PALERMO – Raramente si era vista tanta fretta, da parte di un Governo della Repubblica, nel preparare e approvare in Consiglio dei ministri un decreto legge come quello proposto la scorsa settimana dalla premier Giorgia Meloni, dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, e dal ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. Ed è altrettanto infrequente che un simile atto, previsto dalla Costituzione all’articolo 77 solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”, contenga misure che entreranno in vigore soltanto tra dodici mesi, dunque a partire dall’anno scolastico 2027/2028.
Alunni stranieri in Sicilia, il tetto del 30% nelle classi
A sentire le sirene di Palazzo Chigi, il provvedimento vorrebbe ‘difendere’ la progenie italiana dal rischio emarginazione all’interno di classi sempre più popolate da bambini stranieri. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza: non si può fare”, ha di recente tuonato – con evidente preoccupazione – la premier dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, che forma le nuove leve di Fratelli d’Italia.
Una delle condizioni ritenute indifferibili dall’esecutivo è dunque il rispetto del tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi, un criterio per il quale FdI e Lega hanno già fatto a gara per rivendicarne la paternità (il Carroccio, qualche anno fa, insisteva perfino per un limite fissato al 20%). Nel frattempo, però, ancora prima di essere messo definitivamente nero su bianco, il provvedimento è divenuto oggetto di numerose polemiche. In primis con il Colle, intervenuto pubblicamente su iniziativa del Capo dello Stato Sergio Mattarella che, lunedì 21 settembre, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, in provincia di Rieti, ha ribadito che “la scuola è aperta a tutti” e rimane “la leva più importante di integrazione per gli stranieri o i ragazzi figli di immigrati”. Un messaggio inequivocabile.
Decreto scuola, quali alunni stranieri rientrano nel limite
Secondo il testo del decreto legge, fino a oggi filtrato solo ed esclusivamente tramite alcune bozze pervenute alla stampa – e limate dagli interventi dei giuristi del Quirinale per rendere il provvedimento compatibile secondo i principi di costituzionalità -, la soglia massima riguarderà, nella scuola primaria, gli studenti “con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia”. Il medesimo limite varrà anche nella scuola secondaria di primo e di secondo grado per gli alunni “che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni”.
Ma non finisce qui, poiché nel caso in cui le iscrizioni non consentano il rispetto della soglia, gli uffici scolastici di ambito territoriale dovranno adottare “misure organizzative” per distribuire gli alunni in “istituzioni scolastiche limitrofe, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio”. In occasione della conferenza stampa successiva al Cdm di giovedì scorso, il ministro Valditara ha precisato che gli studenti non verranno ricollocati “a 20 chilometri di distanza”, ma non ha comunque sciolto le riserve sui criteri che saranno osservati per decidere il quale istituto scolastico dovrà essere dirottato l’alunno ‘fuori quota’, specialmente in quei centri urbani segnati dall’isolamento territoriale, come nelle aree montuose o nelle piccole isole.
Tetto al 30% degli alunni stranieri, la regola esiste dal 2010
Ed evidentemente, a causa della fretta – mal consigliera -, il Governo sembra avere dimenticato che in realtà un accorgimento del genere esiste già ed è contenuto della circolare ministeriale n. 2 del 2010, a firma dell’allora ministra Mariastella Gelmini, che parla, “di norma”, di un 30% per le presenze di studenti stranieri nelle classi, seppur con evidenti differenze e concessioni. La stessa circolare introduce, infatti, delle deroghe nel caso in cui gli studenti stranieri abbiano già una buona conoscenza dell’italiano o “in assenza di alternative”.
Alunni stranieri in Italia, i dati del Ministero dell’Istruzione
Ma quanti sono gli studenti stranieri nel nostro Paese? Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del merito aggiornati al 31 agosto 2025, in riferimento all’anno scolastico 2024/2025 negli istituti scolastici del nostro Paese (scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di I e II grado) gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 911.578, circa l’11,6% del totale. La maggior parte si concentra al di sopra di Roma: si parla del 38,3% nelle Regioni del Nord-Ovest e del 25,5% nell’area del Nord-Est. La percentuale si riduce al 22% al Centro, per poi calare drasticamente al Sud con il 10,1%. I numeri più bassi si registrano invece nelle Isole con il 4,1%.
Inoltre, prendendo in esame esclusivamente la nostra Regione, la Sicilia, gli alunni con cittadinanza non italiana sono calcolati in 30.977, pari al 4,5% dell’intera platea di studenti frequentanti le scuole dell’Isola. Numeri certamene distanti da quelli del Nord Italia. Nella regione della Lombardia, per esempio, gli alunni con cittadinanza non italiana sono 234.559, pari al 17,83%. E di questi, il 35,1% è stimato soltanto nella provincia di Milano. Per porre altri esempi, nel Veneto la percentuale di studenti con cittadinanza non italiana è pari al 15,51%. Allo stesso modo in Toscana i dati parlano di 13,14% studenti stranieri rispetto al totale. Di contro, al Sud le cifre continuano a essere inferiori, come nel caso della Campania che registra il 4,78%, dato vicino a quello siciliano.
