Sdegnati i magistrati per bene CSM, basta imbrogli elezioni a sorteggio - QdS

Sdegnati i magistrati per bene CSM, basta imbrogli elezioni a sorteggio

Carlo Alberto Tregua

Sdegnati i magistrati per bene CSM, basta imbrogli elezioni a sorteggio

sabato 30 Maggio 2020 - 00:00

Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno dei giudici, i quali, secondo la Costituzione, costituiscono un ordinamento indipendente (art. 104) e non un potere.
Nei decenni trascorsi la moneta cattiva (politica) ha scacciato quella buona (la moralità) nella Cosa pubblica, complice la burocrazia sottostante che ne ha approfittato per ottenere tornaconti dei propri componenti.
La parafrasi della legge di Gresham (la moneta cattiva scaccia quella buona) ricorda che il cattivo esempio si estende a macchia d’olio e comprime il buon esempio, anche per effetto della mancanza di un’adeguata repressione, che dovrebbe costituire la discriminante fra chi si comporta bene e chi si comporta male, chi ha rispetto per gli altri e chi non ne ha affatto.
Cosicché, nel CSM, si sono formate le correnti di natura politica, le quali hanno cominciato a barattare gli incarichi in funzione della loro rappresentanza e non del merito, della capacità e del buonsenso.

Da oltre vent’anni si parla di riformare il CSM, ma nessuno ha messo mano concretamente alla riforma, con la conseguenza che il perverso meccanismo corruttivo si è sempre più incattivito ed è arrivato a livelli ormai insopportabili.
Infatti, i cittadini non possono più tollerare che i magistrati possano essere anche minimamente sospettati di parzialità e di dipendenza rispetto a questo o a quell’interesse, perché se viene meno il baluardo della Giustizia, crolla anche la Democrazia.
Tutte le varie ipotesi di riforma del CSM non hanno trovato concretezza perché presentano aspetti negativi che perpetuano lo status quo. Ed ecco che fra le ipotesi è spuntata quella sempre scartata, ma che oggi comincia a prendere piede. Si tratta del sorteggio fra i candidati, senza tenere alcun conto delle cosiddette correnti, che in questo modo non avrebbero più motivo di esistere.
Ma siccome il lupo perde il pelo, ma non il vizio, chi è abituato agli accordi sottobanco temerebbe di trovare espedienti per perpetuare le cattive abitudini.
Non sappiamo se il buonsenso e i valori morali prevarranno oppure se passata la festa, gabbatu lu santu.
In questo quadro sempre più deteriorato, si trova la stragrande maggioranza dei magistrati, composta da grandi professionisti e da persone per bene, che però non ha manifestato apertamente e con forza il proprio dissenso rispetto ad una minoranza di facinorosi, di voltagabbana e di arrampicatori.
Bisogna però sottolineare che fra questi ultimi una gran parte riguarda le procure della Repubblica, perché, in base all’attuale Codice di procedura penale, esse hanno un potere quasi illimitato.
Con l’ultima riforma, la forza decisionale del procuratore capo è fortemente aumentata perché prima egli aveva un potere di coordinamento, per cui gli aggiunti e i sostituti continuavano a rimanere giudici con facoltà discrezionali; dopo la riforma, il procuratore capo ha invece concentrato tutti i poteri decisori sia in ordine all’assegnazione delle inchieste che ai rapporti con stampa, televisioni, mezzi sociali ed altri organi di informazione.

Cosicché la figura del procuratore capo è diventata centrale in ogni Procura della Repubblica, non solo, con la conseguenza che basta avere rapporti con i circa centocinquanta capi per controllare di fatto due o tre mila pubblici ministeri.
Ancora, vi sono Procure estremamente importanti in quanto hanno la competenza su altre maggiori. Per cui, quando succede uno scandalo a Roma, la Procura competente per indagare è quella di Perugia, quando succede uno scandalo a Palermo, la Procura competente è quella di Caltanissetta. Ricordiamo la grande notorietà che ebbe il procuratore capo di quella piccola struttura, Giovanni Tinebra, per i fatti di Palermo.
Non sappiamo se l’onda di sdegno dell’opinione pubblica e di quasi tutti i magistrati per lo scandalo Palamara porterà all’auspicata riforma del CSM. Certo è che l’opinione pubblica deve farsi sentire a gran voce e non mollare sulla questione perché è necessario che si ripristini al più presto la fiducia nella Giustizia, così fortemente calpestata da alcuni giudici quantomeno inadeguati.

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