Ripresa? Il tempo è nemico. Fare presto - QdS

Ripresa? Il tempo è nemico. Fare presto

Carlo Alberto Tregua

Ripresa? Il tempo è nemico. Fare presto

sabato 04 Luglio 2020 - 09:20

Il continuo cincischiare dei partiti che compongono la coalizione di governo sulle soluzioni per fronteggiare l’enorme crisi economica che è arrivata sull’Italia, in maggior misura sul Sud, denota inconcludenza e fa aumentare la preoccupazione.
Di che cosa? Dell’incapacità di trovare soluzioni al crollo del Pil, al vertiginoso aumento della disoccupazione e al disagio sociale che l’epidemia ha causato.
Al riguardo, dobbiamo sottolineare come l’azione di governo eccessivamente prudente, non abbia bilanciato le conseguenze del piano sanitario con quelle del piano economico.
Mentre le prime sono state contenute, e con esse i morti, le seconde stanno producendo effetti che si manifesteranno ancora da qui alla fine dell’anno.
È perciò indispensabile fare presto e bene, trovare soluzioni semplici, lineari e di rapida attuazione, perché il tempo è il nemico da combattere. Una soluzione presa oggi vale più della stessa presa domani o dopodomani.


Il buco più grosso è nel Mezzogiorno, dove la situazione pre-crisi, cioè alla fine del 2019, era molto grave per questioni strutturali, quali infrastrutture e danno idrogeologico, che non sono mai state affrontate adeguatamente, non soltanto da questo Governo, ma neanche dai precedenti.
Cosicché l’epidemia ha ulteriormente aggravato la situazione e fatto schizzare in alto la disoccupazione effettiva, che è rimasta formalmente inalterata, in quanto la legge ha vietato licenziamenti di sorta fino alla fine di questo mese.
Ricordiamo che proprio il 31 luglio cessa il periodo di emergenza che è stato stabilito con decreto il 31 gennaio scorso. Non sappiamo se questo Governo abbia intenzione di prolungarlo, ma crediamo che sarebbe un errore che si sommerebbe agli altri.
Che un Governo possa commettere errori nel fronteggiare una situazione nuova, come quella accaduta in questi mesi, è del tutto scusabile, a condizione che le decisioni prese siano attente, ponderate ed equilibrate, prese sulla base di dati effettivi e non di dati emozionali, con la consapevolezza che tutte le soluzioni a un’emergenza possono avere conseguenze anche negative.

Il tempo è nemico, dunque: perciò è disdicevole questo continuo cincischiare e rimbalzare le responsabilità da una parte all’altra, senza essere tutti al servizio dell’interesse nazionale, che non può più attendere né perdere neanche un giorno.
Frattanto, il Governo ha deliberato di indebitare il Paese di circa cento miliardi così frazionati: venticinque col primo decreto, ottantacinque col secondo e intorno a venti col decreto in gestazione.
Questo ulteriore indebitamento farà superare abbondantemente la soglia di 2.500 miliardi di euro, e tenuto conto del crollo del Pil, che potrebbe attestarsi intorno al 9/10 per cento, farà schizzare in alto il rapporto fra lo stesso e il debito, avvicinandosi alla soglia del 160 per cento.
Qui occorre un colpo di reni per attivare con immediatezza la grande macchina del turismo, che vale circa duecento miliardi, sia con incentivi che con campagne nazionali e internazionali, per attirare la cosiddetta materia prima, cioé i turisti. Ma va incentivato anche il ramo affari, che vale alcune decine di miliardi.


Occorre inoltre procedere effettivamente alla semplificazione delle procedure, non con l’iniziativa, che crea corruzione, dell’eliminazione delle aste degli appalti fino a cinque milioni, ma con la semplificazione degli iter procedurali, in modo che un’opera si possa realizzare entro tempi misurati in mesi e non in anni.
Vi è poi la grande questione di tutti i cantieri fermi, perché manca un documento, mentre l’applicazione di un sistema di trasmissione digitali fra uffici, dovrebbe eliminare del tutto questa super lentezza di una burocrazia irresponsabile.
Uno sgravio temporaneo di imposte e contributi potrebbero aiutare a creare nuovo lavoro e a salvaguardare quello esistente.
Buona la manovra proposta di aumentare il bonus ai dipendenti fino a 1.200 euro l’anno (assorbendo gli ottanta euro di Renzi) e l’intervento ulteriore sul cuneo fiscale per ridurre il divario fra stipendio lordo e stipendio netto.
Il tempo è decisivo. Non sappiamo se il Governo ne abbia consapevolezza.

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