Scuola in Sicilia, la distribuzione degli alunni stranieri nelle province
Osservando invece le province isolane, il territorio dove si trova il numero più nutrito di studenti stranieri è quello di Ragusa con 6.689 alunni (21,6%). Segue la provincia di Catania con 5.281 studenti (17%), di poche unità superiori a quelli presenti a Palermo e provincia con 5.210 ragazzi (16,8%). Al quarto posto troviamo la provincia di Messina con 4.324 studenti stranieri (14%). Ci sono poi Trapani con 3.016 giovani (9,7%), Siracusa con 2.453 alunni (7,9%) e Agrigento con 2.448 ragazzi (7,9%). I numeri più esigui si trovano nelle due province dell’entroterra isolano: Caltanissetta conta 1.050 studenti stranieri (3,4%), mentre Enna chiude la classifica con appena 506 giovani di nazionalità non italiana (1,6%). E va ricordato, doverosamente, che buona parte di questi studenti presenti in Sicilia – così come nel resto del Paese – è di seconda generazione e, pertanto, già in possesso di conoscenze linguistiche adeguate.
Alunni stranieri in Sicilia, i numeri per ciclo scolastico
I dati del Ministero dell’Istruzione e del merito permettono anche di conoscere la ripartizione degli alunni stranieri nei vari cicli di istruzione, sempre in riferimento all’anno 2024/2025. Nelle scuole dell’infanzia siciliane risultano 5.100 bambini, un numero che raddoppia nelle scuole primarie con 10.938 unità. Si registra un decremento nelle scuole secondarie di primo grado, dove gli iscritti appaiono in 6.593. Una leggera ripresa tocca invece le scuole secondarie di secondo grado con 8.346 ragazzi iscritti.
Corsi di italiano per stranieri, cosa prevede il decreto
L’altro punto cruciale riguarda i corsi d’italiano obbligatori per i genitori “con difficoltà linguistiche” da svolgere nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). Proprio su questo delicato tema si è tenuto un altro confronto serrato tra Governo e Quirinale, in merito al quale il ministro Valditara ha dovuto smentire quel passaggio in cui una bozza del decreto legge avrebbe previsto, in caso di rifiuto del genitori a seguire i corsi, l’applicazione dell’articolo 1, comma 2, della legge 19 luglio 1991, n. 216 che dispone l’allontanamento del minore. In luogo di questo provvedimento drastico, lo Stato punirà gli inadempienti con una sanzione pecuniaria compresa tra 200 e 1.000 euro. La norma, manco a dirlo, non è esente da eccezioni.
Docenti di italiano L2 e liste d’attesa nei Cpia
Ma proprio riguardo ai Cpia – frequentati sia da stranieri che cittadini italiani – il decreto legge del Governo tocca di striscio, senza risolverla, una delle tante contraddizioni dell’istruzione italiana. Secondo i dati del Mim, i docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano, appartenenti alla classe di concorso A023 (introdotta con il Dpr n. 19 del 14 febbraio 2016) trovano oggi sempre meno spazio nel sistema dell’istruzione del Paese e vengono scavalcati dai docenti di scuola primaria, non specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2. E per quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del merito ha deliberato ulteriori tagli al ramo.
Attualmente, su tutto il territorio nazionale, il numero di docenti A023 risulta essere di 1.268 unità, di cui soltanto 506 nei Cpia e 762 nelle scuole. Per questi ultimi, la dotazione è stata ridotta di 175 cattedre rispetto all’organico iniziale. In Sicilia, per l’anno scolastico 2026/2027, i posti di docente per le scuole del primo ciclo di istruzione sono 29, mentre nelle scuole del secondo ciclo di istruzione si contano appena 14 posti, per un totale di 43 unità in tutto il territorio siciliano. Numeri esigui che si scontrano con quelli ben più corposi delle liste d’attesa. Secondo il Monitoraggio nazionale dell’Istruzione degli adulti di Indire, presentato a maggio 2026, in Italia si contano oltre 31 mila adulti che aspettano di accedere ai corsi di italiano. E il comparto rischia il collasso. Il titolare del Mim ha assicurato che il decreto legge garantirà l’istituzione di un fondo per l’insegnamento dell’italiano. Sono previsti 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14,14 milioni di euro per il 2028. Inutile negare che in tanti si sarebbero aspettati una dotazione più generosa.

