Roma, 7 set. (askanews) – A Siracusa, per entrare al Parco Archeologico della Neapolis, chi ha diritto alla gratuità riceve un titolo di ingresso con stampata sopra la ragione della gratuità: “Gratuito Portatori Handicap”. FAIS ha segnalato il caso al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendo un intervento che non riguardi solo Siracusa. Il 29 agosto 2026, alle 8:30 del mattino, dalla biglietteria del Parco Archeologico della Neapolis esce un biglietto da zero euro. Data, orario, settore, codice a barre. E poi, stampata sul fronte, in un corpo tipografico che si legge senza sforzo: “Gratuito Portatori Handicap”. Non è un timbro aggiunto a mano, non è la distrazione di un operatore. È la causale tariffaria che il sistema di biglietteria scrive da sé, ogni volta, su ogni titolo di quella categoria.
Il 1° settembre la Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati – FAIS ODV ha depositato su quel biglietto una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. Il punto non è la gratuità, che è un diritto e una conquista. Il punto è che un biglietto d’ingresso, per come funziona, va portato con sé, esibito ai varchi, conservato per tutta la visita, a volte mostrato di nuovo all’uscita. Può finire in mano a un accompagnatore, restare sul tavolino di un bar, cadere per terra. Chiunque lo veda impara una cosa che nessuno gli ha chiesto di sapere: che la persona che lo tiene in mano ha una disabilità.
La condizione di disabilità o di invalidità è, per il Regolamento europeo sulla protezione dei dati, un dato relativo alla salute. Sta cioè nella categoria più protetta che esista: quella per cui la legge chiede cautele rafforzate, non ordinarie. C’è un principio, nel GDPR, che si chiama minimizzazione: si trattano i dati necessari allo scopo, non uno di più. Qual è lo scopo, qui? Applicare la tariffa giusta e verificare che chi entra gratis ne abbia diritto. Quella verifica avviene allo sportello, al momento del rilascio, quando la persona esibisce il proprio titolo di legittimazione. Da lì in poi, sul cartoncino, basterebbe scrivere “Ingresso gratuito”.
Oppure “Titolo esente”. Oppure “Gratuità, categoria avente diritto”. Oppure un semplice codice interno. Il biglietto funzionerebbe esattamente come prima. I tornelli si aprirebbero allo stesso modo. La contabilità del Parco resterebbe intatta. Scrivere il motivo sanitario della gratuità, insomma, non serve a nulla dal punto di vista operativo. Ed è proprio questo che lo rende un trattamento di dati non necessario. Nella segnalazione FAIS insiste su un passaggio che cambia la natura del problema: la dicitura è precompilata nel modello di stampa. Nessuno la digita, nessuno la sceglie. Si riproduce da sola. Il Regolamento europeo, all’articolo 25, chiede che i sistemi siano progettati fin dall’inizio in modo da proteggere i dati, e che le impostazioni predefinite siano le più tutelanti possibili. Qui accade il contrario: l’impostazione di fabbrica espone un dato sanitario dove una formula neutra, a costo tecnico nullo, avrebbe fatto lo stesso lavoro. C’è poi la parola in sé. “Portatori handicap” è un’espressione che l’ordinamento italiano ha superato: il D.Lgs. 62/2024, attuativo della legge delega 227/2021, ha disposto l’adeguamento terminologico in favore di “persona con disabilità”, in coerenza con la Convenzione ONU ratificata dall’Italia nel 2009. Non è materia di competenza del Garante, e la segnalazione lo dice apertamente. Ma concorre a definire il tono complessivo della cosa: un dato che non doveva esserci, scritto con una parola che non si usa più.
Chiunque abbia diritto a un’agevolazione lo sa già: “gratuito invalidi”, “ridotto disabili”, “portatore di handicap”, talvolta con la percentuale di invalidità accanto o il richiamo alla legge 104. Sono formule che ricorrono su biglietti di musei, aree archeologiche, mostre, impianti sportivi, e su titoli di viaggio e abbonamenti agevolati del trasporto pubblico. Sono tutte impostazioni predefinite di sistemi di biglietteria, e quei sistemi sono pochi: un numero ristretto di operatori nazionali serve contemporaneamente centinaia di enti. Da qui la scelta di FAIS di non fermarsi al singolo caso. Intervenire su un ente risolve un biglietto e ne lascia irrisolte migliaia. Correggere il modello di stampa a monte produrrebbe un effetto immediato e diffuso, su tutto il Paese, in una sola mossa.
Cosa chiede FAIS al Garante: 1. accertare chi sia il titolare del trattamento (il Parco Archeologico e l’amministrazione regionale competente) e chi l’eventuale responsabile (l’operatore di biglietteria); 2. ordinare la correzione del modello di stampa, sostituendo la dicitura con una causale neutra priva di qualsiasi riferimento alla condizione di salute; 3. valutare un intervento di portata generale – indicazioni, raccomandazioni o linee guida – rivolto agli enti culturali, alle amministrazioni e agli operatori di biglietteria, perché le causali tariffarie riferite alla disabilità non finiscano in chiaro sui titoli destinati al pubblico; 4. comunicare l’esito alla Federazione, che si è dichiarata disponibile a collaborare alla definizione di formule alternative.

