L’articolo 32 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Non c’è scritto che la sanità debba essere prodotta da un sistema pubblico o privato, ma semplicemente che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e che deve essere garantita.
Servizio sanitario nazionale: perché la Costituzione non impone la gestione pubblica
Non si capisce perché, quando nel 1978 è stato istituito il Servizio sanitario nazionale, qualcuno abbia dedotto che dovesse essere pubblico, dimenticando invece che quel che conta è l’obiettivo e cioé che ogni cittadino italiano, di qualunque età, genere, religione, credo politico, classe sociale o altro, debba essere curato quando sfortunatamente si ammala.
Se i responsabili delle istituzioni fossero stati veramente responsabili, avrebbero tenuto conto di quanto precede e non di un sistema clientelare, utile per piazzare amici, parenti e conoscenti, e ad alimentare un malato sistema partitocratico, che vive sul favore piuttosto che sull’efficienza e sul conseguimento dei risultati.
La proposta per migliorare la qualità dei servizi
Un sistema politico sano, al servizio dei cittadini, avrebbe dovuto mettere in concorrenza la necessaria struttura pubblica, fatta di aziende locali e aziende ospedaliere-universitarie, con le strutture private che si sarebbero occupate dello stesso sistema pubblico.
Dunque, la questione è semplice: il Servizio sanitario è pubblico, ma non è scritto nella Costituzione che debba essere gestito maggioritariamente da strutture pubbliche.
Ora, vogliamo subito smentire una facile osservazione che potrebbe emergere e cioé che così scrivendo noi difendiamo il sistema privato. Nulla di più sbagliato. Noi difendiamo cittadine e cittadini ammalati, che hanno il diritto di essere curati il meglio possibile.
Drg e ispezioni qualitative: come andrebbero redistribuiti i 143 miliardi del Ssn 2026
Le Regioni che pagano i Drg, ovvero le “fatture” per le prestazioni degli interventi, non dovrebbero privilegiare questo o quello, bensì tenere una grossa squadra di specialisti-ispettori, i quali dovrebbero andare a controllare giorno per giorno, diremmo ora per ora, la qualità dei servizi erogati dal sistema pubblico e dal sistema privato. Ma ciò non accade per il solito clientelismo.
Non si capisce quale sia il criterio secondo il quale i 143 miliardi che lo Stato ha stanziato nel bilancio 2026, destinato al Servizio sanitario nazionale, debba essere ripartito a monte e non invece lasciato libero di pagare le “fatture” (Drg) a prescindere da chi le emetta, consentendo così ai cittadini di scegliere ove essi siano i servizi di migliore qualità.
Totem di soddisfazione negli ospedali e selezione naturale dei gestori
In questo modo vi sarebbe una naturale selezione fra i gestori dei servizi, pubblici e privati, perché sarebbero più “gettonati” i migliori, cioé quelli dei quali i pazienti si ritengono più soddisfatti. E, a maggiore supporto di quanto precede, in ciascun ospedale, clinica o azienda che eroghi un servizio sanitario, dovrebbe essere piazzata la famosa colonna con i totem (rosso, giallo, verde) affinché i malati, poi guariti (questo dovrebbe essere l’obiettivo), possano esprimere la loro soddisfazione o meno rispetto alle prestazioni ricevute.
Insomma, un Ssn che assorbe 143 miliardi avrebbe il dovere di rispondere con la qualità alle richieste di prestazioni sanitarie.
Sappiamo che quanto precede sembra un’utopia, ma noi non demordiamo e continuiamo a scrivere quello che si dovrebbe fare per i cittadini, non per coloro che si occupano di produrre i servizi conseguenti, che spesso non seguono la regola etico-morale del servizio.
Non sappiamo se il ministro della Salute, i cinque presidenti delle Regioni a statuto speciale, i quindici presidenti delle Regioni a Statuto ordinario e i due presidenti delle Province autonome, leggeranno questo nostro scritto, che ne ripete tanti altri analoghi, elaborati in questi ultimi cinquant’anni.
Non disperiamo né demordiamo nell’indicare ciò che va fatto nell’interesse generale e non di questo o di quel soggetto, che cerca egoisticamente il proprio interesse.
Il Servizio sanitario, dunque, prestato da chi è più capace, da chi rispetta le regole secondo le quali è il Popolo che dev’essere servito e non il gruppo eterogeneo di amici e di amici degli amici.

