Home » Inchiesta » Report Bankitalia: imprese siciliane al bivio. Senza investimenti la crescita resta bloccata

Report Bankitalia: imprese siciliane al bivio. Senza investimenti la crescita resta bloccata

Report Bankitalia: imprese siciliane al bivio. Senza investimenti la crescita resta bloccata

Una maggiore qualità dell’istruzione e della formazione diventa necessaria per ridurre i divari territoriali

PALERMO – Il sistema produttivo siciliano nel 2025 presenta un quadro marcatamente duale. Da un lato, emergono segnali incoraggianti: l’82% delle imprese ha conseguito un utile, la liquidità aziendale è cresciuta e il 9,6% delle aziende ha registrato una forte espansione occupazionale, superando la media nazionale. Settori come le costruzioni, trainato dai lavori pubblici del Pnrr, e la cantieristica navale, con un’impennata dell’export del 91,6%, rappresentano i fiori all’occhiello dell’economia isolana. Dall’altro lato, persistono criticità strutturali preoccupanti: la chimica e la raffinazione attraversano una crisi profonda con un crollo produttivo del 44,9%, mentre le esportazioni complessive calano del 10,8% a causa del tracollo dei prodotti petroliferi (-23,4%). Le piccole imprese continuano a soffrire per un costo del credito più elevato rispetto alla media nazionale e l’incertezza geopolitica frena le aspettative di investimento per il 2026.

Il sistema industriale siciliano si trova così a un bivio tra la necessità di accompagnare la riconversione dei settori tradizionali in crisi e la capacità di valorizzare le eccellenze emergenti, in un contesto di risorse pubbliche significative ma di fragilità strutturali ancora profonde. Un quadro in chiaroscuro, quindi, quello che emerge dall’analisi del rapporto annuale Bankitalia sull’economia della Sicilia presentato a Palermo lo scorso 26 giugno.

Nel 2025 l’attività economica in Sicilia è aumentata dello 0,6%, una crescita lievemente superiore a quella italiana ma in rallentamento rispetto all’anno precedente. L’industria in senso stretto ha registrato un lieve incremento dello 0,3%, mentre il settore dei servizi, che genera i quattro quinti del valore aggiunto regionale, ha rallentato allo 0,3% dal 2,1% del 2024. Le imprese siciliane mostrano complessivamente risultati economici positivi: l’82% ha conseguito un utile d’esercizio, in aumento di quasi 8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La liquidità disponibile è ulteriormente cresciuta, beneficiando dei positivi andamenti reddituali.

Industria manifatturiera: andamenti settoriali e dinamiche produttive

La chimica e la petrolchimica rappresentano il punto critico più significativo dell’industria manifatturiera. La produzione di coke, prodotti della raffinazione e prodotti chimici ha subito un crollo del 44,9% nel 2025. Le esportazioni di prodotti petroliferi sono diminuite del 23,4%, con un calo delle quantità del 6,5% e una riduzione delle quotazioni.

La cessazione della produzione degli stabilimenti siciliani di Versalis, in vista della riconversione in bioraffineria del sito di Priolo, rappresenta una sfida epocale per il sistema industriale isolano. Le tre raffinerie presenti in Sicilia (Milazzo, Isab e Sonatrach a Siracusa) garantiscono oltre i due quinti della capacità di raffinazione nazionale, ma il settore sta attraversando una profonda trasformazione.

Il comparto agroalimentare, invece, mostra segnali positivi. Le esportazioni sono aumentate del 7,1% nel 2025, con un incremento in termini reali del 6,3%, superiore alle aree di confronto. Nel settore manifatturiero, le industrie alimentari rappresentano il 28,4% dell’occupazione in imprese a forte espansione, evidenziando il ruolo trainante del comparto.

L’agricoltura, pur registrando una flessione produttiva dello 0,7%, ha beneficiato di precipitazioni in linea con le medie di lungo periodo, che hanno consentito il raggiungimento del 58% di riempimento degli invasi (contro il 37% del 2024).

Eccezione altamente positiva è quella del settore dei mezzi di trasporto, che ha registrato un forte incremento dell’export (+91,6%), legato alla vendita di navi destinate al mercato spagnolo. La cantieristica navale rappresenta un’eccellenza del sistema produttivo siciliano, con un’incidenza di imprese a forte crescita occupazionale dell’11,5%, superiore alla media nazionale.

Costruzioni, turismo ed export: i settori trainanti dell’economia siciliana

Il settore delle costruzioni rappresenta la nota più positiva del quadro produttivo. Il valore aggiunto è cresciuto dell’1,5%, con un incremento delle ore lavorate del 3,1% (superiore al 2,6% nazionale).

