Con la vittoria di Sal Da Vinci, questa notte è giunta al termine la 76esima edizione del Festival di Sanremo. È stato un Festival dolce amaro, decisamente diverso da quelli a cui ci aveva abituato Amadeus, senza picchi di intrattenimento puro e con un ingrediente non necessario, ma presente in abbondanza come la noia.
Novità? Dall’annuncio dei Big in gara e poi co – conduttori e poi degli ospiti non ci aspettavamo nulla di diverso, ma quantomeno speravamo che il direttore artistico avrebbe saputo dare una linea editoriale ben precisa.
Invece no, un Festival senza infamia e senza lode, dove ha saputo tenere curiosità e ilarità Elettra Lamborghini per i “festini bilaterali” che non la facevano dormire o Tony Pitony, vero fenomeno del momento. E quindi, dopo cinque lunghe e interminabili sere, siamo qui per il “pagellone finale” con il quale realizziamo il resoconto definitivo e diamo i voti per l’ultima volta ad un’edizione che dovrà essere punto di partenza per una rivoluzione. Altrimenti il Festival rischia di essere dimenticato.
Le pagelle complessive di Sanremo 2026, i voti ai conduttori
Carlo Conti: Voto 3 – È come se da anni Carlo Conti avesse trovato una formula di comunicazione con il pubblico che è apprezzabile, ma non è adattabile su tutti i progetti televisivi. Il risultato è che il Festival di Sanremo è stato più un programma come tanti altri che non il più importante evento sulla musica italiana che resiste da 76 anni. La sua Direzione artistica ha trasformato il Festival in una catena di montaggio in cui ogni protagonista non doveva sgarrare con i tempi nè con il contenuto stabilito da scaletta. Per strada, però, si sono persi la magia, il senso autentico di celebrazione della musica italiana e l’importanza dell’intrattenimento.
Se gli ascolti lo premiano per il secondo anno con plauso magno di dirigenti e pubblicità, è già stata annunciata la rivoluzione e ne siamo felici. Benvenuto Stefano De Martino, non ci deludere!
Laura Pausini: Voto 8 – Contro ogni pronostico, pregiudizio e aspettativa, Laura Pausini è stata una brava co – conduttrice che ha saputo interpretare quanto le è stato richiesto. Le si perdonano le sbavature, qualche goffaggine, non sempre una conduzione impeccabile e qualche strafalcione. Ha saputo rispondere alle critiche ricevute con tanto lavoro e studio. Ha mostrato padronanza di palco e presenza scenica. Chissà come sarebbe andata se avesse avuto più libertà. Pippo Baudo aveva ragione: Laura Pausini è pronta per la tv. E se all’estero se ne sono accorti da anni, in Italia forse è giunto il momento di accettarlo.
Co – conduttori e ospiti
Gianluca Gazzoli: Voto 4 – Gazzoli ha tanta voglia di fare e di realizzare tutti i suoi sogni di bambino. Essere sul palco del Teatro Ariston era tra questi. Encomiabile come approccio alla vita. Pecca, però, nella gestualità, nel linguaggio, nell’incapacità di saper cedere il passo per dare spazio alle Nuove proposte. Mentre “sta succedendo”, si può provare a migliorarsi. Non è un consiglio, solo un punto di vista.
Can Yaman: Voto 2 – Ha conquistato il pubblico italiano per la sua bellezza. Sul palco dell’Ariston non ha saputo meravigliare. I suoi total look neri non hanno valorizzato la sua fisicità e i momenti di interazione con gli altri conduttori non sono stati piacevoli. Tutto molto piatto.
Achille Lauro: Voto 9,5 – Solo voti alti per Lauro che in veste di co – conduttore ha portato eleganza ed ironia al Festival. Ha regalato una delle performance memorabili di questa edizione ossia l’omaggio alle vittime di Crans – Montana sulle note di “Perdutamente”.
Pilar Fogliati: Voto 3 – L’attrice è arrivata in punta di piedi alla kermesse musicale. Insipida nelle apparizioni sul palco e anche nei momenti pensati per lei. Un’apparizione più che una presenza concreta. Peccato!
Irina Shayk: Voto 5 – Arriva sul palco dell’Ariston per essere l’emblema della bellezza. Insufficiente per il resto.
Bianca Balti: Voto 9 – Torna dopo un anno al Festival con un messaggio di forza e speranza contro la malattia. Impeccabile nei suoi look, ma anche come co- conduttrice. Brilla, incanta e strappa più di un sorriso di gioia.
