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Regione: formazione e lavoro senza connessione. Le professionalità non si trovano o fuggono via

Regione: formazione e lavoro senza connessione. Le professionalità non si trovano o fuggono via

Molte aspettative riposte nel Programma Gol per collegare finalmente i corsi alle necessità delle imprese

PALERMO – La Regione Siciliana ha approvato in via definitiva l’aggiornamento del Par, il Piano attuativo regionale del programma Gol per il triennio 2024–2026, uno dei più importanti strumenti previsti dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per il rilancio delle politiche del lavoro. Il decreto dirigenziale del Dipartimento Lavoro, chiude formalmente il percorso di programmazione regionale nella fase conclusiva del Pnrr e recepisce le indicazioni del ministero del Lavoro e dell’Unione europea, comprese le nuove scadenze fissate entro il 30 giugno. Dietro l’impianto tecnico e amministrativo, emerge però una questione molto più concreta: la Sicilia riuscirà davvero a trasformare queste risorse in lavoro stabile e opportunità reali oppure il programma rischia di restare soltanto una gigantesca operazione numerica?

Programma Gol: cos’è e perché in Sicilia vale più che altrove

Il programma Gol, acronimo di Garanzia occupabilità dei lavoratori, nasce con l’obiettivo di aiutare le persone disoccupate, fragili o in difficoltà economica a rientrare nel mercato del lavoro attraverso percorsi di orientamento, formazione e aggiornamento professionale. Non si tratta semplicemente di corsi finanziati, ma di una riforma strutturale che dovrebbe modernizzare l’intero sistema delle politiche attive italiane. In Sicilia, territorio storicamente segnato da alti livelli di disoccupazione, precarietà e forte emigrazione giovanile, il programma assume un peso ancora più rilevante perché coinvolge un numero sostanzioso di cittadini e una quantità di risorse economiche senza precedenti.

131mila beneficiari e 52 milioni di euro: i numeri del Par Gol Sicilia 2024-2026

I numeri previsti dal nuovo Par sono infatti molto elevati. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025 dovevano essere presi in carico oltre 131 mila beneficiari, ai quali si aggiungeranno migliaia di utenti nel primo semestre del 2026. Parallelamente, quasi 98 mila persone dovranno completare percorsi formativi, mentre ulteriori beneficiari saranno coinvolti nei mesi successivi fino alla scadenza finale fissata dall’Europa. Per sostenere questo enorme meccanismo la Regione potrà contare su oltre 52 milioni di euro (appena il 2% del budget nazionale, una cifra che appare troppo risicata) destinati esclusivamente alla formazione professionale, tutti finanziati attraverso le risorse del Pnrr.

Competenze digitali obbligatorie in tutti i percorsi

Uno degli aspetti più importanti riguarda la centralità delle competenze digitali. La Regione ha stabilito che tutti i percorsi formativi dovranno obbligatoriamente includere moduli dedicati alle competenze informatiche e digitali, seguendo il framework europeo DigComp. Questo significa che la digitalizzazione non viene più considerata una competenza aggiuntiva o opzionale, ma una condizione indispensabile per poter entrare o restare nel mercato del lavoro. È una scelta coerente con la trasformazione in atto in quasi tutti i settori produttivi. Oggi anche attività tradizionali richiedono l’utilizzo di piattaforme online, strumenti informatici, applicazioni digitali e procedure telematiche. La capacità di usare la tecnologia è diventata un requisito minimo quasi ovunque, dai servizi amministrativi fino al commercio, dalla logistica alla pubblica amministrazione.

La corsa contro il tempo: tutto da completare entro il 30 giugno con una burocrazia lenta

Nonostante l’impianto teorico appaia corretto e in linea con gli obiettivi europei, il problema più grande non riguarda né i finanziamenti, né la progettazione normativa. Il vero nodo è il tempo. Tutti gli obiettivi fissati dal Pnrr dovranno essere raggiunti entro il 30 giugno prossimo, e questo lascia alla macchina amministrativa regionale pochissimo tempo oramai per completare un lavoro enorme. In un arco temporale estremamente ridotto, sarà necessario individuare i beneficiari, convocarli, effettuare i colloqui di orientamento, costruire i percorsi personalizzati, avviare i corsi, completare la formazione, certificare le competenze e chiudere tutta la rendicontazione amministrativa richiesta dall’Unione europea. Si tratta di un processo complesso persino per sistemi amministrativi molto più efficienti e organizzati. In Sicilia il rischio appare ancora maggiore perché il sistema regionale dei servizi per il lavoro soffre da anni di problemi strutturali, ritardi burocratici e carenze organizzative mai realmente risolte.

