Nelle elezioni suppletive di domenica e lunedì scorsi per eleggere un deputato, a Reggio Calabria, è andato alle urne appena un elettore su cinque.
Ritengo che nessuno possa discordare sul fatto che un’elezione a cui partecipa un quinto dell’elettorato non può rientrare nella definizione di Democrazia. Infatti, affinché essa sia sostanzialmente corretta, occorre che vada a votare la maggioranza degli aventi diritto al voto.
Astensionismo e democrazia, il problema della minoranza
Se Sparta piange, Atene non ride. Anche nelle ultime elezioni nazionali sono andati a votare appena poco più di sei elettori su dieci, con il risultato che gli attuali Governo e Maggioranza sono stati scelti da una minoranza degli aventi diritto al voto, che oscilla intorno al trenta-trentadue per cento. Questa è Minocrazia, come l’abbiamo denominata noi, vale a dire la dittatura della minoranza, con tutte le conseguenze del caso.
In questo quadro, il risultato di Futuro Nazionale dell’ex generale Vannacci, che pomposamente è stato comunicato a oltre il dieci per cento, è sceso al misero due per cento degli elettori.
Partecipazione al voto e democrazia, la vera sfida
Il vero problema del nostro Paese è riportare cittadine e cittadini a esprimere la loro volontà nell’urna, in modo da far scegliere una maggioranza vera e non piccoli drappelli che rappresentano minoranze di cittadini.
Ma come si fa a riportare cittadine e cittadini alle urne? Questo è il problema. Non c’è una soluzione magica dietro l’angolo, bensì un processo che i responsabili delle istituzioni dovrebbero porsi e mettere in atto, cioé quello di fare campagne massicce sui quotidiani di carta, in radio, televisioni e nei media sociali per diffondere la cultura e combattere l’ignominiosa ignoranza, che si è diffusa in tutti gli strati della popolazione.
Un’ignoranza di cui la maggiore responsabilità è degli smartphone, perché contengono quantità immense di informazioni disconnesse, che non sempre vengono collegate da chi le assume, per capire il quadro.
Ignoranza, informazione e partecipazione politica
Questo è il problema, disse qualcuno qualche centinaio di anni fa, ma non vediamo chi lo noti, chi lo affronti e chi tenti di risolverlo. Per quale motivo? Per la semplice ragione che i partitocrati vogliono tenere parte della popolazione in stato di bisogno, per cui è meglio che essa sia ignorante e non colta.
Vannacci e le prossime elezioni nazionali
L’incognita Vannacci incombe sulle prossime elezioni nazionali. Non si sa se i Conservatori (FdI, FI, Lega, Nm) lo vorranno aggregare nella loro compagine, ovvero se lui si vorrà aggregare ai conservatori. Ancora i giorni delle elezioni sono lontani, gli umori dell’elettorato variabili, la crisi economica conseguente alla guerra russo-ucraina e alla chiusura dei tubi russi incombe e non se ne vede la soluzione perché i pannicelli caldi non portano a fatti strutturali.
Qualcuno fa balenare l’ipotesi, del tutto infondata, che Vannacci possa essere un supporto dei Progressisti. Anche questi sono bagliori destinati ad abbacinare la vista piuttosto che a prospettare soluzioni concrete.
Calenda e Azione nello scenario politico
In questo quadro vi è stato Carlo Calenda, con il suo partito, Azione (che conta intorno al tre per cento dell’elettorato), il quale ha dichiarato che non si alleerà né con i Conservatori né con i Progressisti. Se adesso si dovesse addizionare Futuro Nazionale di Vannacci, che potrebbe racimolare l’otto o il nove per cento, vi sarebbe non aggregato un gruppo che potrebbe andare fra il dieci e il quindici per cento e quindi essere il pendolo per formare un’eventuale maggioranza.
Legge elettorale e scenari dopo il voto
Ovviamente queste ipotesi sono lontane sei-dodici mesi dal voto, tuttavia hanno un fondamento. Non dimentichiamo che il prossimo giovedì 8 ottobre la Camera dovrebbe approvare definitivamente la nuova legge elettorale. Se così sarà, si prospetteranno degli scenari che vi illustriamo. Infatti, o verranno presi Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Csm, Corte dei Conti e via enumerando da chi supererà il quarantadue per cento dei votanti, oppure, chi non arriverà a quella soglia andrà in ballottaggio, a condizione che il secondo arrivi almeno al trentacinque per cento.
Se non dovesse arrivarvi, la legge elettorale porterà in Parlamento deputati e senatori eletti con la proporzionale pura. In quel caso avranno un ruolo importante Vannacci e Calenda. Ritorniamo al caos ante Mattarellum.

