Una città generosa, nonostante sia in grande sofferenza e non solo economica. Una comunità che non dimentica chi è solo, chi resta indietro, chi ha bisogno, soprattutto quando il dolore diventa più acuto e la solitudine più insopportabile. Anche nell’anno appena trascorso, Catania ha avuto un grande cuore: la solidarietà dei cittadini, diffusa grazie soprattutto agli istituti caritatevoli e al terzo settore, non ha conosciuto austerity, consentendo anche ai meno fortunati di poter trascorrere le festività natalizie in serenità. Come ci conferma don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana, che traccia il bilancio solidale dell’anno appena trascorso.
Caritas diocesana e il significato profondo del Natale
“Catania si comporta sempre bene, nel senso che nessuno riesce a festeggiare e rimanere contemporaneamente indifferente a qualche espressione un po’ più malinconica – ci dice -. Il sentimento che prevale nel periodo appena trascorso è quello della nostalgia, il dolore del ritorno a quando il Natale era un tempo di festa. Questo periodo diventa paradossalmente un’arma a doppio taglio: procura dolore ulteriore a chi già ne ha. Perché è una festa pensata capitalisticamente, perché mette tanti in condizione di fare degli eccessi, di vivere la vita in maniera diversa, opposta alla sua essenza più intima che è la vicinanza di Dio alle persone che soffrono. Caritas cerca di riproporre l’essenza del Natale facendo in modo che lo spirito natalizio viva durante tutto l’anno e che le persone siano messe nelle condizioni di ricordarsi che, come Dio si è fatto uomo per non lasciarci soli, noi siamo veramente uomini quando non lasciamo soli gli altri”.
Aumento dei bisogni e fragilità sociali a Catania
Un anno duro, che ha visto aumentare l’accesso dei bisognosi ai servizi della Caritas etnea. “Dati sensibili – continua don Nuccio – che ogni anno registrano un incremento preoccupante che corrisponde a un decremento, dall’altra parte, dell’attenzione verso chi vive un disagio non occasionale. Quindi – precisa – se da un lato c’è questa forma di buon cuore, per cui non si lascia mai senza cibo qualcuno che ha fame, dall’altro lato c’è la tendenza a occuparsi della persona povera in quel momento. Invece, dovrebbe diventare una consuetudine, un habitus, un atteggiamento. Una virtù”.
Il ruolo della politica e l’identità della città
Solidarietà, dunque, ma poche azioni per invertire la tendenza, per occuparsi di una sofferenza che la città prova sulla propria pelle. A mancare, per il direttore della Caritas, resterebbe la “Politica”, la gestione non emergenziale del fenomeno che, ogni anno, diventa sempre più preoccupante. E di cui tutti devono farsi carico. “L’unico modo è fare sì che la città acquisisca, giorno dopo giorno, l’identità di sé stessa – sottolinea don Nuccio – e in questo sant’Agata, ogni anno, ci viene in aiuto subito dopo il Natale. Catania e Agata hanno tanto in comune: tutte e due sono perennemente giovani, sanno rispondere quando sono chiamate a rendere ragione della speranza che è in loro, per citare la Scrittura, e tutte e due, se necessario, sanno morire per ciò in cui credono. Nella misura in cui Catania, come struttura sociale, acquisisce sempre di più questa identità, allora quello è il momento e l’occasione di poter dare una risposta più generale”.
San Cristoforo e la mostra “Si muove la città”
Parte della città, una parte antica, autentica e complessa a livello sociale, paradossalmente marginale nonostante la sua centralità come San Cristoforo è al centro della mostra promossa dalla Caritas “Si muove la città” che si inaugura oggi al Museo Diocesano. L’esposizione nasce all’interno di un percorso di studio e confronto di oltre un anno con abitanti, volontari, operatori e parroci impegnati nel quartiere destinatario dei milioni del cosiddetto Decreto Caivano.
Un percorso di speranza per la città
“La mostra è un percorso di speranza – evidenzia don Nuccio. E questa deve procedere per una via ben tracciata, dove sono chiare le tappe, la distanza, l’origine e la meta. Noi sappiamo dove vogliamo condurre gli sguardi di coloro che la vedranno e dei destinatari ultimi di questo evento. Focalizzare la nostra attenzione su un quartiere bello ed ‘eloquente’ come San Cristoforo – conclude – è una grande occasione”.

