All’Assemblea territoriale idrica di Catania arriveranno i consulenti esterni. La decisione è figlia di considerazioni legate all’esiguità del personale interno composto da appena due unità e al momento che l’ente sta vivendo, con la transizione verso il gestore unico che tarda a completarsi ed è da mesi al centro di contrasti tra i privati di Sie e i politici (i quali, alla guida di Città Metropolitana e Comuni, detengono il 51 per cento della società). La selezione di chi sarà chiamato a dare un supporto dal punto di vista giuridico, tecnico, contabile e amministrativo avverrà tramite una gara d’appalto a cui potranno partecipare le società del settore. L’importo a base di gara – ma l’aggiudicazione sarà determinata soprattutto da valutazioni inerenti l’offerta tecnica dei servizi richiesti e dall’esperienza del personale messo a disposizione dell’Ati – è di 1.175.280 euro. La procedura è gestita dal Comune di Adrano, il cui sindaco Fabio Mancuso è presidente dell’Ati, poiché quest’ultima non ha la qualificazione come stazione appaltante. La scadenza per presentare le offerte è stata fissata al 28 aprile.
Profili richiesti e requisiti per i consulenti dell’Ati idrica
La collaborazione con i consulenti esterni avrà durata di tre anni, periodo nel quale dovranno essere garantite un minimo di 2.546 giornate. Di queste 1185 dovranno svolgersi nel corso del primo anno, 1064 nel secondo e le restanti 297 nel terzo. In totale sono dieci le figure da mettere a disposizione, delle quali cinque senior. “Il consulente deve essere in possesso di una laurea (triennale o magistrale) con almeno 12 mesi di esperienza lavorativa maturata. Il consulente senior deve essere in possesso di una laurea magistrale (o vecchio ordinamento) con almeno 10 anni di esperienza”, si legge nel progetto. A esse si aggiunge la figura del responsabile di coordinamento, per il quale viene richiesta un’esperienza di almeno 20 anni e il conseguimento di una laurea in Economia. “L’attuale struttura organizzativa di Ati Catania, risulta fortemente insufficiente e sottodimensionata rispetto alle funzioni che è chiamata a svolgere in relazione al suo ruolo – si legge nei documenti –. Le funzioni e i processi richiamati risultano particolarmente onerosi, anche in relazione all’attuale situazione del servizio idrico integrato e alle note difficoltà legate alle vicissitudini giudiziarie connesse con la procedura di affidamento al gestore unico”.
Gestione idrica a Catania: le materie delle consulenze e gli obiettivi
Una situazione nota da tempo e che si è ulteriormente aggravata nel momento in cui, con l’estinzione dell’Ato idrico, “tutti i rapporti giuridici attivi e passivi” sono passati all’Ati. Le materie che saranno al centro delle consulenze sono varie, così gli obiettivi da raggiungere. Dal punto di vista giuridico, chi si aggiudicherà il servizio dovrà occuparsi anche dell’analisi del fabbisogno e alla conseguente predisposizione del Piano integrato di attività e organizzazione, ma anche dell’aggiornamento dei regolamenti interni e, soprattutto, di predisporre i bandi per la selezione di nuovo personale da assumere. All’orizzonte, infatti, c’è l’assunzione di una dozzina di figure. I consulenti dovranno occuparsi anche della “completa predisposizione del bilancio di previsione annuale e pluriennale, in maniera coerente con la programmazione strategica e operativa definita dall’ente”, ma anche lavorare al riaccertamento dei residui e alla predisposizione degli allegati al rendiconto e della redazione della relazione sulla gestione. Gli esperti poi saranno chiamati anche a fornire supporto per approfondire le tematiche che stanno al centro della gestione del servizio idrico e che, spesso, risultano di particolare complessità. Da questo punto di vista a essere tirati in ballo sono i rapporti anche con il Consiglio direttivo e l’Assemblea dei sindaci. “Il servizio dovrà prevedere il supporto di natura legale e amministrativa nelle attività inerenti la gestione degli acquisti e la gestione dei contratti a norma dal codice appalti vigente”. In particolare – viene specificato – le attività dovranno riguardare il supporto nella definizione del perimetro di riferimento dell’ente in qualità di stazione appaltante, del regolamento interno e delle conseguenti procedure operative per gli acquisti, compresa la “definizione delle piattaforme digitali da utilizzare”. “Durante tutto il periodo di esecuzione dell’appalto – è la richiesta che arriva dall’Ati – i profili professionali delle risorse impiegate rimarranno quelli indicati inizialmente e l’esperienza maturata nel corso delle attività non sarà presa in considerazione per una eventuale rivalutazione delle qualifiche. L’ente, tuttavia, potrà richiedere la modifica della figura professionale qualora dovessero sopraggiungere nuove esigenze di tipo operativo, organizzativo o funzionale, fermo restando – conclude il documento – il rispetto del corrispettivo complessivo pattuito”.

