Il cittadino non sappia come si creano le leggi - QdS

Il cittadino non sappia come si creano le leggi

Carlo Alberto Tregua

Il cittadino non sappia come si creano le leggi

venerdì 29 Maggio 2020 - 00:00

“Fate che il cittadino non sappia mai come vengono confezionate le leggi”, ecco quanto affermava con vigore Otto von Bismarck (1815-1898). La ragione di questa affermazione stava in quel groviglio di compromessi che si trova a monte della stesura dei testi. Compromessi che derivano da interessi diversi, spesso opposti, in quanto la loro formulazione sposta il campo da un versante all’altro, con il conseguente premio o penalizzazione di una parte o dell’altra.
Dunque, il busillis sta proprio nel confezionamento delle leggi, successivo alla preparazione dei relativi disegni, che normalmente vengono redatti dai burocrati. Questi funzionari non sono asettici, cioé portatori di interessi obiettivi quali quelli dei cittadini, bensì vengono pilotati da questo o quel gruppo di potere affinché, appunto, le leggi indirizzino in una direzione anziché in un’altra risorse, permessi, autorizzazioni e via elencando.
Del confezionamento delle leggi non parla quasi mai nessuno, mentre tutti condannano la burocrazia, la quale però è soggetta alle leggi stesse e non può non osservarle.

Svelato il mistero “dell’incomunicabilità” delle leggi, secondo cui ognuno le interpreta come vuole e quasi sempre in modo personale, passiamo alla loro attuazione. Proprio la loro lacunosità e l’intreccio costituiscono i più forti ostacoli alla loro applicazione.
Ed è proprio in questo guazzabuglio che pescano i burocrati, anche quelli onesti, perché hanno paura di firmare autorizzazioni, concessioni e altri provvedimenti, in quanto può essere sempre richiamato quell’articolo del Codice penale “abuso d’ufficio” che si presta alle interpretazioni più diverse.
Dunque, abbiamo una categoria di pubblici dipendenti che non firma perché aspetta di essere interpellata in modo da “concedere il favore” e una seconda categoria che non firma perché ha paura delle possibili conseguenze.
In mezzo a questa situazione tragica ci sono il cittadino, l’imprenditore e il professionista, che hanno necessità di ottenere i provvedimenti richiesti in tempi ragionevoli e comunque non superiori ai trenta giorni.
“La situazione è grave, ma non seria” diceva Ennio Flaiano, eppure occorre porvi rimedio.
Non ci vogliono scienziati per trovare il rimedio: bastano poche e semplici norme che abbattano con il macete tutto l’impianto autorizzativo, sostituendolo con automatismi come il silenzio-assenso, le autocertificazioni e liberando il campo da inutili autorizzazioni, che hanno il solo scopo di togliere libertà ai cittadini e bloccare la ruota economica.
Inoltre, altra norma semplificatrice dovrebbe fissare il principio coercitivo per tutti i dirigenti e dipendenti pubblici, secondo cui devono firmare i documenti entro trenta giorni, quando non è previsto il silenzio-assenso, sia di consenso o di diniego. Chi non firma è sanzionato sul proprio stipendio e riceve penalizzazioni sulla propria carriera.
In altri termini, occorre inserire nel funzionamento della burocrazia italiana i principi di responsabilità e di merito, secondo cui la carriera è subordinata al buon funzionamento dei settori loro affidati e dal conseguimento degli obiettivi prefissati, che non devono avere natura teorica, ma essere concreti.

Leggi semplici, scritte in buon italiano, senza richiami ad altre norme e prive del vizio italico di demandare a decreti attuativi successivi, è un modo per aiutare l’economia con tutto il sistema sottostante, che funziona in tempi ragionevolmente brevi e toglie ai burocrati onesti, ma paurosi, oppure disonesti, qualunque freno, evitando così quel disastro che c’era nel nostro Paese e soprattutto nel Sud, nel periodo antecedente al cataclisma del virus “Corona”.
Non si esce dal disastro economico con crescita zero, anzi in fase di novella recessione, se non si cambia modo di funzionare nella politica e nella burocrazia. L’ingarbuglio continuo, le liti fra i partiti di maggioranza e quelle ovvie con i partiti di opposizione, stanno producendo il disastro economico che troverà concretezza nella prossima Legge di bilancio del 2021, senza con ciò voler fare l’uccello del malaugurio.
Il funzionario firmi oppure perda lo stipendio. Le leggi siano chiare e comprensibili dai cittadini. Due soluzioni semplici come soltanto gli imbecilli non vedono.

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