Coronavirus e restrizioni, le università siciliane colpite e affondate - QdS

Coronavirus e restrizioni, le università siciliane colpite e affondate

Michele Giuliano

Coronavirus e restrizioni, le università siciliane colpite e affondate

mercoledì 28 Ottobre 2020 - 00:04

Nuovo anno accademico: Palermo, Trapani e Agrigento nel segno dei tagli. Per l’emergenza ridotti dall'Ersu Palermo posti letto e servizio di ristorazione

PALERMO – L’Università ricomincia, ma l’emergenza sanitaria impera anche in questo caso. Non sono solo le lezioni a risentirne, ma anche tutti i servizi che gravitano intorno all’attività didattica.

Lo ha detto chiaramente Giuseppe Di Miceli, presidente dell’Ersu di Palermo, l’ente regionale per il diritto allo studio universitario che gestisce la mensa, i dormitori e i fondi per borse di studio per i ragazzi più volenterosi e capaci ma con pochi mezzi economici.

L’Ersu palermitano governa il mondo universitario anche delle province trapanese e agrigentina. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha infatti provocato una necessaria rimodulazione sia dei posti in mensa che nei dormitori, nei quali sono stati gioco forza eliminate tutte le stanze doppie.

Di Miceli è chiaro sotto questo aspetto: “L’invito che desidero rivolgere a tutti gli studenti, considerato che l’Università è proiettata verso una riduzione drastica delle lezioni in presenza – si legge in una lettera aperta – è quello di valutare seriamente la possibilità, compatibilmente con il proprio corso di studi, di seguire momentaneamente a distanza il percorso universitario”.

Dopo un tentativo di riorganizzazione delle lezioni vis a vis, la seconda ondata di contagi sta portando tutti quelli che possono a fare un passo indietro. “È certamente un sacrificio in più – ha detto Di Miceli – ma che può trasformarsi in una buona pratica e in un concreto contributo, in questa difficile fase storica, alle politiche di distanziamento e alla riduzione del fenomeno pandemico”.

Si ritorna quindi, alla condizione della scorsa primavera, quando da un momento all’altro le lezioni in aula sono state sospese e si è passati alla didattica a distanza. Una soluzione tampone che sembra, al momento, essere l’unica praticabile per permettere a migliaia di ragazzi di continuare il proprio percorso di studi e cercare di frenare l’ondata dei contagi che prende sempre più forza ogni giorno che passa.

L’Ersu di Palermo è stato istituito dalla Regione Siciliana in sostituzione della disciolta Opera Universitaria e attua gli interventi per il diritto allo studio universitario destinati agli studenti iscritti presso l’Università degli Studi di Palermo, la Lumsa-Dipartimento di Giurisprudenza di Palermo, diverse accademie di Belle Arti su tutto il territorio regionale, e i conservatori di Trapani, Palermo e l’istituto musicale di Ribera. I suoi utenti sono quindi un folto numero di studenti, supportati da numerosi addetti ai diversi servizi offerti.

Un pubblico a cui parlare e da sensibilizzare: già qualche giorno fa il presidente dell’Ersu aveva lanciato un appello a tutti coloro i quali gravitano nel mondo universitario perché si impegnassero in ogni modo per agire in maniera cauta ed evitare il più possibile di propagare il contagio, anche attraverso l’installazione dell’app Immuni.

“Con la ripresa dell’anno accademico – continua il presidente dell’Ersu – questo innovativo strumento può aiutare a elevare il livello di prevenzione e prudenza per contrastare, concretamente, la diffusione del virus Covid-19, evitando che il coronavirus possa colpire in modo incontrollato”.

Si tratta di uno strumento in più contro l’epidemia, creata per aiutarci a combattere l’epidemia di Covid-19. Viene utilizzata la tecnologia per avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione al rischio, anche se sono asintomatici. Venendo informati tempestivamente, gli utenti possono contattare il proprio medico di base riducendo così il rischio di complicanze. Una precauzione che al momento non è abbastanza, ed è quindi necessario tornare ad un maggiore e più controllato distanziamento sociale.

“Tra non molto – speriamo – ha continuato Di Miceli – si tratterà solo di un brutto ricordo, ma per raggiungere questo obiettivo dobbiamo impegnarci tutti, ciascuno per la propria parte, anche con l’utilizzo dell’app Immuni che può rappresentare un ulteriore contributo per evitare che il virus possa limitare la nostra libertà, il percorso di studi e la nostra vita ancora per lungo tempo”.

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