“Tutto deve essere realizzato – hanno sottolineato dall’Anfop, l’Associazione formatori professionali – senza integrazione con altri strumenti come l’Fse+, senza margini di flessibilità sui costi, e con una governance regionale strutturalmente frammentata. Il rischio è che il programma si trasformi in una corsa contro il tempo, più focalizzata sui target che sull’effettivo impatto nei territori e nelle vite dei cittadini siciliani”.

Centri per l’impiego sotto pressione e “effetto cliff”

I Centri per l’impiego, che rappresentano uno dei pilastri operativi del Programma, si trovano già oggi sotto forte pressione. Gli operatori devono gestire contemporaneamente attività di orientamento, procedure amministrative, controlli documentali, monitoraggio dei percorsi formativi e rapporti con enti di formazione e Agenzie per il lavoro. Tutto questo avviene spesso con sistemi informatici complessi e procedure amministrative lente.

Esiste poi un altro problema che molti osservatori considerano ancora più preoccupante: la mancanza di integrazione tra il Programma Gol e le altre politiche regionali ed europee. Il Piano appare infatti come un intervento isolato, scollegato da una strategia complessiva di sviluppo economico e occupazionale. Non emerge una vera connessione strutturale con il Fondo sociale europeo plus, con le politiche industriali regionali o con programmi di crescita territoriale di medio e lungo periodo. Questo rischia di indebolire fortemente l’impatto del Programma perché la formazione professionale produce risultati concreti solo quando esiste un tessuto economico capace di assorbire le nuove competenze generate. Se il mercato del lavoro rimane fragile, e il sistema produttivo non cresce, anche i migliori percorsi formativi rischiano di non tradursi in occupazione stabile.

Molti esperti parlano ormai apertamente del pericolo di un “effetto cliff”, cioè di una brusca interruzione del sistema alla fine del finanziamento europeo. Il timore è che, una volta terminati i fondi del Pnrr nel giugno 2026, molte strutture operative possano rallentare o fermarsi improvvisamente, disperdendo competenze, professionalità e percorsi costruiti negli anni precedenti. In una regione come la Sicilia, dove il problema del lavoro ha caratteristiche strutturali e storiche, affrontare l’occupazione con strumenti temporanei e scadenze rigidissime rischia di produrre risultati molto limitati nel lungo periodo.

Il Par Gol Sicilia 2024–2026 rappresenta quindi una grande opportunità ma anche una sfida estremamente delicata. Dal punto di vista formale il Piano appare coerente con gli obiettivi europei e sostenuto da una dotazione finanziaria significativa. Tuttavia, la riuscita reale del Programma non dipenderà più dalla pubblicazione dei decreti o dalla correttezza tecnica dei documenti amministrativi. Tutto si giocherà sulla capacità concreta della politica regionale e della macchina organizzativa di accelerare le procedure, semplificare i meccanismi burocratici, rafforzare i servizi territoriali e integrare realmente il Programma con una strategia occupazionale più ampia e duratura. Senza interventi correttivi immediati, come una maggiore integrazione con il Fondo sociale europeo plus, procedure più snelle e una revisione dei tempi di attuazione, il rischio è che il Programma venga ricordato soprattutto per le cifre inserite nei report ufficiali e non per un miglioramento reale della vita delle persone. Sarebbe un fallimento non soltanto tecnico o amministrativo, ma profondamente politico, perché significherebbe aver sprecato una delle più grandi occasioni di investimento sul lavoro mai arrivate in Sicilia negli ultimi anni.

