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Riciclo, inceneritori “facilities” essenziali

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Riciclo, inceneritori “facilities” essenziali

martedì 01 Giugno 2021 - 00:00

Anche gli inceneritori svolgono un ruolo complementare rispetto al riciclo

di Chicco Testa

Nei giorni scorsi Mattia Pellegrini, il capo unità economia circolare della Dg ambiente della Commissione europea, ha dichiarato: “anche gli inceneritori svolgono un ruolo complementare rispetto al riciclo, perché ciò che non può essere riciclato è meglio che venga trasformato in energia, piuttosto che smaltito in discarica”.

Parole chiare, semplici, cristalline. È importante che questa frase sia stata pronunciata dal capo dell’ufficio che a Bruxelles coordina la strategia economia circolare, ovvero le politiche per il recupero di materia ed il riciclo.

Infatti una certa quota di incenerimento (e un po’ anche di discarica) è funzionale ed indispensabile proprio ad una concreta e realistica strategia di recupero di materia e riciclaggio. L’esatto contrario di quello che alcuni affermano, sostenendo che con l’avvio della “circular economy” non ci sia più bisogno di inceneritori e recupero energetico. Cerchiamo di capire perché. Prima di tutto i processi industriali di riciclaggio degli oggetti che diventano rifiuti generano inevitabilmente scarti di processo (materiali estranei conferiti per sbaglio dagli utenti, scarti di processo). Un flusso oggi stimato in media in Italia intorno al 20% della raccolta differenziata, e che sara quindi a regime circa 3 milioni di tonnellate. Oggi va prevalentemente in discarica (costa meno), invece dovrebbe andare a recupero energetico perché ad alto potere calorifico in buona parte. è probabile che nei prossimi anni questo tasso di scarto si riduca per i miglioramenti possibili in fase di raccolta e trattamento, ma al tempo stesso i mercati del riciclo esigeranno materiali sempre più puliti e di qualità. Il tasso di scarto quindi si ridurrà di poco.

Poi una parte dei rifiuti totali non è riciclabile e infatti finisce nella “raccolta indifferenziata”, più o meno a regime il 20/25% del totale: in Italia circa 7 milioni di tonnellate all’anno. Questo flusso di rifiuti urbano ha ancora un alto potere calorifico e ha come destinazione preferibile l’incenerimento, in base alla gerarchia europea sui rifiuti (prima si ricicla, poi si recupera energia, poi si va in discarica). Senza la garanzia di corretto trattamento di queste due “code di processo” dell’economia circolare, lo stesso riciclo rischia di piantarsi. Gli inceneritori sono quindi facilities essenziali per l’industria del riciclo. Basti pensare a una cartiera moderna: ricicla tantissima carta da macero, ma senza impianti per il trattamento (recupero energetico) di fanghi di depurazione e del pulper scarto di processo chiuderebbe immediatamente.

Questi i due motivi per cui una quota ragionevole di recupero energetico (25/30%) è fondamentale in un Paese moderno proprio per raggiungere gli obiettivi minimi di riciclo, individuati dall’Europa al 65% del totale dei rifiuti urbani al 2035. Una quota di rifiuti inerti non riciclabili e non combustibili continuerà a finire in discarica, con un limite posto dalla direttiva europea al 10 % del totale.

Si tratta di un ragionamento razionale; la contrapposizione riciclo/incenerimento non ha alcun fondamento, come dimostrano i dati per cui i Paesi europei che riciclano di più sono quelli che inceneriscono di piu e hanno meno discarica. Su come ottenere recupero energetico, con quali tecnologie, la discussione è aperta. Esistono tecnologie consolidate (inceneritori tradizionali) diffuse in tutto il mondo con performance ambientali ormai eccellenti. Esistono tecnologie innovative (gasificazione), esiste il riciclo chimico, i biocarburanti, le bioraffinerie. Nel complesso la somma fra recupero energetico della frazione organica raccolta in forma differenziata (digestori anaerobici per produrre biometano) e recupero energetico da scarti del riciclo e rifiuti non riciclabili potrebbe contribuire ad una quota importante di produzione di energia sostitutiva di combustibili fossili, riducendo quindi l’emissione di gas serra. Quanto alla emissione di anidride carbonica occorre dotare gli impianti di recupero energetico di rifiuti di tecnologie di cattura della CO2 per farli diventare carbon neutral.

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