I lavori pubblici hanno sostenuto l’attività, con un’incidenza sul totale delle ore lavorate salita a quasi un terzo (dal 25% del 2024). Il comparto ha continuato a beneficiare dell’attuazione del Pnrr e dei bandi di gara per lavori pubblici, cresciuti significativamente sia in numero che in valore.

Va registrato altresì che le compravendite di abitazioni sono tornate a crescere del 7%, i prezzi sono aumentati del 3,4% e i canoni di locazione dell’1,7%. Le compravendite di immobili non residenziali hanno accelerato al 7,8%. Il settore delle costruzioni, di conseguenza, ha registrato la maggiore incidenza di imprese a forte crescita occupazionale.

Il settore terziario, da cui provengono quattro quinti del valore aggiunto, ha rallentato allo 0,3%. Nel 2025, le imprese con fatturato in aumento hanno sostanzialmente eguagliato quelle con vendite in calo.

Le presenze turistiche sono cresciute dell’1,6%, sostenute dall’incremento degli stranieri. Il traffico di passeggeri negli aeroporti ha ristagnato, mentre quello nei porti si è intensificato (+6,2%), sostenuto anche dalla dinamica crocieristica (+7,9%).

Il trasporto marittimo è diventato un settore strategico. Da solo contribuisce in misura rilevante all’economia regionale, generando poco meno del 4% del valore aggiunto delle società di capitali. In Sicilia sono operative mediamente 275 imprese dello shipping, con oltre 7.000 dipendenti e un valore aggiunto annuo di circa 900 milioni di euro.

Esportazioni e investimenti: le sfide delle imprese siciliane

Le esportazioni totali siciliane sono diminuite del 10,8%, a causa del crollo dei prodotti petroliferi (-23,4%). Questo settore rappresenta la metà dell’export regionale. La riduzione ha riguardato sia i Paesi Ue sia quelli extra Ue.

Le esportazioni di prodotti non petroliferi sono aumentate del 7,1%, superando le aree di confronto. Tra i settori in crisi ci sono quello farmaceutico, con un marcato calo e quello chimici, la cui crisi è strettamente connesso alla cessazione della produzione Versalis a Priolo. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite di quasi un terzo, con un calo più netto per i prodotti petroliferi e gli apparecchi elettrici. Le vendite verso i paesi del Nord Africa hanno inciso per oltre un decimo sul totale dell’export regionale.

Condizione economiche e finanziarie delle imprese

La redditività operativa, misurata dal rapporto tra margine operativo lordo (Mol) e attivo, è scesa al 7,7%, primo calo dopo la pandemia. La diminuzione ha interessato costruzioni e servizi, mentre la manifattura ha mostrato sostanziale stabilità. Il rapporto Mol/valore della produzione è sceso dall’8,2%, principalmente per l’aumento dell’incidenza del costo del lavoro. Il leverage è diminuito di quasi 3 punti percentuali al 31,9%, grazie all’incremento del patrimonio e all’uscita dal mercato delle aziende più indebitate. La riduzione è stata diffusa tra tutti i settori e classi dimensionali. La liquidità finanziaria è ulteriormente aumentata, con incremento dei depositi in conto corrente, che continuano a costituire la principale componente della liquidità aziendale.

I tassi di interesse per le imprese si sono ridotti in linea con il calo dei tassi di riferimento. Il Taeg sui nuovi finanziamenti a fini di investimento si è attestato al 5%, in riduzione di 0,8 punti rispetto al 2024. Nel quarto trimestre 2025, il divario rispetto al dato medio italiano era di 1,2 punti per i prestiti di liquidità e 0,7 punti per gli investimenti.

Le imprese siciliane continuano a sostenere un costo del credito più elevato, con le piccole imprese e quelle edili penalizzate da condizioni meno favorevoli.

Le imprese a forte espansione occupazionale

Il 9,6% delle imprese siciliane è risultato a forte espansione occupazionale, una quota superiore alla media nazionale del 7,9%. La percentuale di occupati in tali imprese (27,8%) era più alta rispetto alle aree di confronto. Tra i settori con maggior numero di imprese a forte crescita, l’incidenza sul totale era superiore all’Italia nel comparto del commercio, della manifattura e delle costruzioni, comparto con l’incidenza più elevata in Sicilia. Nella manifattura, le quote più elevate si registrano nella fabbricazione di prodotti in metallo (9%), nelle industrie alimentari (6,2%) e in quelle chi si occupano di riparazione e manutenzione (7,8%). La probabilità di registrare una forte crescita è associata positivamente a un maggiore livello di investimenti, una minore incidenza degli oneri finanziari, una maggiore produttività totale dei fattori e dei rapporti di fornitura con la pubblica amministrazione cui si aggiunge la partecipazione a operazioni di fusioni e acquisizioni. L’età dell’impresa e la dimensione di partenza risultano invece associate negativamente alla probabilità di alta crescita.

