Oltre duecento tra lavoratori e lavoratrici hanno partecipato questa mattina al sit-in tenutosi di fronte davanti allo store Enel di corso Sicilia, a Catania, nell’ambito dello sciopero nazionale dei call center. Il sit-in è stato organizzato dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e le rivendicazioni da parte dei dipendenti hanno riguardato, in particolare, la scelta di Enel Energia di non applicare più la clausola sociale. Una scelta che, secondo i sindacati, va contro norme e contratti collettivi e porta sulle spalle dei dipendenti il costo delle strategie industriali che sono legate alla digitalizzazione e all’automazione dei servizi.
Sciopero dei call center, la protesta davanti allo store Enel a Catania
Il segretario della Slc Cgil Catania, Gianluca Patané, intervenuto al Qds.it, ha sottolineato come la protesta, che riguarda complessivamente 7mila dipendenti a livello nazionale, debba fare da “prologo” a un incontro a livello istituzionale.
“A seguito di questo sciopero – ha detto Patané – verrà fatta richiesta di un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con quello dell’Economia e delle Finanze, che è partner di Enel Energia. Il problema del call center Mics ha avuto luogo anche su altri siti, nei quali non è stata rispettata la territorialità, ovvero il fatto che il territorio deve essere lo stesso e che la nuova sede non può andare oltre i 25 chilometri rispetto alla precedente. Ci sono esempi di mancato rispetto di questa clausola, che porta quasi a un licenziamento mascherato”.
L’iniziativa ha visto comunque una partecipazione notevole e “sappiamo molto bene – ha proseguito Patané – che Enel è stata costretta ad applicare la voce guida per spiegare agli utenti che chiamavano che non potevano rispondere per una manifestazione a livello nazionale che impediva l’operatività. Dei 7mila operatori interessati, più del 90% oggi ha scioperato ed è quindi preoccupato di non avere continuità lavorativa a ogni cambio appalto. Se mi trasferiscono da Catania a Palermo, come faccio a sostenere un viaggio al giorno con mille euro al mese?”.
Cosa bisogna aspettarsi sul fronte Mics
I sindacati chiederanno l’apertura del tavolo con i Ministeri per far sì che la clausola non applicata negli ultimi mesi venga ripristinata, anche perché “è a rischio – ha concluso Patané – circa il 30 % dei posti di lavoro, quindi più di 1.500 unità. A Catania lavorano circa 600 persone e quindi il nostro territorio ha il maggior numero di operatori. Per quanto riguarda la vertenza Mics nello specifico, siamo preoccupati: è necessario attivare immediatamente di un tavolo di crisi anche alla Regione Siciliana, visto che nel settore delle telecomunicazioni in Sicilia ci sono oltre mille posti di lavoro a rischio o già persi, contando anche le vertenze Almaviva e Telecontact. Stiamo valutando anche di agire per vie legali, perché c’è la responsabilità oggettiva di Enel Energia, allo scopo di richiedere il ripristino dei posti di lavoro. Vogliamo dimostrare che c’è stata interposizione di manodopera in questa vicenda”.
La replica di Enel sulle proteste
Enel ha inviato una nota in seguito alle proteste e allo sciopero degli addetti dei call center operanti sul territorio nazionale. L’azienda chiarisce che “al momento non è stata indetta alcuna gara per queste attività (ndr, le attività oggetto di contestazione da parte dei manifestanti sopra esposte”). Pertanto, le preoccupazioni espresse da alcune sigle sindacali non hanno fondamento. Enel sottolinea che il bando di assegnazione più recente ha invece riguardato le attività di back office, nel quale è stata inclusa la clausola di salvaguardia occupazionale (cosiddetta Clausola Sociale) volta a tutelare la continuità lavorativa del personale impiegato. In aggiunta, è stato previsto un meccanismo premiante sia per l’assorbimento su altre commesse dei dipendenti eventualmente in esubero, sia per l’applicazione di forme di lavoro agile”.
“Per Enel – si legge ancora nella nota – la tutela delle persone è un principio centrale”. Per questo l’azienda conferma di aver adottato “misure concrete a difesa dell’occupazione, migliorative anche rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi di settore, in merito alla gestione dell’assorbimento del personale da parte del fornitore subentrante”.
“L’attuale contesto di mercato sta evidenziando un’evoluzione profonda nelle abitudini di consumo dei clienti, sempre più orientati a modalità di interazione autonome attraverso canali digitali e applicazioni mobili. Si tratta di un cambiamento strutturale che sta ridisegnando il rapporto tra persone e servizi e che richiede alle aziende un costante adattamento organizzativo e tecnologico. In questo scenario, la tecnologia rappresenta per Enel uno strumento di supporto e potenziamento del lavoro umano, non di sostituzione. L’Azienda conferma, come sempre, la propria disponibilità al confronto costruttivo con tutte le parti coinvolte, nella convinzione che l’innovazione tecnologica, la sostenibilità industriale e la responsabilità sociale possano e debbano procedere insieme”, conclude Enel.

