L’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) ha comunicato che il tasso di crescita della ricerca dell’Olanda è superiore a quello dell’Italia. Sembra una notizia secondaria, ma non lo è per nulla perché la ricerca, in qualunque campo, è progresso, anche economico, in quanto i risultati dei vari percorsi vengono poi brevettati e i brevetti diventano cespiti economici ad alta redditività.
Non solo, quindi, vi è un progresso nelle conoscenze importante, ma i brevetti generano a loro volta crescita economica, anche perché migliorano la produzione e quindi la diminuzione dei costi e l’aumento della redditività.
Media e opinione pubblica ignorano la ricerca: un’occasione mancata per il Paese
L’Opinione pubblica fa poca attenzione a questo importantissimo versante, anche perché i mezzi di comunicazione quasi non ne parlano. Invece, sarebbe importante che essi fossero più solerti a pubblicare le statistiche, nonché l’elenco dei nuovi ritrovati (risultati) che vengono conosciuti dai consumatori quando si innestano nei prodotti finiti.
La ricerca in tutti i versanti, da cui derivano i brevetti, costituisce, ripetiamo, progresso e crescita. Peccato che non vi sia un’adeguata ricerca nella Pubblica amministrazione, che le permetterebbe di funzionare meglio.
Ricerca nella PA: come migliorare organizzazione, produttività e qualità dei servizi
Ci si può chiedere: ma che ricerca ci può essere nella Pa? Diremmo una ricerca che migliori l’organizzazione e quindi la produttività e quindi il raggiungimento, con la minore spesa, degli obiettivi; quindi la puntualità e una migliore qualità dei servizi e dunque, infine, un maggiore soddisfacimento dei bisogni di cittadine e cittadini.
La questione che vi sottoponiamo oggi in rassegna è, appunto, ignorata quasi totalmente, mentre dovrebbe essere posta all’attenzione dell’Opinione pubblica con sapienza e accortezza, nonché con parole e argomenti semplici.
Noi, consapevoli del nostro dovere di informare i lettori sulle questioni di fondo, riportiamo a galla l’argomento sistematicamente.
Brevetti tecnologici e salute: dai farmaci all’intelligenza artificiale, la ricerca che salva vite
Per esempio, i brevetti nella tecnologia sono essenziali: senza di essi non avremmo intelligenza artificiale, software e hardware potentissimi, connessione a internet in qualunque parte del mondo, le previsioni meteo e sistemi satellitari e via elencando.
Un versante importantissimo della ricerca e dei relativi brevetti è quello della salute. Invenzioni e scoperte negli anni trascorsi hanno prodotto farmaci che hanno salvato la vita a milioni di persone. Non solo, ma sono stati messi a punto sistemi robotici inseriti in macchinari di varia natura che vengono utilizzati dai medici per operare il corpo umano in punti molto delicati, come per esempio il cervello.
La ricerca medica ha anche aiutato a favorire le operazioni endoscopiche, per cui la zona da trattare non viene più aperta, ma curata attraverso sonde molto sottili.
Governi miopi e ricerca derelitta: perché l’Italia investe poco e guarda solo ai sondaggi
Tutto quanto descritto sembra assolutamente scontato e naturale, ma non lo è. Infatti esso deriva dalle ricerche che si fanno in tutto il mondo. Ecco perché è necessario che ogni Paese evoluto destini somme adeguate a trovare nuovi rimedi e soluzioni ai problemi individuati.
Solo che governi sconsiderati non tengono conto dell’evoluzione necessaria in tutti i campi, sia nell’economia, che nella salute, che nell’ambiente, nei trasporti, nell’agricoltura, nella fisica e così via. Se avessero consapevolezza della necessità di trovare nuove soluzioni alle perenni sfide che l’umanità deve affrontare, investirebbero più risorse.
Così la ricerca è derelitta perché riceve poche risorse rispetto al fabbisogno di nuove risposte.
Ciò accade perché governi e maggioranze, anziché guardare avanti di dieci o quindici anni, stanno attenti ai sondaggi giorno per giorno, diremmo anche minuto per minuto. Ma non è così che si governa un Paese, e i risultati si vedono.
Oggi abbiamo voluto evidenziare un aspetto che sembra secondario o marginale, ma in effetti è primario ed è appunto quello della ricerca, in Italia, quasi dimenticata. C’è da augurarsi che Governo e Maggioranza allunghino lo sguardo e finanzino di più questo importantissimo versante.
Noi l’abbiamo scritto e speriamo che serva ad aprire gli occhi a chi ha responsabilità istituzionali, cioè a chi si dovrebbe occupare del benessere di cittadine e cittadini.

