Semplificare o complicare? Il Governo prende in giro i cittadini - QdS

Semplificare o complicare? Il Governo prende in giro i cittadini

Carlo Alberto Tregua

Semplificare o complicare? Il Governo prende in giro i cittadini

martedì 14 Luglio 2020 - 00:00

Il decreto Semplificazioni, approvato dal Consiglio dei Ministri salvo intese, costituisce l’ennesimo paradosso, o se volete, ossimoro. La regola collegiale di un organismo plurimo com’è il Consiglio dei Ministri, approva nella riunione provvedimenti di varia natura, che vengono verbalizzati e dovrebbero essere trasferiti, tali e quali, nel provvedimento finale.
Invece, accade una cosa apparentemente ridicola, cioé il testo viene approvato salvo intese (se non c’è l’intesa non è approvato), poi modificato più volte; per cui non si sa alla fine quale sia la versione che va al Quirinale per la firma in relazione al testo che precedentemente è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
Si tratta di un comportamento scorretto, che cerca di tenere conto dei forti dissidi fra i ministri e fra questi e il presidente del Consiglio, mentre si potrebbe configurare un reato, quello di falso ideologico, perché è noto che le delibere degli organi collegiali verbalizzate non possano essere modificate successivamente alla conclusione della riunione in cui sono state redatte.

Al di là di quest’aspetto, che fa apparire il succitato comportamento come illegittimo, vi è la questione di merito e cioé che quando il Governo intende semplificare le procedure, non le dovrebbe, invece, complicare.
Infatti, sorge la domanda: ma si tratta di un provvedimento che semplifica o complica le stesse? Ci chiediamo come sia possibile semplificare con un testo di centinaia di pagine e centinaia di articoli, mentre ne bastava uno estremamente semplice che riportasse il principio generale delle leggi: tutto è consentito salvo ciò che è tassativamente vietato in un apposito elenco.
Tutti sanno che il potere della burocrazia in questi decenni si è fortemente rafforzato perché le procedure sono state artatamente complicate in modo da rendere difficile la vita a cittadini e imprenditori.
La furbizia dei burocrati consiste nel mettere tanti Cavalli di Frisia nei percorsi autorizzativi, in modo che coloro che richiedono i provvedimenti siano costretti a chiedere il favore di fare camminare le carte del procedimento da un ufficio all’altro, fino ad arrivare alla sospirata firma finale del dirigente responsabile, con le conseguenze che tutti comprendono.
Un decreto semplificativo del tipo prima indicato avrebbe d’un colpo spazzato via le prepotenze e le angherie che i burocrati usano nei confronti di cittadini e imprenditori, ritardando volontariamente o involontariamente gli iter procedurali e attendendo la telefonata di sollecito che chiede il favore di un’autorizzazione di cui invece si ha il diritto.
Invece di procedere su questa strada, il Consiglio dei Ministri, prigioniero dei burocrati, facendo finta di semplificare, ha approvato un provvedimento che di fatto complica le procedure e rafforza la burocrazia, la quale sempre più diventa l’ostacolo maggiore alle iniziative, alla crescita del Paese e colpevole della sua decrescita e della stagnazione economica.
Ci si può chiedere se quanto scriviamo sia comprensibile, ovvero sia stato compreso da ministri e presidenti del Consiglio. Non si tratta di gente analfabeta, bensì, per il ruolo che ricopre, dovrebbe non solo avere il buonsenso comune, ma anche le necessarie competenze per ragguagliare il mezzo al fine.

Qual’era il fine del Consiglio dei Ministri, semplificare o complicare? A noi sembra che si sia trattato di un giochino alla Feydeau, per cui comunicando al colto e all’inclita la volontà di semplificare, ha invece mantenuto intero l’impianto delle obbligazioni, accentuandolo: una vergogna.
Semplificare voleva dire quanto segue: sono abolite tutte le autorizzazioni, salvo quelle indicate in un tassativo elenco. Anch’esse, tuttavia, ottenute mediante il silenzio-assenso oppure negate dalla stessa Pubblica amministrazione entro trenta giorni. Inoltre, sostituire tutti gli obblighi con autocertificazioni o con dichiarazioni di assunzioni di responsabilità da parte di professionisti.
Un siffatto semplice meccanismo avrebbe tolto di botto dalle grinfie di burocrati voraci qualunque potere, salvo quello di intervenire a posteriori, qualora fossero state riscontrate irregolarità, in un tempo massimo non superiore ad un anno.
Questa sarebbe stata una vera semplificazione; quella approvata è una scadente barzelletta, che non fa neanche ridere.

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