Regione e Ars, richiamo al dovere Sicilia sottosviluppata Otto cause principali - QdS

Regione e Ars, richiamo al dovere Sicilia sottosviluppata Otto cause principali

Carlo Alberto Tregua

Regione e Ars, richiamo al dovere Sicilia sottosviluppata Otto cause principali

giovedì 04 Giugno 2020 - 00:00

Evasione, nero, mafia, corruzione, blocco dei cantieri, leggi e procedure complicate, inefficienza della Pubblica amministrazione, dirigenti irresponsabili, sono queste le otto cause più importanti del sottosviluppo della Sicilia.
La responsabilità oggettiva delle stesse è della classe politica degli ultimi decenni, che non è stata in condizione di impostare un piano vero di riforme per ribaltare lo stato di afasia e di sottosviluppo in cui versa la nostra Isola, le cui condizioni peggiorano settimana dopo settimana.
Analizziamole brevemente.
L’evasione e il nero vanno a braccetto con le attività della malavita organizzata, la quale, proprio quando tutto è nell’ombra, agisce meglio e ottiene i migliori risultati economici e di controllo del territorio.
Evasione e nero costituiscono l’ambiente adatto per la diffusione della corruzione, la quale può prescindere dalla criminalità organizzata e qualche volta si verifica per l’inefficienza della Pubblica amministrazione. Tale inefficienza è conseguente al comportamento indecoroso dei dirigenti, i quali hanno una sola attenuante: l’ipotesi di reato per “abuso d’ufficio”.

Nonostante ciò, i dirigenti che avessero il senso di responsabilità, dovrebbero comunque ed in ogni caso far funzionare i propri dipartimenti, esitando tutte le richieste di imprenditori e cittadini ed emettendo o negando quei provvedimenti che invece giacciono per mesi e per anni sui tavoli e nei cassetti di tanti dipendenti pubblici senza decoro.
In questo quadro, hanno ruolo principale leggi e procedimenti che non sono compatibili con un programma di sviluppo, perché complicate, farraginose, illeggibili e spesso inapplicabili. Il lato peggiore delle leggi è la loro compilazione, che prevede l’attuazione mediante provvedimenti e decreti successivi, in una mole certamente non compatibile con la necessità di ottenere effetti in tempi ravvicinati.
Ulteriore conseguenza negativa è l’estendersi di una sorta di sottobosco e di stagno nel quale tutti possono pescare nel torbido, danneggiare la cosa pubblica e ottenere vantaggi personali .
Chi può mettere al riparo il tessuto socio-politico così danneggiato? Certamente la classe dirigente politica, burocratica e quella della società civile. Tale classe dirigente ha non solo il diritto di guidare gli altri, ma soprattutto il dovere di guidare la gente comune con senso dell’etica e nell’alveo dei principi di onestà, correttezza e senso del dovere e del servizio.
In primis, proprio per il suo primato, è la classe politica che deve esprimere un processo rapido ed efficiente per ribaltare lo stato delle cose e passare dall’immobilismo ad una attività effettiva, che consenta di utilizzare tutte le risorse che vi sono nella nostra Isola.
Così si movimenta l’economia, per tendere alla crescita, con la conseguente creazione di decine e forse centinaia di migliaia di posti di lavoro.
La questione trattata non è nuova, la ribadiamo da lungo tempo e comprendiamo le ragioni della sordità della classe politica, ma certamente non possiamo giustificarla, perché il danno che essa crea è enorme e nessun settore, pubblico o privato, può sostituirsi ad essa.

La mafia è stata intersecata col tessuto sociale. Si dice che essa aprì la strada a Garibaldi da Calatafimi allo Stretto. Si dice anche che si accordò con gli alleati quando sbarcarono in Sicilia, per spianare loro la strada e attraversare l’Isola con tranquillità.
Difficile è da sradicare perché spesso si trova nella mentalità di strati della popolazione, anche per la debolezza delle istituzioni. Qualcuno dice che si può avere giustizia e lavoro dall’organizzazione criminale piuttosto che dallo Stato (sic!).
La corruzione è anche frutto della cultura del favore, che prescinde dal merito, secondo la quale si deve chiedere per ottenere ciò cui si ha diritto. Essa è una delle cause principali della chiusura dei cantieri e del blocco delle opere pubbliche.
Identificate le otto cause, Stato, Regione ed Enti locali devono provvedere a rimuoverle subito, non domani. Non più promesse, ma atti concreti.

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