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Rinasce “I Turcs tal Friùl” di Pasolini, a 50 anni da sisma in Friuli

Rinasce “I Turcs tal Friùl” di Pasolini, a 50 anni da sisma in Friuli

Spettacolo teatrale debutta a Udine a settembre, un convegno a maggio

Roma, 23 apr. (askanews) – A cinquant’anni dal terremoto che ha profondamente segnato il Friuli e dall’anniversario della prima dello spettacolo teatrale, nasce ‘I Turcs tal Friùl 1976-2026. 50 anni dopo il terremoto’, un progetto ideato e curato da Luca Giuliani e Roberto Calabretto(docente all’Università degli Studi di Udine) su iniziativa di Cinemazero, che si appresta a sviluppare un’articolata serie di eventi culturali di lunga ricaduta, che intrecciano teatro, ricerca e memoria, restituendo al presente uno dei testi più significativi dell’opera di Pier Paolo Pasolini. Il progetto è realizzato grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e di Confindustria Udine.

“Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che una comunità impara a trasformare in forza, memoria condivisa e identità” ha dichiarato Mario Anzil, vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport. “A cinquant’anni dal terremoto, questo progetto non restituisce soltanto la memoria di ciò che eravamo, ma dà voce ai valori più profondi del popolo friulano: la tenacia, il senso di comunità, la dignità nel dolore e la capacità concreta e silenziosa di rialzarsi insieme e ricostruire, trasformando la tragedia in identità condivisa e futuro. I Turcs tal Friùl torna a vivere, dunque, come voce collettiva, capace di attraversare le generazioni e di parlare al cuore di tutti noi, ricordandoci che dalle macerie può nascere cultura, e dalla memoria può germogliare futuro. È in questa continuità tra passato e presente che il Friuli Venezia Giulia riconosce la propria anima più autentica”, ha aggiunto.

La parte di nuova produzione teatrale, sempre su input di Cinemazero, si sviluppa grazie alla importante produzione di CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con Associazione Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in collaborazione con Centro Studi Pier Paolo Pasolini e ERT Ente regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, e il supporto di Banca 360 FVG. Ulteriori collaborazioni sono sviluppate con il Comune di Casarsa della Delizia, il Comune di Gemona del Friuli, il Centro Studi padre David Maria Turoldo e l’Associazione Icaro – Volontariato Giustizia ODV, e l’iniziativa gode del patrocinio dell’Università degli studi di Udine Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società.

Più che una celebrazione, il progetto si configura come un percorso di rilettura e riattivazione, articolato in quattro momenti cardine: un convegno internazionale di studi, una nuova produzione teatrale con i relativi libretti di sala e materiali collegati, un’ampia pubblicazione che raccoglierà i risultati delle ricerche, e di una presentazione nel foyer del Teatro Giovanni da Udine che ripropone gli elementi perduti e ora ritrovati della messa in scena del 1976.

“Da quasi cinquant’anni, fin dalla sua fondazione, Cinemazero ha un legame strettissimo con l’opera di Pasolini. Custodisce uno degli archivi più articolati e completi al mondo – al centro peraltro dei progetti di Pordenone Capitale italiana della cultura – dedicati allo scrittore-regista. In nome di questa esperienza e queste risorse, ha voluto farsi promotore di un’iniziativa che vivrà e rimarrà nel tempo”, ha ricordato Riccardo Costantini, responsabile degli archivi pasoliniani di Cinemazero. “Se spesso gli anniversari sono occasioni di celebrazione e ricordo, in questo caso creano un percorso culturale che andrà oltre le date della ricorrenza, per la qualità e la varietà di quanto messo in campo”, ha sottolineato.

Scritto nel 1944 in lingua friulana, I Turcs tal Friùl rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di Pier Paolo Pasolini, che dal 1942 aveva scelto il friulano in opposizione alla lingua ufficiale e normativa dell’Italia fascista e come sperimentazione linguistica e ricerca poetica radicale, in cui una lingua locale viene elevata a veicolo espressivo e universale. Lontano da ogni regionalismo, il testo costruisce una dimensione epica e corale capace di parlare a una comunità concreta ma anche, più profondamente, alla condizione dell’uomo di fronte alla storia, alla violenza e alla perdita.

Non è un caso che la prima rappresentazione pubblica dell’opera, nel 1976 a Venezia, nacque come gesto civile, finalizzato a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto: un momento in cui la Storia riportava il Friuli davanti a una prova estrema, riecheggiando le lacerazioni evocate dal testo — dall’invasione dei Turchi alla guerra in cui fu scritto — fino alla devastazione causata dal sisma.

“Lavorà, preà, patì, murì”. Di fronte a questa espressione di immobile fatalismo della civiltà contadina’, ha spiegato Luca Giuliani, curatore del progetto “il giovanissimo Pasolini si rammarica della scarsa coscienza storica di quella comunità che aveva imparato a conoscere una volta sfollato a Versuta, dove per reazione fonda l’Academiuta. Quel borgo rappresenta una scena di originaria innocenza che in seguito si allarga alle periferie e agli ultimi del mondo”.

“I Turcs tal Friùl nascono da un’esigenza di riscatto per questa comunità di sopraffatti e diseredati e riaffiorano ciclicamente nel panorama culturale come riflessione lucida sulla paura del nemico e sul senso di comunità. Temi indagati scientificamente nel convegno di maggio e creativamente nello spettacolo di settembre. La partecipazione di enti, associazioni e istituzioni conferma l’attualità di questo testo, oggi nuovamente al centro della sensibilità contemporanea, di fronte a un presente segnato da radicalismi e polarizzazioni”, ha aggiunto.

In perfetta assonanza si inserisce la nuova produzione teatrale affidata alla regia di Alessandro Serra, tra i più autorevoli registi della scena contemporanea europea, che avrà la sua prima il 12 settembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Ad anticipare questo importante appuntamento sarà il convegno “50 anni di Turcs tal Friùl”, in programma il 14 e 15 maggio 2026 in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, con il supporto del Comune di Casarsa, che lo ospiterà, e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. Il convegno riunisce studiosi, artisti e testimoni d’eccezione per rileggere I Turcs tal Friùl nelle sue diverse stratificazioni storiche, linguistiche e teatrali, mettendo in dialogo ricerca accademica e memoria viva. Interverranno, tra gli altri, Roberto Calabretto (musicologo, Università degli Studi di Udine), Andrea Zannini (storico, Università di Udine),Stefania Rimini (docente di discipline dello spettacolo, Università di Catania), Gabriele Zanello (linguista, Università degli Studi di Udine) e Fabrizio Turoldo (professore Università Ca’ Foscari Venezia e nipote di David Maria Turoldo), insieme a Luca Giuliani (coordinatore del progetto).

Accanto all’approfondimento storico e critico, il convegno vedrà anche la partecipazione di figure del teatro come Elio De Capitani (attore e regista) e Valter Colle (storico della musica, editore, archivista), con il coordinamento, tra gli altri, di Maura Locantore (direttrice del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia).

Uno spazio sarà dedicato al nuovo allestimento attraverso il dialogo tra Alessandro Serra (regista) e Bruno De Franceschi (compositore), mentre le testimonianze dirette — tra cui Massimo Somaglino (attore), Liliana Cargnelutti, Eddi Bortolussi, Giovanni Nistri, Piero Colussi, Angelo Battel e Federico Rossi — contribuiranno a restituire la dimensione umana e collettiva di un’esperienza che continua a risuonare nel presente.