Archiviata la 76esima edizione del Festival di Sanremo, è tempo di resoconti. Nelle cinque serate tantissimi tra co-conduttori e ospiti hanno calcato il palco dell’Ariston regalando momenti indimenticabili di questa edizione della kermesse, ma anche qualcosa da dimenticare.
In un Festival avvertito come noioso e statico, non sono mancati gli alti ei bassi di una kermesse che è anche programma televisivo e quindi deve anche intrattenere con la parte spettacolo.
Con un tuffo al Festival appena concluso, abbiamo individuato i 5 momenti top e flop di questa edizione.
Pronti a conoscerli e a concordare o dissentire?
Eccoli!
I 5 momenti top
1. Premio alla carriera a Mogol
Tra un’esibizione e l’altra, l’autore novantenne è salito sul palco per ricevere il premio alla carriera. Mogol vanta una carriera da autore di canzoni longeva. Ha all’attivo moltissime collaborazioni con artisti che oggi sono pilastri della musica italiana.
Mogol ha scritto più di 500 canzoni in carriera, spaziando tra vari generi e temi senza mai far distinzione tra artisti uomini e donne.
Una carriera ricca di successi. La premiazione sul palco avvenuta con un breve video di alcune delle canzoni che ha scritto ha dato il peso del valore del premio, ma soprattutto del genio creativo e del talento smisurato di Mogol.
Un momento fondamentale per la musica italiana che resterà indelebile nella storia del Festival.
2. Achille Lauro canta “Perdutamente”
Presente al Festival in veste di co-conduttore, Achille Lauro ha omaggiato le vittime di Crans Montana cantando “Perdutamente”.
La scelta del brano è stata ponderata perché la canzone è stata cantata al termine di un funerale di una delle vittime del tragico evento dalla madre perché il figlio amava ascoltarla e cantarla.
L’esibizione ha toccato le corde del cuore, facendo immedesimare e emozionando.
Achille Lauro ha mostrato così vicinanza e rispetto, dando un abbraccio con la sua interpretazione alle famiglie delle vittime di Crans Montana.
3. Laura Pausini canta “Heal the world”
Laura Pausini ha avuto il compito di lanciare un inno per la pace nel mondo con una esibizione davvero molto emozionante. Accompagnata dalle voci del Piccolo Coro dell’Antoniano, l’artista ha cantato “Heal the World” di Michael Jackson, tutti vestiti rigorosamente di bianco. Un messaggio veicolato con la forza delle voci di bambini in un unico coro e con un “Make music not war” messaggio che si leggeva in ledwall.
4. Max Pezzali da Costa Toscana
Per cinque sere, direttamente da Costa Toscana, Max Pezzali ha regalato performance che hanno fatto cantare, coinvolgere ed entusiasmare un pubblico multigenerazionale. Una tra le migliori scelte fatte da Carlo Conti in qualità di direttore artistico.
5. Vincenzo De Lucia
Non si parla mai abbastanza del talento e della bravura di Vincenzo De Lucia. In questo Festival ha avuto poco spazio, ma è stato abbastanza per farsi notare. La sua imitazione di Laura Pausini è stata calzante, riuscendo ad evidenziare i motivi per i quali una parte del pubblico italiano non la apprezzi. A ciò si aggiunga l’imitazione di Maria De Filippi, uno dei suoi cavalli di battaglia. Ha portato sul palco dell’Ariston professionalità e risate.
I 5 momenti flop
1. Can Yaman e Irina Shayk: la bellezza non è tutto
Invitati a co – condurre, l’attore turco e la top model non hanno saputo ben interpretare il loro ruolo. Sono stati più emblema di una bellezza estetica canonica che un apporto concreto allo spettacolo, alla presentazione e al Festival nel suo complesso. La loro presenza non si è notata e forse abbiamo imparato una verità universale: la bellezza non è tutto. Va supportata con altro. Magari il contesto non li ha aiutati.
2. Alessandro Siani: sorrisi di circostanza alla banalità
Va detto che Siani è nato con il talento da comico, però il repertorio va rivisitato, aggiornato, modificato, rivoluzionato. L’ennesima presenza al Festival non ha dato qualcosa in più. Battute retoriche, i soliti clichè, temi che tratta da sempre senza alcuna sfumatura nuova. Occasione sprecata.
3. Vincenzo Schettini
Dopo le polemiche delle ultime settimane, Schettini è apparso sul palco del Teatro Ariston oltre l’una di notte con un monologo che non è stato molto apprezzato e ha lasciato margini di riflessione e di critiche il giorno dopo. Discutibile, infatti, sia la scelta dell’ora sia quanto ha detto. Una presenza evitabile.
4. Laura Pausini cade sul “Maestra”
Uno scivolone che ha posto la questione ancora una volta sulla parità di genere e su come declinare i ruoli delle donne nella società. Ed è così, quindi, che nella presentazione di un artista, Pausini dice “Maestro” per indicare la Direttrice d’orchestra Carolina Bubbico. Quest’ultima le fa notare di aver sbagliato e la invita a correggersi e la Pausini usa “Maestra”. Un dettaglio, forse, ma importante in un mondo in continua evoluzione, soprattutto per i diritti delle donne.
5. Microfoni poco collaborativi
Durante le cinque serate, le performance degli artisti sono state minacciate da microfoni non funzionanti che hanno comportato la necessità di interrompere l’esibizione e ricominciare. Momenti di leggera tensione che hanno agitato gli artisti in gara e che potevano essere evitati.
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