coloro che hanno subito l’ingiusta detenzione, mentre chiunque sia stato oggetto di ingiusta condanna risoltasi con l’assoluzione con formula piena, non potrà essere risarcito per la ragione che vi spieghiamo.

Chi dovesse intentare causa allo Stato per vedersi rimborsati i soldi spesi in tempo perso, trasporti, onorari degli avvocati difensori, eccetera, dovrebbe dimostrare che la sentenza erronea sia stata frutto di dolo o colpa grave del giudice, il che è praticamente indimostrabile. Per cui, chi ha tirato fuori questo argomento a favore della Riforma ha sbagliato perché era del tutto ininfluente. Infatti essa non modificava questo stato di cose, facendo rimanere inalterata l’impossibilità del risarcimento per ingiusta condanna penale.

Crisi energetica, guerre e recessione: le vere priorità dopo il referendum

Finito questo periodo burrascoso, in cui non si è parlato d’altro e in cui i membri del Governo e dell’opposizione non si sono occupati di tante altre questioni che incidono sul benessere di cittadine e cittadini, bisogna guardare avanti, cioè affrontare la questione energetica, che diventa sempre più grave; la frattura fra gli Stati Uniti di Trump e l’Unione Europea; le guerre che divampano in Medio Oriente, quella fra Usa e Iran, e in Europa, fra Russia e Ucraina, quest’ultima scomparsa dall’orizzonte dell’informazione.

La crisi energetica azzererà il supposto incremento del Pil 2026 dello 0,5 per cento, anzi, sarà possibile il pericolo di recessione. Quindi, Governo e maggioranza devono affrontare i meccanismi della crescita, che passa da cospicui investimenti pubblici e sostegno del sistema produttivo. Altro che trastullarsi col Referendum.