Giorgia Cardinaletti: Voto 8 – Non è suo mestiere quello di co – condurre, ma la giornalista del Tg1 è spigliata, garbata, sa tenere il palco. Qualche imperfezione nelle varie presentazioni, ma le si perdonano. Non sarebbe un azzardo se le si proponesse un programma suo. Ci speriamo!
Lillo: Voto 6 – Il comico ha portato sé stesso e il suo repertorio così come lo si conosce. Gradevole e divertente, ma non primeggia. Avrebbe potuto fare di più se gli fosse stato dato più spazio. Un’opportunità sfumata, ma non per colpa sua.
Ubaldo Pantani: Voto 8 – Bravura e talento per uno degli imitatori più bravi che l’Italia vanta. Meritata la presenza al Festival. Convincono le gag.
Vincenzo De Lucia: Voto 8 – Quanto è bravo De Lucia? Talmente bravo che riesce a mettere allo specchio Laura Pausini con la sua imitazione e poi a proporre tutta una serie di imitazioni che hanno catturato il pubblico sin dall’inizio. Patrimonio inestimabile da proteggere.
Alessandro Siani: Voto 4 – In scaletta era “Mister X” e nelle prime battute della quarta serata è stato subito rivelato. Siani conserva una retorica nella sua comicità. Intrattiene, strappa più di un sorriso, è più gioviale ma c’è della retorica che sfocia in banalità. Forse è tempo di aggiornare battute e monologhi.
Nino Frassica: Voto 10 – L’arte di far ridere deve essere costantemente alimentata. E quindi Nino Frassica torna sul palco dell’Ariston dopo un anno, si ripropone ma gioca con tutto, prende poco sul serio Carlo Conti, il contesto, le critiche arrivate, i protagonisti di questa edizione e stravince. Un fuoriclasse.
Tiziano Ferro: Voto 9 – Che bello rivedere Ferro cantare live i suoi più grandi successi. Ferro conferma presenza scenica, padronanza comunicativa e il saper andare al centro delle emozioni. Performance che sarà ricordata.
Olly: Voto 9 – Al cantautore genovese è stato dato il compito di aprire la kermesse musicale in quanto vincitore della scorsa edizione. Visibilmente emozionato, Olly ha intonato la sua “Balorda nostalgia” chiedendo il coinvolgimento del pubblico che non si è fatto attendere. Olly ha spiegato in pochi minuti che la musica ha questo di buono: unisce in un unico coro.
Gaia: Voto 8 – Direttamente dal Suzuki Stage, Gaia ha proposto la sua “Chiamo io chiami tu”. L’artista ci abitua da sempre a performance travolgenti in un mix di canto, ballo e sensualità. Anche in questa occasione non è stata da meno.
Max Pezzali: Voto 10 – Da Costa Toscana il cantautore ha riproposto i suoi più grandi successi sera dopo sera. Il coinvolgimento del pubblico è stato totalizzante. Max Pezzali ha saputo riconciliare passato e presente intonando canzoni che custodiscono ricordi di molti e che oggi sono regali che fanno bene all’anima.
Eros Ramazzotti: Voto 8 – Un ritorno atteso per l’artista che canta due brani del suo repertorio e poi duetta con Alicia Keys sulle note de “L’Aurora” per poi lasciarle spazio per regalare la performance di “Empire State of Mind”.
Francesco Gabbani: Voto 9 – Protagonista del Suzuki Stage, l’artista è un punto fermo della musica italiana. Emoziona, coinvolge e invoglia a cantare a squarciagola.
Pooh: Voto 8 – Anni di carriera e “Uomini soli” è una delle canzoni evergreen della musica italiana. La band si è esibita nell’ultima serata del Festival e ha saputo fare del momento un’occasione di celebrazione, ma anche di tuffo nel passato.
Caterina Caselli: Voto 9 – Sono lontani gli anni di “Nessuno mi può giudicare”. Oggi Caselli è una produttrice discografica. Al Festival riceve il Premio alla carriera e sono applausi scroscianti all’unanimità.
Mogol: Voto 10 – Mai nessun palco poteva essere più adatto a Mogol. Al Festival per ritirare il premio alla carriera. E’ l’occasione perfetta per sottolineare quanto sia importante saper scrivere canzoni che restano oltre lo scorrere del tempo e per celebrare un autore che ha saputo dare voce a molteplici emozioni attraverso l’interpretazione di artisti fuoriclasse.
