Ristoratori allo stremo tra Covid e misure restrittive poco chiare - QdS

Ristoratori allo stremo tra Covid e misure restrittive poco chiare

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Ristoratori allo stremo tra Covid e misure restrittive poco chiare

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giovedì 06 Maggio 2021 - 13:12

Il presidente di Fipe Confcommercio Sicilia, Dario Pistorio, sottolinea lo stato di disorientamento e agitazione che anima la categoria. Anche in zona gialla restano tanti i dubbi da dipanare

È certamente una delle categorie più martoriare dalla pandemia da Covid-19: i gestori di ristoranti e bar, ma anche coloro i quali si occupano di servizi catering e connessi, sono allo stremo delle forze e manifestano un senso di totale disorientamento per quanto, di poco chiaro (e comprensibile), allo stato attuale è stato fatto e deciso dal governo nazionale. Ciò che emerge più di tutto è la palpabile confusione che ne deriva dai recenti decreti e dall’altalena dei colori nelle zone lungo lo stivale.

Nella fattispecie, in Sicilia, a differenza della quasi totalità dell’Italia, permane la zona arancione che limita ulteriormente, rispetto alla gialla, soprattutto le attività di ristorazione, compresi i bar. Una situazione oltremodo delicata per tantissimi ristoratori che negli ultimi 15 mesi, a parte la parentesi della scorsa estate, hanno visto azzerata o quasi la loro attività lavorativa e di conseguenza il fatturato.

Alla luce di queste difficoltà e delle inevitabili lamentele e proteste degli ultimi tempi (alcuni di loro hanno anche manifestato a Roma), abbiamo intercettato a Catania alcuni gestori di ristoranti conosciuti in città e nell’hinterland.

“La cosa che fa più rabbia è essere classificati come degli untori!”, lo sfogo immediato di Niky Scuderi, titolare del ristorante Cutì di Catania ed esponente del movimento autonomo Ristoratori Siciliani Indipendenti. “Qualcuno ci spieghi come mai quasi tutte le categorie hanno mantenuto aperte le loro attività, mentre nell’ultimo semestre i contagi non sono affatto diminuiti. Ma i ristoranti sono sempre rimasti chiusi! Vediamo trasporti pubblici stracolmi, stessa storia nei supermercati e nei mercati rionali, ma nei ristoranti dov’è possibile servire al tavolo con distanziamento opportuno invece non si può lavorare. Ormai ci appare chiaro che siamo diventati il capro espiatorio. Qui non si tratta più di pandemia, dopo un anno si chiama condizione di vita e come tale dovrebbe essere considerata, rilanciando le attività di ristorazione con le regole opportune. È paradossale che ad oggi vi siano misure restrittive maggiori rispetto all’anno scorso.”

Le manifestazioni a Roma per far sentire il proprio grido d’allarme e il pieno dissenso: “Noi ristoratori siciliani indipendenti – ha chiosato Scuderi – abbiamo deciso di riunirci in un gruppo apartitico per dire di NO a queste scelte. Continueremo a farci sentire fin quando non ci daranno la possibilità di tornare a lavorare con le dovute prescrizioni e non restrizioni.”

Dello stesso avviso e con la stessa voglia di tornare alla propria attività un altro rappresentante della categoria dei ristoratori, Armando Pantanelli, gestore del Marè di Acicastello: “Siamo ancora fermi in una situazione di incertezza e confusione, ad oggi non sappiamo e non capiamo quando potremo riaprire e in che modo. Dei ristori promessi abbiamo visto ben poco sin qui, come si può pensare a un’ipotetica riapertura senza alcun sostegno economico? Come si pagano gli stipendi dei dipendenti, le utenze e la materia prima? In verità a noi interessa poco allo stato attuale di questi sostegni del governo, piuttosto desideriamo poter riprendere la nostra attività, tornare a fare ciò che sappiamo fare meglio. Aspettiamo con ansia quantomeno il ritorno in zona gialla, nel nostro ristorante abbiamo la fortuna di poter contare su tanto spazio all’esterno e ciò ci darà modo di poter riprendere il nostro lavoro secondo le ultime indicazioni governative. Ma mi metto nei panni di chi non dispone di tavoli all’aperto, per loro la situazione rimane delicatissima.”

In questo mare di confusione generale cerca di tracciare, non senza difficoltà, la linea di ripartenza anche la Fipe Confcommercio siciliana, che rappresenta 12000 pubblici esercizi. Dario Pistorio, presidente regionale proprio di Fipe Confcommercio ha ammesso lo stato di disorientamento e, quindi, di agitazione della categoria: “Stiamo cercando in ogni modo di dirimere la confusione generale che regna in seno ai gestori di ristoranti, bar e attività similari, ma ciò non è agevolato dalle direttive nazionali in quanto ad oggi non è stata fissata una vera e propria data di riapertura di queste attività, a differenza di quanto si sa già per palestre, piscine e altre tipologie di categorie.

Sappiamo che la Sicilia raggiungerà a breve la zona gialla rinforzata, che è differente dalla normale zona gialla. Per capirci sarà possibile ad esempio nei bar poter garantire il servizio al tavolo all’esterno sino alle 22, mentre all’interno al banco si potrà consumare non oltre le ore 18. Da capire, inoltre, fino a che ora sarà possibile il servizio d’asporto. Certamente una situazione poco chiara al momento, che non fa altro che aumentare la confusione generale e l’amarezza della nostra categoria.

Inoltre, a proposito di tavoli all’esterno bisognerà capire come saranno regolamentati nel caso di verande o comunque coperture. C’è chi sta pensando di predisporre anche il servizio al banco anche in esterno. Speriamo di avere più chiara la normativa quanto prima, ma anche di conoscere le direttive per i responsabili dei servizi catering, organizzazione matrimoni e cerimonie in genere, che ad oggi sono stati completamente dimenticati dal governo italiano.”

Francesco Ricca

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