Oltre il 70% del valore aggiunto generato dalle micro e piccole società di capitali siciliane è riconducibile a imprese connesse da relazioni di fornitura o clientela alle grandi multinazionali. Le imprese connesse alle multinazionali mostrano una maggiore capacità di autofinanziamento, flussi di cassa operativi più elevati, un’esposizione creditizia a breve termine più contenuta, un indebitamento lievemente inferiore e tassi di interesse mediamente più bassi.

L’incertezza derivante dal contesto internazionale condiziona le aspettative per l’anno in corso. Quasi il 45% delle aziende prevede un fatturato in aumento, poco meno di un terzo ne prefigura un calo e sei aziende su dieci prefigurano una riduzione degli investimenti per il 2026. Positivo il numero di provvedimenti di autorizzazione nell’ambito della Zes unica che è più che raddoppiato (da 38 a 93), con la quota della regione sul totale salita dall’11 al 16%.

Le imprese siciliane beneficiano di una redditività complessivamente buona e di una liquidità crescente, ma devono fare i conti con un costo del credito più elevato e con un contesto internazionale incerto. La presenza di un tessuto di imprese a forte crescita occupazionale, superiore alla media nazionale, rappresenta un segnale incoraggiante.

La vera sfida per il sistema produttivo regionale sarà quella di accompagnare la riconversione dei settori in crisi, sostenere l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, e rafforzare la competitività sui mercati internazionali, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche che minacciano gli equilibri commerciali globali.

Trequattrini: “Fondamentale il nodo del capitale umano”

ROMA – Secondo Gian Luca Trequattrini, membro del Direttorio e vice direttore generale della Banca d’Italia, sotto la superficie, nell’Isola rimangono aperte questioni strutturali di grande portata. Questioni che dovranno essere affrontate nel breve e nel lungo periodo. E che vengono fotografate con estrema chiarezza.

“Per quanto riguarda l’economia siciliana – ha spiegato – uno dei nodi principali riguarda la dimensione e la specializzazione settoriale. Le imprese siciliane sono più piccole di quelle centro-settentrionali, la cui dimensione media è di 5,7 addetti contro 9,7 in Italia, largamente specializzate in attività a bassa intensità tecnologica e orientate al mercato interno. Le ricerche della Banca d’Italia hanno da lungo tempo stabilito che la relazione tra dimensione d’impresa, investimento in ricerca e sviluppo e produttività del lavoro è positiva e robusta: incrementare la spesa in R&S aumenta la probabilità di realizzare innovazioni di processo e di prodotto; ed è l’innovazione di processo la leva più diretta sulla produttività. Un sistema produttivo composto prevalentemente da imprese micro e piccole, con bassa propensione all’investimento in conoscenza, parte strutturalmente in svantaggio in questa competizione”.

Ulteriore nodo – ha aggiunto – è il credito. Nel 2025 la crescita del credito all’economia siciliana è stata sostenuta: i prestiti al comparto produttivo sono tornati a espandersi dopo oltre un biennio di riduzione, con l’aumento più intenso nei servizi e concentrato nelle imprese di maggiore dimensione. I tassi di interesse per le imprese si sono ridotti sia sui finanziamenti connessi con esigenze di liquidità sia su quelli a fini di investimento. La qualità del credito è lievemente migliorata sia per le famiglie sia per le imprese. Un sistema finanziario locale più efficiente, capace di selezionare i progetti meritevoli e di mobilitare risparmio verso l’investimento produttivo, è una delle condizioni che le politiche pubbliche, anche attraverso le garanzie del Fondo centrale e gli strumenti della Zes unica, devono contribuire a creare”.

“C’è infine – ha concluso – la questione del capitale umano, che può rappresentare, in prospettiva il nodo fondamentale allo sviluppo dell’Isola. Il Rapporto segnala che nel 2025 è diminuita l’occupazione dei lavoratori tra i 25 e i 34 anni e dei laureati. La Sicilia si trova di fronte a una sfida duplice: trattenere e valorizzare le professionalità che potrebbero guidare l’innovazione, e preparare i lavoratori meno qualificati ad affrontare le trasformazioni portate dall’Intelligenza artificiale nei processi produttivi. Rispondere a questa sfida richiede di investire nella qualità dell’istruzione e della formazione, una delle dimensioni in cui il divario territoriale rimane ancora rilevante, ma su cui si può agire con decisione”.