Fausto Leali: Voto 8 – Premio alla carriera per l’artista che vanta una carriera lunga 60 anni piena di successi, esperienze e ricca di tanti colpi di scena.
The Kolors: Voto 8 – Protagonisti del Suzuki Stage. Spumeggianti ed energici come le loro canzoni. Mai tempo perso lasciarsi coinvolgere dalla loro musica.
Bresh: Voto 8 – Il cantautore genovese propone due brani sul Suzuki Stage. Si è guadagnato da qualche anno l’essere una certezza della nuova scena musicale genovese. Non vediamo l’ora di ascoltarlo in tour.
Big in gara
Francesco Renga – Il meglio di me: Voto 5,5
Una partecipazione sottotono, colpa probabilmente dell’uscita troppo tardi a causa della scaletta. Un Festival in sordina, senza particolare spinta o attenzione. Anche nella serata cover con Giusy Ferreri non si è distinto. Occasione sfumata.
Chiello – Ti penso sempre: Voto 6
Il brano è orecchiabile. L’artista interpreta in modo adeguato, solo che non emerge. Non si fa interessante e perde un’opportunità di moltiplicare pubblico nella sua prima volta al Festival.
Raf – Ora e per sempre: Voto 7,5
Una bellissima canzone d’amore dedicata alla moglie per Raf che si distingue sempre per vocalità, precisione canora e l’elevata dose di emozionalità che regala. Gradito ritorno.
Bambole di pezza – Resta con me: Voto 6
La prima volta al Festival di Sanremo è promossa a pieni voti. Hanno vissuto l’esperienza sanremese al massimo, regalando esibizioni sempre di impatto. Nella serata della cover, azzeccato il duetto con Cristina D’Avena.
Leo Gassmann – Naturale: Voto 6,5
Festival sottotono per l’artista. Nella serata delle cover ha sorpreso con il brano di Cocciante in duetto con Aiello . Per il resto, aspettative disattese.
Malika Ayane – Animali notturni: Voto 7,5
Bella canzone. Bella interpretazione. Bella energia. Bella voce. Malika Ayane è nata per fare la cantante. Ottimo il duetto con Santamaria sul brano “Mi sei scoppiato dentro il cuore”.
Tommaso Paradiso – I romantici: Voto 8,5
Una prima volta emozionante e densa di vita e amore. Tommaso Paradiso racconta il suo privato e non sbaglia. Regala anche un momento memorabile nella serata cover con gli Stadio. Meglio di così non poteva andare al debutto all’Ariston.
J-Ax – Italia starter pack: Voto 5
L’intento di sperimentare non depone a favore dell’artista che non emerge in questo festival. Peccato!
Lda e Aka 7even – Poesie clandestine: Voto 6,5
Il duo funziona. La canzone è orecchiabile. Immaginiamo già di sentirla ovunque nelle radio, sui social e per i prossimi mesi. Quel “sangue carnale” di cui cantano arriverà lontano. Scelte ponderate portano a risultati apprezzabili. Bravi!
Serena Brancale – Qui con me: Voto 10
Il dolore per la scomparsa della madre a cui somiglia e che vorrebbe riabbracciare conquista e arriva dritto al cuore. L’interpretazione del brano è magistrale. Se a ciò si aggiunge l’intensità emotiva ed una perfezione a livello di intonazione, beh Brancale ha vissuto il suo miglior Festival.
Patty Pravo – Opera: Voto 5
Non basta fare Patty Pravo. C’è bisogno di arrivare al pubblico, fino ad attraversarlo. Purtroppo l’artista non ha sfruttato questa ennesima partecipazione al Festival.
Sal Da Vinci – Per sempre sì: Voto 8
Vince il Festival di Sanremo! Si premia la capacità di aver saputo regalare intrattenimento, sentimento e ritmo con un brano che racconta di un amore segnato da una promessa eterna. La mini coreografia pensata è la ciliegina sulla torta della performance. Il duetto con Zarrillo non è forse l’esibizione meglio riuscita, ma Sal Da Vinci ha conquistato pensieri, cuore e ilarità di molti.
Elettra Lamborghini – Voilà: Voto 3,5
Verrà ricordata per i festini bilaterali gate, non per la canzone. Lamborghini propone una canzone copia delle precedenti in carriera. Farà tanta proseliti nei prossimi mesi, ma per il Festival passaggio davvero superficiale.
