San Cataldo, la rivincita del sindaco Modaffari - QdS

San Cataldo, la rivincita del sindaco Modaffari

Annalisa Giunta

San Cataldo, la rivincita del sindaco Modaffari

venerdì 03 Luglio 2020 - 00:00
San Cataldo, la rivincita del sindaco Modaffari

La Corte d’Appello nissena ha confermato il giudizio di primo grado in favore dell’ex sindaco. L’Amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose all’interno del Comune

SAN CATALDO (CL) – La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato lo stesso decreto emesso dal Tribunale di Caltanissetta lo scorso 28 gennaio sull’incandidabilità del sindaco Giampiero Modaffari e della sua Giunta.

“La sentenza – ha affermato l’ex primo cittadino – è un vero e proprio inno all’operato della mia Giunta, che si è distinta in ogni settore per avere totalmente eliminato le opacità e le prassi illegali che nel tempo si erano radicate durante le precedenti Amministrazioni. San Cataldo non è stata governata da mafiosi o soggetti condizionati dalla mafia, semmai da chi finalmente l’ha combattuta. Chi ha voluto che tutto ciò accadesse, infangando prima la città e poi i suoi amministratori pro tempore, abbia il coraggio di chiedere pubblicamente scusa non tanto a me e ai componenti della Giunta, bensì ai sancataldesi”.

Parole dure quelle dell’ex cittadino, che assieme ai suoi ex assessori ha difeso a spada tratta l’azione portata avanti negli anni di governo cittadino, anche dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose dopo l’operazione “Pandora”.

La Corte d’Appello nissena ha ribadito che non esistono collegamenti diretti o indiretti con le consorterie mafiose, né forme di condizionamento ascrivibili agli amministratori tali da determinare l’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi o amministrativi, o da compromettere l’imparzialità dell’amministrazione e il regolare funzionamento dei servizi affidati.

Una sentenza che ha esaminato i vari settori amministrativi su cui ci sarebbero stati interessi e connessioni tra consorterie criminali e amministratori locali. In particolare la gara per il servizio di raccolta e di trasporto dei rifiuti solidi urbani; quello di tumulazione cimiteriale; il servizio di trasporto funebre degli indigenti; l’edilizia residenziale pubblica; il servizio di riscossione dei tributi locali.

Come hanno scritto i giudici, non sussistono “evidenze documentali da cui desumere, anche in via indiziaria, che gli amministratori sancataldesi abbiano dato un contributo ai fatti d’infiltrazione o condizionamento mafiosi che hanno giustificato lo scioglimento del Consiglio comunale e che abbiano commesso gravi violazioni dei doveri di vigilanza e di controllo sull’apparato gestionale-amministrativo dell’Ente”.

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