Un Presidente della Regione sereno e sorridente quello che a Palazzo d’Orleans, nella sala intitolata a Maria Mattarella dopo la sua scomparsa, ha accolto i giornalisti per fare il punto su un anno di governo con l’occasione degli auguri di fine anno con la stampa. Renato Schifani affronta senza tirarsi indietro – talvolta solo girando un po’ intorno – tutti gli aspetti del 2025 ormai prossimo al termine, inclusi manovra finanziaria e rimpasto di giunta. Tanto da dire, tanto cui rispondere ai cronisti che comunque hanno domande da rivolgere al presidente della Regione che oltre ai grandi risultati per la Sicilia da ostentare ha anche immancabili grane da risolvere subito al nuovo anno.
La riforma del regolamento dell’Ars
Tra i buoni propositi per il nuovo anno c’é una riforma del regolamento parlamentare, perché secondo Schifani “con questo regolamento nessun governo è garantito”. Il regolamento in oggetto è quello dell’Ars, che prevede l’ausilio del voto segreto per ogni tipo di votazione. Così il presidente Schifani lancia dalla Sala Maria Mattarella di Palazzo d’Orleans un “appello a tutte le forze politiche per cambiare questo regolamento”. Ma per farlo, inevitabilmente, bisogna trovare il favore della maggioranza ed affrontare poi proprio il voto segreto a Sala d’Ercole con cui l’Aula potrebbe infine affondare la stessa riforma del regolamento. Certo è che sul tema il presidente Schifani intende andare avanti: “Mi incontrerò con il presidente dell’Ars e mi confronterò con lui sull’opportunità di una riforma”.
Schifani: “Galvagno ha salvato la finanziaria”
Grande attestato di stima per Gaetano Galvagno che in occasione della legge di stabilità “ha salvato la manovra”, dice Schifani. La questione finanziaria non è oggetto di preoccupazione, né di rammarico salvo la norma sulla compensazione dei dazi di Trump. “Si è aperta una trattativa tra maggioranza ed opposizione”, ricorda Schifani, e così il risultato è che la finanziaria proposta da Palazzo d’Orleans è stata approvata e tutto il resto – o quasi – è stato stralciato per un rinvio al collegato che già a gennaio ricomincerà l’iter legislativo regionale. Ma sul pacchetto di norme approntato ed ottenuto dalla Presidenza della Regione il governatore è soddisfatto: “Non ricordo in passato misure così forti, possenti”. Schifani ha fortemente sostenuto, anche in conferenza stampa, l’importanza del rilancio nel momento positivo.
Schifani vuole accelerare sulla parifica con la Corte dei Conti
Il momento positivo della Sicilia sta anche nei grafici prodotti per l’occasione dallo staff del presidente. Lo stesso presidente della Regione passa in rassegna alcuni dati. Tra questi il risultato di amministrazione che dal 2022, anno di insediamento con del governo Schifani con un disavanzo di 4 miliardi di euro, è arrivato alla chiusura del 2024 con un avanzo di 2,150 miliardi di euro per i quali il governatore ha già chiesto alla presidentessa della Corte dei Conti “di poter accelerare sulle udienze per la parifica”. Processo ineludibile perché la Regione possa trasformare gli oltre due miliardi di euro da virtuale conteggio a concreta finanza da mettere in cassa. E sulla questione della Corte dei Conti, oggetto di dibattito nazionale per la riforma voluta ed ottenuta dal governo Meloni, il presidente della Regione Siciliana si limita ad un saggio “il tempo ci dirà se la riforma della Corte dei Conti era necessaria, se funzionerà”.
Sicilia in crescita, trend da sfruttare
Il trend positivo della Sicilia, sul quale Schifani intende insistere rilanciando la posta, è quello che – stando ai dati della Regione – vede il Pil, partito dal 2022 a 102 miliardi di euro, raggiungere quota 115 miliardi in chiusura di 2025. Tra entrate correnti in aumento, andamento dell’occupazione con segno positivo e cassa integrazione che scende, il bilancio di fine anno del presidente Schifani è tutto un quadro roseo che il pacchetto di norme inserito in finanziaria vuol capitalizzare reinvestendo sul rilancio dell’Isola. Stando ai dati Svimez, nel periodo 2021-2024 la Sicilia è cresciuta più del Mezzogiorno (+12,6% l’Isola contro un +8% media Mezzogiorno) con percentuali incoraggianti nell’industria, nelle costruzioni e nei servizi. Ma alla Bit Schifani assicura che sarà di nuovo presente, perché anche il turismo è settore strategico da incentivare.
La notte a Palazzo dei Normanni per la finanziaria
In linea di massima, Renato Schifani appare ancora determinato, ostinato e contrario. Determinato sul programma che vuole portare a termine entro fine legislatura, ma ostinato e contrario a quelle che sono le dinamiche parlamentari prerogativa dell’Ars che, come lo stesso presidente ha ricordato, è un Parlamento con potere legislativo e non un semplice Consiglio di Regione. La notte in cui si è votata la finanziaria “ero nel palazzo, nella sala lettura”. Lo dice Renato Schifani confermando che al lungo e difficile travaglio per la legge di stabilità ha partecipato da Palazzo dei Normanni coordinando la strategia politica per navigare in porto il disegno di legge più importante dell’anno entro i termini previsti. Ma la presenza al Palazzo, per Schifani è stata anche motivo di grande lavoro intorno ad una maggioranza che anche in questa occasione ha dato colpi in direzione contraria, rischiando di inficiare il lavoro delle commissioni dopo che la maggioranza parlamentare ha portato da 28 a 134 articoli la finanziaria e poi l’ha affondata riducendola a poco più dei 28 articoli originari.
