La legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei giudici, requirenti e giudicanti, attende il responso del Popolo italiano attraverso il referendum, che si svolgerà probabilmente nel prossimo marzo.
Questa legge non servirà a snellire i processi, ad accorciarne gli interminabili tempi e ad evitare ingiustizie costituite dalle condanne sbagliate. Tuttavia, essendo l’errore umano, non si può pensare che nonostante tutta la buona volontà, la capacità e la coscienza si potranno evitare errori in tutti i processi di tutti i tipi. Ecco perché lo Stato ha previsto una legge per il risarcimento del danno a chi ha subito un processo ingiusto.
Tale risarcimento è automatico solo per la cosiddetta “ingiusta detenzione”, vale a dire quanto un/a cittadino/a è stato/a rinchiuso/a in carcere per un certo numero di giorni risultando poi innocente. Ma chi fosse stato/a ingiustamente processato/a penalmente e poi assolto/a con la formula “il fatto non sussiste”, cioé col riconoscimento totale dell’innocenza, non viene risarcito/a e vi scriviamo perché.
Risarcimento per processo ingiusto e colpa grave del giudice
Esiste, invero, una legge per il risarcimento del danno subito per un processo ingiusto senza che vi sia stata detenzione, però bisogna dimostrare che il giudice, che ha ingiustamente condannato, abbia agito per colpa grave o dolo, il che, com’è ben comprensibile a tutti/e, è molto difficile se non impossibile. Quindi si tratta di una circostanza diabolica per la quale, a fronte della previsione di risarcimento, vi è una situazione che non consente l’attivazione di un processo per poterla ottenere. Una delle solite porcherie italiane perché si risolve un problema formale, ma non dà una soluzione sostanziale.
La questione può sembrare di non comune interesse, ma quando si verifica un’ingiustizia di questo tipo, soffre chi l’ha subita sulla propria pelle e non la augurerebbe a nessuno.
Il nostro è un Paese ove vigono oltre centomila leggi nazionali, più tutte quelle regionali, più i regolamenti provinciali e comunali. Per cui il bailamme è completo e in questo mare magnum di norme districarsi è veramente difficile, con il risultato che i/le cittadini/e penano a ottenere giustizia.
Rimborso spese legali e Legge di Bilancio 2021
Nonostante quanto precede vi è una norma, la Legge di Bilancio 2021 (n. 178/2020), la quale prevede non già il risarcimento del danno, impossibile da ottenere come prima descritto, bensì un rimborso delle spese legali sostenute al fine di compensare col ristabilimento della verità gli/le imputati/e.
Anche qui emerge il ridicolo, perché tale legge prevede un rimborso fino a 10.500 euro pagabile in tre anni. Ora, è del tutto evidente che chi ha dovuto spendere centinaia di migliaia di euro in parcelle di avvocati e altro e ha la possibilità di ottenere un rimborso risibile, si sente vilipeso/a da uno Stato iniquo, che approva leggi del tutto formali tanto per mettersi la coscienza a posto. Per cui i/le cittadini/e sono vittime di un sistema ingiusto, subendo la beffa dopo il danno.
Lo scenario che rappresentiamo non è di poco conto né di poca misura e serve a far riflettere i/le cittadini/e che non vanno a votare, ricordando loro che se tornassero a essere membri attivi della Comunità, la situazione potrebbe cambiare e si potrebbero trovare migliori rappresentanti istituzionali di quelli attuali, a prescindere dalle parti politiche.
Sprechi nella Pubblica amministrazione e autodichia parlamentare
A fronte di questi provvedimenti del tutto formali – risarcimenti e rimborsi spese – nella Pubblica amministrazione si continua a “scialare”, cioé a spendere e spandere senza alcun ritegno.
Nella Camera dei deputati – nella quale le leggi ordinarie di qualunque livello non possono entrare essendo in regime di autodichia – è stato deliberato di gestire la ristorazione all’interno, con l’istituzione di un’apposita struttura nella quale sono state assunte ulteriori 100 persone: un piccolo esercito che serve solo a soddisfare la gola e i gusti dei/delle signori/e deputati/e. Si tratta di uno spreco perché se il servizio fosse stato messo all’asta, probabilmente avrebbe avuto un costo molto inferiore con un risparmio conseguente.
Com’è noto, Camera e Senato presentano una cifra al bilancio dello Stato che la paga senza fiatare. Punto e basta. Valutate voi.

