Roma, 29 ott. (askanews) – No ad un nuovo fermo pesca a novembre. Lo sottolinea Agripesca commentando la notizia secondo la quale la Direzione Generale degli Affari Marittimi e della Pesca della Commissione Europea aveva riscontrato uno sconfinamento nelle giornate utili lavorative da parte di imbarcazioni afferenti alle GSA tirreniche 8, 9, 10 e 11. Le proposte di soluzione inviate dall’Italia non sono state accolte e ora si avvicina il primo novembre, data in cui le imbarcazioni avrebbero dovuto riprendere la navigazione ed il lavoro.
“Invece stiamo andando verso un nuovo fermo per tutto il mese di novembre, anche per la pesca al palangaro, da ammortizzare in ripresa con sole 4 giornate invece di 5. Come Agripesca lo consideriamo inaccettabile – spiega il presidente di Agripesca Mario Serpillo – Stiamo mettendo a repentaglio tutta la filiera ittica italiana: se i pescatori non potranno lavorare neppure a novembre, si innescherà una reazione a catena con conseguenze dirette su consumatori, commercianti e ristoratori”.
Agripesca ritiene che il fermo proposto, oltre a sollevare numerose perplessità, non tiene nella debita considerazione la complementarità dei comparti della intera filiera, mettendo in difficoltà due tipologie di pesca cui larga parte del territorio italiano fa riferimento, rischiando al contempo di innescare una “guerra fra poveri”, con l’uso di giornate utili da parte di altre imbarcazioni.
Agripesca propone invece un modello con un tetto di giornate a seconda delle categorie di imbarcazioni per ogni GSA, in modo tale che ogni imbarcazione possa avere il suo numero di giornate da gestire in libertà. “Continueremo a stare al fianco dei pescatori e a seguire da molto vicino l’intera vicenda, auspicando una pronta risoluzione. Abbiamo anche proposto che l’eventuale periodo di fermo venga retribuito”, conclude Serpillo.