Il Dipartimento regionale: “Figure da formare indicate nel protocollo d’intesa siglato con Confindustria e Ance”

PALERMO – Il decreto del Dipartimento al Lavoro interviene su un allineamento generale delle tempistiche. Tutto dovrà confluire verso la stessa scadenza, in coerenza con gli obiettivi europei del Pnrr. Il senso è chiaro: non si può più procedere a rilento, perché i risultati devono essere raggiunti entro tempi precisi e verificabili. Dietro questa decisione c’è infatti una pressione concreta. I target fissati dall’Unione europea non riguardano solo l’avvio dei corsi, ma il loro completamento e, soprattutto, l’effettivo impatto sul lavoro. Se i numeri non saranno raggiunti, il rischio è quello di rallentamenti nei finanziamenti o, nel peggiore dei casi, di perdere risorse fondamentali.

Eppure, proprio mentre si fissa il traguardo, restano evidenti le criticità. In diverse aree dell’Isola i corsi non sono partiti con la rapidità prevista, mentre alcuni enti di formazione continuano a fare i conti con difficoltà organizzative e burocratiche. Il rischio, ora, è quello di una corsa concentrata negli ultimi mesi, con un accumulo di attività che potrebbe mettere sotto pressione l’intero sistema. Una situazione che renderebbe più difficile garantire qualità nella formazione e reale efficacia nei percorsi di inserimento lavorativo.

Il dirigente Foti allinea le scadenze: Ciapi di Priolo e Sicilia digitale Spa in campo

La Regione, dal canto suo, prova a rafforzare gli strumenti di controllo e monitoraggio. Il dirigente generale del dipartimento Lavoro, Ettore Foti, si è dovuto adeguare a queste scadenze imminenti: “Coerentemente con il Par Gol Sicilia, aggiornamento 2024-2025-2026, emanato nel gennaio scorso, le attività formative erogate a valere sull’Avviso 5/2024, concorrono al raggiungimento dei target Pnrr-Gol da conseguire entro il 30 giugno e, conseguentemente, tutti i termini previsti nell’Avviso stesso e nelle relative linee guida, nonché nei format ad essi allegati, sono da intendersi aggiornati e allineati a tale data”. Già dalla fine dello scorso mese di marzo le direttive sono state trasmesse al Ciapi di Priolo, l’ente controllato dalla Regione che si occupa della formazione professionale e delle politiche attive del lavoro, e alla società Sicilia digitale Spa, società partecipata della Regione che ha competenze nella progettazione, realizzazione e gestione di sistemi e servizi digitali, al fine di consentire l’implementazione di quanto previsto nel decreto, per quanto di competenza nei rispettivi sistemi informativi, denominati rispettivamente sistema informativo dedicato Ciapigol e sistema informativo dedicato Silav Sicilia.

Signorino (Dipartimento Formazione): “Figure indicate dal protocollo con Confindustria e Ance”

Abbiamo contattato la dirigente generale del dipartimento Formazione, Rossana Signorino, per inoltrare la serie di rischi che le associazioni datoriali hanno posto per via di questa imminente scadenza. “Negli ultimi due anni – ha riferito – la formazione è stata indirizzata dai dati della piattaforma camerale Excelsior, che ci ha guidati nelle figure da formare. L’ultimo avviso di formazione, attualmente in fase di svolgimento, ha preso le mosse dal protocollo di intesa firmato dal presidente della Regione Siciliana, Confindustria e Ance che hanno indicato le figure da formare. La formazione, storicamente, viene finanziata con le risorse comunitarie del Fondo sociale europeo e così si procederà in futuro”.

Restano dubbi sulle ulteriori delucidazioni chieste e in particolare sul fatto che il Programma Gol punta molto sulla formazione e sulle competenze digitali obbligatorie, secondo il framework europeo DigComp e su come si possa garantire che questi percorsi non restino solo teorici ma siano realmente collegati alle esigenze delle imprese siciliane e ai profili oggi richiesti dal mercato del lavoro. Così come sul punto che il nuovo Par prevede quasi 98 mila persone da formare entro scadenze molto strette e se la macchina regionale della formazione professionale sia realmente pronta a sostenere questi numeri, senza sacrificare la qualità dei corsi e dell’orientamento personalizzato. C’è poi quello che è uno dei punti critici evidenziati dalle associazioni datoriali, ovvero il rischio di un “effetto cliff” dopo la fine dei fondi Pnrr nel 2026. Su questi punti non sono però arrivate ulteriori risposte da parte del Dipartimento, ma restiamo in ogni caso a disposizione qualora si volessero dare altri chiarimenti ai cittadini.