Cantieri, 100 commissari con il modello Genova - QdS

Cantieri, 100 commissari con il modello Genova

Carlo Alberto Tregua

Cantieri, 100 commissari con il modello Genova

venerdì 28 Febbraio 2020 - 00:00

Dopo la catastrofe del ponte Morandi, Governo, Regione Liguria e Comune di Genova si sono subito dati da fare per ricostruirne uno nuovo che sostituisse quello caduto.
L’architetto e senatore a vita, Renzo Piano, ha redatto immediatamente il progetto avveniristico che prevede un ponte in buona parte prefabbricato in aziende attrezzate appositamente.
Decisiva è stata l’azione del Governo dell’epoca, che ha nominato un commissario nella persona del sindaco di Genova, Marco Bucci, conferendogli poteri straordinari per tagliare tutti quei vincoli burocratici che impediscono la realizzazione delle opere pubbliche in tempi europei.
Insomma, un soggetto che decide e procede senza gli stupidi sbarramenti che ignavi burocrati mettono in mezzo per non far realizzare le opere, forti di leggi caotiche e piene di buchi, che consentono le più disparate interpretazioni.
Il ponte di Genova è in fase di avanzata costruzione e tutti sono concordi nel ritenere che esso sarà inaugurato puntualmente entro la fine del prossimo aprile.

Quello descritto è un modello efficiente ed efficace, che ha permesso di realizzare un’opera nel tempo previsto. Non si capisce perché tale modello non debba essere utilizzato, visto che ha funzionato, in tutte le opere di pari ed anche di minore importanza, che continuano a languire fra mille ostacoli burocratici e quindi non pervengono alla loro realizzazione.
Qualcuno obietta che il percorso, senza fronzoli, del modello Genova fa diminuire le garanzie previste dalla legge contro la corruzione e contro la criminalità organizzata. Si tratta di balle che nascondono la verità. Essa, infatti, riguarda una disorganizzata burocrazia dentro la quale aleggia la corruzione ed un intreccio di leggi volutamente lacunose che consentono la corruzione stessa e l’infiltrazione mafiosa, soprattutto nei subappalti.
Di controlli si può morire. Il nostro Paese sta soffocando per l’inedia e per gli ostacoli alla crescita e allo sviluppo che il ceto politico incompetente e quello burocratico, inadeguato e corrotto, mettono in campo, con il conseguente aumento di povertà, decrescita e aumento della disoccupazione.
Non si sa esattamente quanti siano i miliardi appostati nei capitoli di bilancio di Stato, Regioni e Comuni; qualcuno scrive che sono sessanta miliardi, qualche altro che sono cento miliardi. Per sapere la cifra esatta bisognerebbe fare un censimento delle somme impegnate e non spese di tutti gli enti pubblici italiani, che sfiorano il numero di circa diecimila.
In ogni caso, le somme bloccate sono veramente cospicue e fanno venire il mal di pancia al solo pensare che se fossero messe nel circuito finanziario, la ruota economica potrebbe girare, mentre ora è quasi ferma.
Gli assi portanti della crescita di un Paese sono due: i consumi e gli investimenti. I primi sono stabili e non crescono, nonostante siano stati distribuiti a pioggia un paio di miliardi sotto l’errata denominazione di Reddito di cittadinanza.
Nel Paese c’è un clima di sfiducia con la conseguenza che gli italiani, anche se introitano somme in più, preferiscono metterle da canto piuttosto che spenderle. Nessuno ha fiducia né è capace di dare fiducia.

Modello Genova: estendendolo a tutti i cantieri attualmente bloccati nel Paese, si metterebbero in moto le imprese piccole, medie e grandi e si azionerebbe quel sano meccanismo delle assunzioni che ci sono, quando le imprese stesse hanno le commesse.
Qualche stupido continua a dire che occorre il lavoro; se fosse competente direbbe come aumentare l’offerta di lavoro. Ma siccome la competenza è merce rara, costoro continuano a dare fiato alla bocca senza informare sui processi efficaci per pervenire all’aumento delle occasioni di lavoro.
La situazione descritta è peggiore nel Meridione e nelle Isole, per la maggiore inefficienza delle Pubbliche amministrazioni e per la maggiore pochezza del ceto politico.
Un terzo del Paese è in mutande. Il Governo vuole elaborare un piano per il Sud. C’è stata la Cassa per il Mezzogiorno, che ha erogato centinaia di miliardi a vuoto: una presa in giro. Ora, i meridionali sono stufi di essere ancora presi in giro, ma ci devono mettere del loro per ribaltare questa situazione, oppure non si lamentino più!

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