Oggi sant’Agata si affaccia di nuovo ai catanesi, sprigionando tutto il suo candore dal fercolo argentato. I fedeli devoti la accompagnano, sospingendola in sacrificio e fatica. Tutta Catania inneggia alla sua patrona. Quest’anno in particolare Sant’agata si fa simbolo di speranza e determinazione per ricostruire ciò che è stato distrutto dal ciclone Harry e dalla frana a Niscemi.
Toccante il discorso dell’arcivescovo di Catania, Monsignor Luigi Renna, per la Festa di sant’Agata. Il suo primo pensiero va agli sfollati di Niscemi e a chi ha visto distrutta la propria attività dalla tempesta Harry. Non mancano poi vive parole verso i fedeli e i devoti, adulti e giovani. Monsignor Renna lancia anche un monito a chi è bloccato dalle tossicodipendenze a rialzarsi, a chi è preda di emarginazioni pericolose a ridestarsi e reagire, in riferimento ai risultati dell’Anno Giudiziario che indicano un aumento di minori e giovanissimi caduti nel vortice della violenza.
Infine, parole durissime rivolte ai finti devoti: “Agli adulti, che siete per lo più quelli che questa sera siete nel cordone, pregate e seguite il fercolo. Anche a voi che seguite le candelore e che forse ieri avete ironizzato e scommesso perché due candelore hanno ostacolato il normale decorso della processione: ho letto alcuni post che inneggiavano a queste cose, e devo dedurre che a qualcuno di voi di sant’Agata non interessa nulla, vi piace fare solo gare, corse, scommesse”. Ecco il discorso integrale:
Il discorso integrale dell’Arcivescovo di Catania, Monsignor Luigi Renna
“Carissimi fratelli e sorelle di Catania,
Qui dove fa sosta il busto reliquiario di sant’Agata, nel cuore della città, nel nostro antico anfiteatro romano, è stata posta una frase latina che dice il legame della nostra patrona con i suoi cittadini: «Per me civitas Catanensium sublimatur a Christo», che significa: «La città dei Catanesi attraverso di me è innalzata a Cristo». È una frase che racchiude i sentimenti di sant’Agata per tutti noi, e che sfidano i secoli, perché ancora oggi, a 1964 anni dal suo martirio e a novecento dal ritorno a Catania delle sue reliquie, attraverso la nostra sant’Aituzza, ci sentiamo rialzare da tutto ciò che ci fa cadere, e riportati a Cristo.
Cosa ci fa cadere, per cui abbiamo sempre bisogno di essere rialzati? Certamente sono le situazioni che turbano la nostra pace e la nostra sicurezza, e non dipendono da noi come è stato nei secoli passati per i terremoti, le eruzioni dell’Etna e recentemente per il ciclone Harry. Sono fenomeni naturali che solo quando sono prevedibili, possono farci evitare il peggio. Siamo particolarmente vicini a coloro che hanno visto le loro attività lavorative spazzate via dal ciclone a Catania e sulla costa jonica, e agli abitanti di Niscemi, che stanno guardando al futuro cercando anche nella fede un supplemento di speranza, per rimanere su quella collina e ricostruire in sicurezza parte della loro città. La chiamiamo resilienza, ma non dimentichiamo che essa ha bisogno di motivazioni e di solidarietà: sant’Agata ha sostenuto Catania con l’esempio di un martirio che è stato tutto il contrario della rassegnazione, e ci insegna a riporre in Dio la nostra speranza. Occorre saper aspettare e fidarsi di lui e nel frattempo non rimanere inoperosi.
Ma ci sono delle situazioni dalle quali occorre rialzarsi, dove noi siamo caduti per responsabilità umane. Alcuni giorni fa, nella catechesi popolare, ricordavo il titolo di un romanzo scritto da un siciliano, Alessandro D’Avenia, su don Pino Puglisi, dal titolo Ciò che inferno non è, che narra che 3P ha aiutato Palermo a valorizzare in essa tutto il bene che c’è, e ad accrescerlo. Questa espressione è tratta dal romanzo di un grande scrittore italiano, Italo Calvino, il quale ne Le città invisibili, ha scritto che in ogni città occorre «cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Cosa è l’inferno in una città? È quello che può creare la nostra superficialità e il nostro egoismo quando fanno del male agli altri e gli rendono la vita impossibile. Non ci dobbiamo sentire umiliati se all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario apprendiamo che nella nostra provincia è molto alto il numero dei minorenni e dei giovani che sono protagonisti della devianza minorile. Sempre più ci sono persone disperate perché i loro figli sono caduti nelle tossicodipendenze ed hanno tolto la pace alle famiglie.
