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L’ombra di una discarica a pochi passi dalla Riserva di Cavagrande. Federparchi incalza la Regione: “Il vostro silenzio ci preoccupa”

L’ombra di una discarica a pochi passi dalla Riserva di Cavagrande. Federparchi incalza la Regione: “Il vostro silenzio ci preoccupa”

Dubbi sul piano ambientale, amministrativo e naturalistico: l’appello di Marco Mastriani di Federparchi Sicilia al QdS.it

Un impianto per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi potrebbe presto prendere forma in Sicilia. Ma c’è un problema ed è anche piuttosto grande, quasi un paradosso. Questo infatti, secondo i piani della Regione, dovrebbe sorgere nel territorio di Noto (a Siracusa), a due passi dalla Riserva naturale orientata di Cavagrande e nei pressi di due siti Natura 2000.

La domanda sorge spontanea: come è possibile creare una discarica a pochi passi da una Riserva naturale? Ad alzare la voce sul tema, oggi come nell’arco di questi anni (l’opera è discussa da molto tempo) è Marco Mastriani, il coordinatore regionale di Federparchi Sicilia, una delle associazioni che più si batte sulla tutela della zona. Al QdS.it, Mastriani ha ribadito il proprio appello alla Regione Siciliana, sottolineando i diversi dubbi oggettivi a cui l’assessorato ambientale non ha ancora mai risposto.

La Riserva di Cavagrande e le minacce del centro di smistamento: l’appello di Federparchi Sicilia

“Bisogna partire dalla necessità di avere tutti gli atti amministrativi necessari”. Così Mastriani, sottolineando come “dopo il nostro intervento sono arrivati i commenti di deputati come Cannata e Scerra, comitati, associazioni, ma non quello della Regione Siciliana”. Ma cosa chiede Federparchi? A spiegarlo è proprio l’esponente dell’associazione che, nel corso del suo appello, espone le diverse problematiche intorno a questo progetto che minaccia concretamente Cavagrande e la sue bellezze.

“Chiediamo luce sulla valutazione di incidenza ambientale. Questa – spiega ancora Federparchi – “che non è stata resa nel 2009 ma che è un obbligo di legge”. In casi come quelli della Riserva naturale orientata di Cavagrande infatti, specialmente in una zona vicina a due siti Natura 2000, la legge è chiara: c’è l’obbligo di produrre la valutazione di incidenza ambientale. Un obbligo sul quale, come evidenzia Mastriani, “la Regione sostiene il contrario”.

Il secondo punto problematico riscontrato da Marco Mastriani è nuovamente dal punto di vista normativo. La prima valutazione sull’area risale infatti al 2012 ma, dopo quattordici anni, la situazione intorno alla Riserva naturale orientata di Cavagrande è cambiata fortemente. In che modo? “Sull’area è stata fatta l’approvazione del piano paesaggistico. Questo è un punto fondamentale – evidenzia il coordinatore di Federparchi – e quando ci sono delle novità così forti bisogna chiarire i possibili cambiamenti normativi”.

In sostanza, “non si può fare finta di nulla” – evidenzia Marco Mastriani. Al contrario, “bisogna adeguare tutto alle nuove disposizioni della norma e capire se è consentito o meno avanzare con i lavori”.

“Parliamo di una coerenza amministrativa”

Da una valutazione di incidenza assente a possibili normative che nel giro di quattordici anni potrebbero essere cambiate, fino al parere della sovrintendenza: mancano troppi tasselli intorno a questo progetto. Tuttavia, come evidenzia ancora Mastriani, ciò che fa più rumore di ogni altro aspetto è la mancata presa di posizione da parte della Regione Siciliana alle richieste di Federparchi e altri comitati del settore ambientale.

“Parliamo davvero di coerenza amministrativa, niente di più” – sostiene ancora Federparchi. “Noi chiediamo a gran voce delle risposte e sul caso sono arrivate anche le dichiarazioni di Cannata e Scerra, due deputati nazionali, ma non c’è mai stata una parola da parte dell’assessorato regionale. A mezzo stampa mai nulla si è mai mosso, e questo non può andarci bene. Incalziamo e chiediamo alla Regione siciliana maggiore chiarezza sul tema, risposte ai nostri dubbi, alle nostre perplessità. Il silenzio ci preoccupa” – afferma Marco Mastriani di Federparchi.

Il problema è soprattutto naturalistico: “Non esiste il rischio zero”

Se da un lato amministrativo ci sono diverse zone grigie da dover necessariamente chiarire, dal punto di vista naturalistico la situazione è oggettivamente ambigua. Qui dunque, torniamo alla domanda iniziale: com’è possibile costruire un impianto di smistamento dei rifiuti non pericolosi a pochi metri da una Riserva? A quali danni andiamo incontro?

“Da naturalista, parliamo di una delle zone meno opportune per poter costruirci attorno un centro di smistamento. Tutto ciò per più ragioni – sottolinea Mastriani. “Punto primo, c’è un chiaro problema turistico: la gente viene a Cavagrande per ammirare tutto della sua Riserva, piazzare una centro di smistamento non aiuta. Due, la tutela dell’ambiente. Il rischio zero non esiste mai, ancor di più in una zona del genere” – sottolinea il coordinatore regionale di Federparchi Sicilia. “A Cavagrande è importante la tutela delle falde acquifere, non possiamo rischiare di creare dei danni. Bisogna avere rispetto, basterebbe una scossa di terremoto per avere dei disagi importanti, bisogna avere massimo rigore e tutela dell’ambiente. La riserva di Cavagrande merita interventi di manutenzione e migliorie, non di opere del genere. Chiediamo risposte e chiarezza da parte della Regione e, soprattutto, che si mettano in campo delle fondamentali manovre e delle azioni di massima attenzione per questa zona.

Nell’attesa del ricorso da Noto, Federparchi è pronta a tutto per difendere la Riserva di Cavagrande

Infine, a riscontro non ancora arrivato da parte della Regione Sicilia, chiediamo delle tempistiche di attesa da parte di Federparchi in merito ai propri dubbi esposti più volte pubblicamente. Come ci viene spiegato, il caso potrebbe girare in un verso o nell’altro con l’imminente ricorso del comune di Noto, di cui esito è atteso a breve. Ma attenzione, perchè Federparchi avverte: “Cavagrande va tutelata in tutte le sedi e in tutti i livelli, noi insistiamo sulla protezione dell’area. Se dovesse tardare ad arrivare, o se l’esito non dovesse essere a tutela dell’area, certamente stiamo già valutando anche da un punto di vista amministrativo la situazione” – sostiene l’associazione, che punta con ogni forza alla difesa della Riserva di Siracusa.

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