Caso Cuffaro, Schifani: “Nulla è cambiato”
Il nuovo anno inizierà con due grandi impegni regionali, uno a Palazzo d’Orleans e l’altro a Palazzo dei Normanni ma strettamente collegati. Renato Schifani non ha negato interventi in giunta, ma non ha dato alcuna conferma né indizi sull’ipotesi di rimpasto che circola ormai da diversi giorni. “Rimpasto obbligatorio”, dice il presidente, ma facendo riferimento a soli due assessorati. “Devo riempire due caselle per le quali ho tenuto l’interim”, afferma Schifani riferendosi chiaramente ai due assessorati tolti alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro.
E sul caso, il presidente conferma lo status quo: “Nulla è cambiato da quando ho dovuto estromettere non due assessori ma un partito”. Confermata fiducia nel lavoro e nella lealtà dei deputati democristiani all’Ars ma anche la critica severa sul modus operandi – di Cuffaro – non condiviso. Nessun riferimento però è stato fatto ad altri assessori, inclusi quelli tecnici che hanno già da tempo scatenato malumori all’interno del partito del presidente.
I tecnici Dagnino e Faraoni fuori rimpasto
Alessandro Dagnino e Daniela Faraoni non sono oggetto di rimpasto, stando alle parole non dette dal presidente. Inoltre, la delibera di giunta che è stata fatta pochi minuti più tardi ha confermato che il professor Alberto Firenze andrà a guidare l’Asp 6 come da iter già avviato e con parere favorevole della Commissione all’Ars. La casella di partenza di Daniela Faraoni verrà quindi impegnata ad un anno dalla sua delega assessoriale, e difficilmente la titolare dell’Assessorato di Piazza Ottavio Ziino andrà a casa senza neanche più la direzione generale dell’Azienda sanitaria più grande d’Italia.
La “deregulation” dell’Ars da risolvere
Dulcis in fundo, il presidente Schifani ha risposto al nostro giornale. L’anno alle porte si preannuncia come detto subito impegnativo, ed il quesito è sugli effetti del rimpasto per un avvio di lavori all’Ars scevro da malumori in maggioranza. Il primo banco di prova sarà, come annunciato da Gaetano Galvagno, il ddl Enti locali parcheggiato da oltre un anno su un binario morto. Ma subito dopo ci sarà il collegato alla finanziaria con una parte delle norme stralciate prima di natale. “Cambiando le regole cambiano secondo me anche i comportamenti”, risponde il presidente della Regione.
“Se riusciamo, io ed il presidente Galvagno, a mettere ordine in quello che è l’istituto con il quale ho aperto la mia conferenza stampa, le regole, tutto si può gestire meglio”, prosegue Schifani aggiungendo un inciso sulle regole del Parlamento siciliano che rispetta ma che sono regole che comunque “lanciano una deregulation dell’azione legislativa”. Il punto è quindi quel voto segreto con cui la deputazione regionale costituisce una occasionale maggioranza anti governo, quindi lo strumento che consente ai deputati di maggioranza di farsi opposizione d’occasione. “Nessun governo, con quel regolamento dell’Assemblea regionale siciliana, viene garantito”, ribadisce Renato Schifani che precisa: “Io non chiedo garanzie per me, ma significa attuare il programma per il quale ero stato eletto”. Tra le tessere maggiori del programma per il quale Renato Schifani è stato eletto ci sono i termovalorizzatori di cui ha mostrato i rendering 3D alla sala stampa.
Un 2026 con grandi appuntamenti per la Sicilia
In rassegna di risultati, infine ma non ultimi, Renato Schifani ha dato tempi e propositi per i vari work in progress della Regione. La autostrada A-19 Palermo-Catania, sulla quale è intervenuto per ridimensionare il frazionamento dei sub appalti, sarà pronta entro dicembre del 2026. Il Castello Utveggio invece cresce nel numero di visitatori e la Regione sta valutando il suo battesimo quale location di grandi eventi istituzionali. Nello specifico, Renato Schifani pensa all’ottantesimo anniversario dello Statuto speciale della Sicilia, il prossimo 15 maggio. In quell’occasione l’icona di Palermo aprirà le porte al suo primo grande evento cui potrebbero seguirne altri anche per grossi e prestigiosi contesti privati mediante i quali la Regione coprirà parte delle spese per il mantenimento del Castello.
A settembre invece si attende il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per l’inaugurazione della Control Room sulla sicurezza boschiva e non solo, che dovrebbe comunque essere pronta già in estate. Infine, ultimo ma tutt’altro che ultimo, la cardiochirurgia pediatrica di Taormina parrebbe ormai una questione d’onore per il presidente della Regione che nel ricordare come la struttura, eccellenza nel Mezzogiorno, è stata salvata da quanto prescritto dal decreto Balduzzi ha anche sottolineato la deroga allo stesso decreto concessa alla Regione Veneto. Su questo, ha assicurato Schifani, “ci faremo sentire”.
