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La nuova Giunta risolve i nodi in casa Schifani, ma passa le “patate bollenti” a via della Scrofa

La nuova Giunta risolve i nodi in casa Schifani, ma passa le “patate bollenti” a via della Scrofa
Immagine di repertorio da Imagoeconomica

Il presidente della Regione non ha messo in discussione la delega al Turismo della meloniana Amata, rinviata a giudizio. La “questione morale” resta così nelle mani del coordinatore FdI Sbardella, se non direttamente in quelle della premier

All’Assemblea regionale siciliana andrà domani in scena il giuramento dei tre “nuovi” assessori della giunta Schifani. Virgolette d’obbligo visto che una, Nuccia Albano, è assessore che riprende la delega ritirata a novembre dal governatore a seguito dell’inchiesta giudiziaria che ha portato agli arresti domiciliari il leader della Nuova Democrazia cristiana – ed ex governatore – Totò Cuffaro. Insieme ad Albano, che riprende quindi la delega alla Famiglia, politiche sociali e lavoro, la new entry – in quota Mpa-Grande Sicilia che aggiunge un assessorato a discapito della Dc – Elisa Ingala, e Marcello Caruso che dopo la rinuncia al coordinamento regionale della commissariata Forza Italia va a prendere il posto di uno dei due assessori tecnici voluti da Renato Schifani in giunta.

Congedata quindi Daniela Faraoni, già succeduta a Giovanna Volo, intoccabile Alessandro Dagnino all’Economia, fuori discussione le deleghe di Fratelli d’Italia. La nomina di Marcello Caruso, già segretario particolare di Renato Schifani e coordinatore regionale del partito, ha suscitato trasversale stupore quasi fosse un colpo di scena. Al riguardo, inoltre, letture diverse sulla scelta del presidente della Regione siciliana che tendono a ignorare quella forse più semplice e logica al punto da chiamare in causa il rasoio di Occam. Un principio di economia logica che ben si presta al caso.

Il “fiammifero” tra le dita della colazione al governo nell’Isola

Il metaforico fiammifero acceso tra le dita delle alte sfere della coalizione al governo della Sicilia, cui abbiamo già fatto riferimento in questo sito, con questo passaggio libera le dita del presidente della Regione per posizionarsi tra quelle di Fratelli d’Italia, nella persona del coordinatore Luca Sbardella se non addirittura tra quelle di Giorgia Meloni. Schifani non ha preteso l’inclusione in rimpasto dell’assessore al Turismo, di Fratelli d’Italia, rinviata a giudizio pochi giorni dopo il repulisti che Giorgia Meloni ha preteso a Roma dopo la Caporetto referendaria che ha gettato l’ombra di un amore infranto tra gli elettori e la premier.

Mettendo in fila le mosse del presidente Schifani, con la divisione dei due assessorati in precedenza della Dc tra democristiani e autonomisti e la mancata inclusione della quota Fratelli d’Italia che avrebbe travolto per ineludibile rappresaglia da par condicio il leader siciliano della Lega e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, il governatore ha risolto tutte le criticità lasciando al partito di Giorgia Meloni l’onere di risolvere le proprie difficoltà interne in ordine alla cosiddetta questione morale.

Non tutti nella Dc speravano in un ritorno di Albano, ma questo rientro in giunta placa l’ira democristiana, risolve in positivo il rapporto tra il governatore e il vertice del partito, e non solo. Gli animi così in parte quietati dei democristiani lasciano invariato il rapporto tra questi ultimi e la Lega, garantendo al contempo lo zoccolo duro del lealismo parlamentare verso Schifani che, d’altro canto, accontenta le pretese di maggior peso in giunta che gli autonomisti da tempo rivendicavano. Questa scelta politica del presidente Schifani si lega però a doppio filo alla questione interna di Forza Italia e alle deleghe di propria assegnazione.

Dagnino era inamovibile, Caruso al posto di Faraoni in una nomina che può soddisfare Fratelli d’Italia

La posizione di Alessandro Dagnino, già avvocato della Regione per risolvere la questione rendicontazioni da parificare e poi risolutore del caso da assessore all’Economia, era chiaro da tempo che per Renato Schifani era inamovibile. Dei due tecnici, Daniela Faraoni – prima tenuta ad accettare di lasciare la direzione generale dell’Asp più grande d’Italia per l’assessorato di Piazza Ottavio Ziino e adesso congedata per far posto a un assessore politico – è l’unico tecnico ringraziato e congedato in questa partita di giro. Al suo posto Marcello Caruso, quota personale forzista di Renato Schifani, e una nomina da concertare che dovrebbe in parte soddisfare le aspettative di Fratelli d’Italia verso la Sanità siciliana.

Caruso è stato estromesso dalla segreteria regionale del partito fondato da Silvio Berlusconi, ma è delega politica di Forza Italia e non un altro tecnico. La sua migrazione dalla segreteria di Schifani – che quindi cede giusto qualcosa anche sulla conduzione del partito in Sicilia – all’assessorato alla Salute chiude le contestazioni sull’assegnazione in ambito politico della delega e soprattutto chiude in maniera definitiva la porta a chi, in casa forzista, vantava pretese in merito che avrebbero spostato gli equilibri interni in favore di una corrente già fortemente rappresentata in giunta. La blindatura di democristiani, autonomisti e dei leghisti con il glissare su Sammartino dovrebbero poi garantire i voti a Schifani in Assemblea regionale anche a fronte di franchi tiratori esclusi dal rimpasto. In tutto questo giro di quote in giunta, Caruso è la contropartita di un accordo che vedrà ancora Renato Schifani in diretta influenza sulla Sanità.

Resta però la posizione di direttore generale della Pianificazione strategica dello stesso assessorato. Salvatore Iacolino, altro tassello di una questione morale che ha investito la Regione siciliana, era ex eurodeputato di Forza Italia. Un modello di ibrido tecnico-politico che attende ancora un successore. Iacolino aveva già lasciato l’incarico per la direzione del Poliambulatorio di Messina quando l’inchiesta giudiziaria lo ha investito, ma alla Pianificazione strategica era rimasto un vuoto colmato in via temporanea. Questo potrebbe essere risolto con un tecnico-politico di Fratelli d’Italia ancora da reperire.

Ma anche qui, il fiammifero resta acceso in mano a Fratelli d’Italia che nel frattempo ha reclutato, per la seconda volta, il vice sindaco del capoluogo per altro incarico capitolino. Dopo Carolina Varchi, anche Giampiero Cannella ha lasciato Palermo. Tra i papabili al ruolo di vice di Roberto Lagalla è ancora Antonio Rini. La possibilità che Rini, persona di fiducia dell’assessore regionale ai Trasporti Alessandro Aricò, Fratelli d’Italia, possa essere il successore naturale di Cannella non è stata ancora smentita e si attende ormai l’annuncio nel corso della settimana.

Il nodo Gaetano Galvagno

Ma il nodo intorno cui orbitano le decisioni di Fratelli d’Italia, e in buona parte quelle sull’intera giunta regionale, è il giudizio immediato chiesto dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Oggi meno immediato, alla luce della richiesta di trasferire il procedimento a Catania con conseguente rinvio udienza. Nel caso in cui Galvagno dovesse trovare l’assoluzione, Elvira Amata potrebbe lasciare l’assessorato al Turismo senza gravi ripercussioni a cascata sul presidente dell’Ars. Nel frattempo però ci si avvicina a fine legislatura con conseguente ormai prossimo rimescolare di carte nel mazzo.

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