Sappiamo che è una catena, perché la malavita organizzata vive di spaccio, e molta gente lo alimenta rimanendo invischiata in questa ragnatela. Alcuni giorni fa, il mio confratello di Palermo monsignor Lorefice, lamentava lo stesso triste fenomeno per quanto riguardava i ragazzi e i giovani. Non voglio guastarvi la festa, ma prendete sul serio quelle parole scritte nell’anfiteatro, perché sant’Agata aiuti tante persone a rialzarsi verso Cristo: che sincerità avremmo se domani, a luci spente, non avremo pensato a portarci la speranza nella vita di tutti i giorni? A Catania c’è tanta gente di buona volontà che fa il suo dovere, tanto volontariato, tante persone che si prendono cura degli altri, delle loro famiglie, in silenzio. C’è un ragazzo a cui hanno fatto del male, ma ci sono tanti amici che sanno stare insieme senza violenza e senza fumarsi le canne; ci sono genitori che privano i loro figli del futuro trascurandoli, ma tanti altri che si prendono cura di loro “spaccandosi la schiena”. Ecco, davvero essi sono coloro che costruiscono la loro città, la nostra città, con Dio.
Per questo stasera sento di dover dire una parola agli adulti e una ai ragazzi e ai giovani.
Agli adulti, che siete per lo più quelli che questa sera siete nel cordone, pregate e seguite il fercolo. Anche a voi che seguite le candelore e che forse ieri avete ironizzato e scommesso perché due candelore hanno ostacolato il normale decorso della processione: ho letto alcuni post che inneggiavano a queste cose, e devo dedurre che a qualcuno di voi di sant’Agata non interessa nulla, vi piace fare solo gare, corse, scommesse. E con queste cose voi rovinate la vostra vita, quella dei vostri figli e quella di Catania. Cambiate vita, lasciatevi sollevare da sant’Agata all’altezza di Cristo! Ed ora parlo di nuovo a voi, cari devoti: i nostri ragazzi hanno bisogno di genitori che stiano loro accanto, che parlino con loro, che si appassionino alle cose belle della vita, di papà che non tollerano che in tasca dei loro figli ci siano un tirapugni o un coltello, che diano loro delle opportunità che li facciano crescere e valorizzino i loro talenti, come accade ad esempio ai ragazzi dei Musica per Librino. Quello che si può insegnare in famiglia fino ad una certa età è importante. Anche la catechesi, la frequenza della chiesa, non sia qualcosa che sopportate voi e i vostri figli: la fede è una scelta che deve vedere coinvolta tutta la famiglia, e non può che aiutare i più giovani a farli crescere come sant’Agata. Lasciatemelo dire: hanno bisogno che i genitori camminino con loro sempre, forse più di prima. Non potrà che venirne del bene per tutta Catania.
Poi arriva il tempo in cui i ragazzi e i giovani cercano amici e modelli fuori della famiglia. Cosa troveranno? Quello che noi, nelle parrocchie e nella società, potremo loro offrire, spero non solo un bar o un pub. Cari ragazzi, cari giovani, sappiate scegliere di essere intelligenti e amare la bellezza della vita, che non si può trovare in fondo ad una bottiglia di un alcolico o nell’ultima tirata di uno spinello. Sappiate costruire amicizie vere, nelle quali saper condividere ciò che è buono e bello; sappiate stare insieme nella logica dell’amicizia, non quella delle gang. La scuola, anche se vi può risultare pesante, è un tempo in cui si costruiscono relazioni che durano tutta la vita, a volte anche l’amore di una coppia, e il futuro lavorativo. Prendersi cura di un anziano, di un povero, scoprire di essere anche voi capaci di fare del bene nel volontariato, vi cambierà la vita, oltre che dare gioia a persone sole e infelici. E al culmine di tutto la fede in Cristo. Sì, la stessa fede di sant’Agata, che è stata una ragazza che credeva in Cristo come voi, gli ha saputo dire di «sì» come ad un amico e come al modello e salvatore della sua vita. Gesù ha salvato la vita di sant’Agata, ha riempito la sua esistenza di amore e di forza, anche quando ha dovuto dire dei «no» a chi le voleva far rinnegare una vita bella e farla cadere in un inferno di menzogne. Sollevate la vostra vita all’altezza dei suoi occhi, che brillano come due stelle, e vi troverete la lucentezza di uno sguardo giovane perché illuminato da Gesù Cristo. Che egli diventi anche per voi il vostro miglior amico.
D’ora in poi, ogni volta che passiamo da piazza Stesicoro affacciamoci a quella ringhiera e leggiamo: «Per me civitas Catanensium sublimatur a Christo». Se siamo caduti invochiamo sant’Agata, perché ci faccia rialzare in Cristo. Se abbiamo delle responsabilità, chiediamole forza perché ci aiuti a portare in questa città “ciò che inferno non è”. Se siamo genitori e nonni, pensiamo alle nostre responsabilità verso i giovani, per fare la nostra parte nel “salvare” i ragazzi di questa città. Se siamo giovani e ragazzi, sentiamo che solo una vita bella, buona e pura come quella di sant’Agata dà vera felicità, e lei ci darà una mano a ritrovare la strada se l’abbiamo perduta.”
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