Ecco come i malati non Covid sono diventati di serie B - QdS

Ecco come i malati non Covid sono diventati di serie B

Paola Giordano

Ecco come i malati non Covid sono diventati di serie B

venerdì 19 Febbraio 2021 - 00:00
Ecco come i malati non Covid sono diventati di serie B

Il "paradosso" del virus fotografato dal report Salutequità: tra gennaio e maggio 2020 in Sicilia visite specialistiche ridotte del 28% rispetto allo stesso periodo del 2019. Donne più penalizzate, nell'Isola nel 2020 complessivamente 55mila mammografie in meno e 67mila screening cervicali in meno

PALERMO – Nell’ultimo anno chi non ha contratto il Covid è diventato un paziente di “serie B”: il Covid ha infatti cannibalizzato tutte le energie del sistema sanitario nazionale producendo una dicotomia tra pazienti Covid e pazienti no Covid nella quale ad avere la peggio sono i secondi.

Secondo il report “Equità di accesso alle cure e Covid”, redatto da Salutequità, nel periodo gennaio-maggio 2020 – mesi di lockdown quindi inclusi – si è registrato un drastico calo degli esami diagnostici e delle visite specialistiche rispetto ai primi cinque mesi nel 2019: -13,3 milioni le prime, -9,6 milioni le seconde.

Tali cifre, proiettate nell’arco dell’intero anno, diventano ancora più allarmanti: quasi 32 milioni di esami rinviati o non effettuati e 23 milioni di visite sfumate.

Il rapporto elaborato da Salutequità denuncia un crollo a livello nazionale del 31% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale. L’Isola non si discosta molto dalla media italiana: -28% solo nei primi cinque mesi del 2020. Una percentuale migliore in confronto a quella riportata dalla Lombardia (-39%), regione che – è bene ricordare – ad oggi sta pagando il prezzo più alto in termini di contagi e di decessi pur vantando un sistema sanitario reputato eccellente che però – è altrettanto doveroso rammentare – ha mostrato le sue fragilità sin dagli albori della pandemia.

Dati alla mano, a risaltare è “un nuovo profilo di iniquità nell’accesso ai servizi sanitari che l’attuale pandemia da Covid-19 ci ha fatto conoscere: quello tra pazienti Covid e non Covid”.

Risale a pochi giorni fa l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (Siapav): “il carico di morbilità e mortalità delle patologie non trattate in questo frangente storico rischia di lasciare sul campo più danni e vittime della stessa pandemia”.
“In questi giorni – denuncia la Siapav – stiamo apprendendo con grande preoccupazione notizie di sospensione dell’attività clinica non urgente. Eppure, il lockdown primaverile ci dovrebbe avere insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le malattie vascolari non sono seconde a nessuno per gravità, neppure al Covid-19. Nella primavera scorsa la pandemia ci ha colto di sorpresa spingendoci a una chiusura generalizzata, ma ora conosciamo meglio il Covid-19 e abbiamo armi per fronteggiarlo per cui un nuovo blocco dell’attività sarebbe ingiustificato per i nostri pazienti”.

Non è però solo l’ambito cardiovascolare ad essere stato “sfavorito” dalla pandemia: il report di Salutequità riporta la frenata in tutta la Penisola di screening mammografici, colorettali e cervicali. Dall’analisi dei dati si evince che ad essere maggiormente penalizzate sono state le donne: nell’Isola sono stati eseguiti 23.000 controlli mammografici e 28.000 screening cervicali in meno rispetto al periodo gennaio-maggio 2019 e si è accumulato un ritardo di circa tre mesi per entrambe le tipologie di esami specialistici.

Le proiezioni annuali calcolate sulla base di tali cifre sono drammatiche: 55.000 mammografie e 67.000 esami alla cervice in meno, che potrebbero costare rispettivamente 187 e 123 casi non diagnosticati.
Sul fronte dello screening colorettale la situazione è leggermente migliore: due mesi di ritardo e circa 7.000 esami in meno che in un anno potrebbero sfiorare i 17.000 controlli mancanti all’appello.

L’incapacità del sistema sanitario di garantire il doppio registro di assistenza ai pazienti Covid e non Covid ha avuto ripercussioni negative sui secondi ma ne avrà anche sulla spesa sanitaria perché – segnala la Corte dei conti nella Memoria sul Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 – “sull’attuale esercizio andranno a gravare i costi del recupero del forte rallentamento dell’attività registrata nel 2020. Il rinvio dell’attività ospedaliera e di quella specialistica e ambulatoriale ordinaria, evidente nei ‘risparmi’ rilevati nei costi delle aziende sanitarie, è destinata a tradursi in fabbisogni aggiuntivi nel prossimo anno”. Il danno oltre la beffa, insomma.

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