Ermal Meta – Stella stellina: Voto 8
Ancora una volta, il cantautore punta ad un brano sociale, di denuncia. Canta per i bambini “vittime” delle guerre. Impeccabile ad ogni esibizione e soprattutto nel messaggio che vuole lanciare. Meta è sempre una garanzia di coerenza. Bravo!
Ditonellapiaga – Che fastidio!: Voto 8,5
Tutto giusto! Dai look alla coreografia fino al brano. Ditonellapiaga anticipa il progetto discografico con questo secondo brano presentato al Festival. Sarà un inno della quotidianità di tanti italiani. Ha fatto un Festival stre – pi – to – so!
Nayt – Prima che: Voto 8,5
Una delle rivelazioni di questo Festival per moltissimi italiani. Nayt ha un brano davvero incisivo, accompagnato da un’interpretazione che esibizione dopo esibizione è cresciuta fino ad essere orecchiabile e a catturare attenzione.
Arisa – Magica favola: Voto 10
Non ha sbagliato nulla! Canzone favolosa, voce incredibile, performance eccelse, look mozzafiato. Arisa non ha lasciato nulla al caso per questa partecipazione. Meravigliosa!
Sayf – Tu mi piaci tanto: Voto 6,5
Una bella scoperta per il pubblico della televisione italiana. Sayf ha una canzone orecchiabile che sa crescere di attenzione ascolto dopo ascolto, grazie anche alla presenza scenica dell’artista. Non vediamo l’ora di vederlo in altri contesti.
Levante – Sei tu: Voto 9
La cantautrice ha una canzone d’amore che interpreta al meglio delle sue possibilità, accompagnata da un look ben delineato. Potenza, dolcezza, voglia di sentirsi bene nei propri panni. Il duetto con Gaia nella serata delle cover è stato uno dei momenti migliori della kermesse.
Fedez e Marco Masini – Male necessario: Voto 8,5
Un progetto ben pensato quello di Fedez e Marco Masini. La canzone sa parlare ad una parte di ognuno di noi ed è per questo che già al televoto sono stati premiati in più serate. Ottima partecipazione.
Samurai Jay – Ossessione: Voto 7
L’artista ha una canzone orecchiabile che ha saputo prima incuriosire e poi coinvolgere tutti. E’ già una hit. La presenza di Belen Rodriguez è stata quel tocco di sensualità e mistero necessario.
Michele Bravi – Prima o poi: Voto 6
Il Festival di Michele Bravi è stato sufficiente. Tutto buono, ma nulla di ottimo. Va bene così. A volte è più importante partecipare.
Fulminacci – Stupida sfortuna: Voto 9
Lascia il segno il cantautore con una canzone che si è fatta notare sin dalla prima esibizione, una tenuta di palco più sicura e una presenza scenica magnetica. Il duetto con Francesca Fagnani nella serata cover uno dei momenti che ricorderemo.
Luchè – Labirinto: Voto 7
Una bella canzone, tanta voglia di fare bene. Peccato non sia esploso come avrebbe meritato.
Tredici Pietro – Uomo che cade: Voto 8,5
L’artista diventa una delle scoperte del Festival. Ha una canzone ben scritta che prende spessore grazie alla sua interpretazione e a tutte le emozioni che ci mette dentro. Nella serata cover, l’artista si è regalato un ricordo indelebile per la vita cantando con il padre Morandi e al pubblico uno dei momenti più toccanti.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me: Voto 6
Partecipazione in sordina, nonostante la massima cura per brano, interpretazione, presenza scenica e look. Peccato!
Dargen D’Amico – Ai Ai: Voto 6
Ancora una volta l’artista punta ad una canzone di denuncia con toni sarcastici e satirici e con una comunicazione che va oltre l’interpretazione letterale. Proporre due volte la stessa cosa non funziona sempre. E’ il caso di Dargen.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare: Voto 6
Un Festival in sordina. Il brano non è incisivo, come tanti altri della sua discografia. Poteva andare meglio? Certo che sì!
Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta: Voto 8
Sottovalutati, quando invece hanno una canzone briosa con un bel messaggio che sin dalla prima sera hanno saputo subito veicolare al meglio. Elegantissimi, bravissimi e super scenici. Nella serata cover, davvero superbo il momento con Brunori Sas sulle note de “Il mondo”.
Eddie Brock – Avvoltoi: Voto 5-
Buona la prima? Per noi è insufficiente. Forse l’artista doveva attendere di maturare artisticamente prima di dire sì ad un palco così importante. Noi crediamo nelle seconde possibilità.
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