È già ora di pensare all’anno scolastico 2026/2027. La Regione Siciliana ha fissato le regole con cui le conferenze provinciali dovranno predisporre i nuovi piani di dimensionamento della rete scolastica.
Si tratta di un passaggio cruciale che riguarda tutte le scuole dell’Isola, dall’infanzia alle superiori, e che punta a razionalizzare la distribuzione degli istituti senza ridurre l’offerta formativa. Oggi in Sicilia sono attive 705 istituzioni scolastiche: lo stesso numero previsto dal decreto interministeriale del 30 giugno 2025, che ha fissato i parametri nazionali per i prossimi tre anni. Questo significa che, almeno per il momento, non ci saranno tagli generalizzati. L’assessorato regionale all’Istruzione prevede infatti soltanto interventi di razionalizzazione, cioè di riequilibrio e riorganizzazione interna, senza un’ulteriore riduzione complessiva.
Possibili eccezioni
Tuttavia, l’amministrazione si è riservata la possibilità di intervenire ancora con due operazioni di dimensionamento, nel caso in cui vengano respinti i ricorsi pendenti su alcune decisioni prese in passato.
Il decreto indica una serie di criteri che le conferenze provinciali dovranno seguire. Tra i più importanti c’è il mantenimento dei presidi scolastici nei comuni montani, insulari o parzialmente montani: anche se gli alunni sono pochi, queste scuole non perderanno l’autonomia, per evitare che intere comunità restino prive di un punto di riferimento educativo.
Nelle città più grandi, invece, l’obiettivo è ridurre squilibri e sovraffollamenti attraverso la razionalizzazione degli istituti comprensivi. Per le scuole superiori, il piano punta a creare dei veri e propri “poli” formativi omogenei: licei insieme, tecnici ed economici insieme, professionali tecnologici o per i servizi raggruppati in un unico plesso. In questo modo si vuole evitare la frammentazione degli indirizzi, migliorare l’organizzazione dei percorsi di studio e contrastare la dispersione scolastica, un problema che in Sicilia resta molto serio.
L’andamento demografico
Le proposte di riorganizzazione devono inoltre tenere conto dell’andamento demografico degli ultimi cinque anni: se un istituto ha perso progressivamente iscritti, sarà più probabile che venga coinvolto in operazioni di razionalizzazione. Non sarà invece consentito costituire nuovi istituti “omnicomprensivi”, salvo eccezioni per piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti, aree montane o isole minori, dove l’isolamento territoriale rende necessaria una maggiore flessibilità.
Altro criterio centrale riguarda la viabilità e i bacini di utenza: la distribuzione dei plessi dovrà garantire facilità di collegamento, tenendo conto delle condizioni di trasporto e dei tempi di percorrenza, per non penalizzare studenti e famiglie. Il percorso sarà scandito da una serie di passaggi precisi. Gli Uffici scolastici territoriali raccoglieranno i dati sulla popolazione studentesca e sulle scuole interessate, organizzeranno incontri con istituzioni locali e sindacati.
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